lunedì
16 Marzo 2026

“La compagnia dei racconti” cerca volontari per contrastare la solitudine degli anziani

“La compagnia dei racconti” cerca volontari per ampliare le iniziative di contrasto alla solitudine degli anziani: il progetto, promosso da Il Villaggio Globale odv e Sguardi in Camera aps, è attivo dal 2018 in diversi contesti della provincia e da quest’anno coinvolgerà anche le località di Sant’Alberto e Marina di Ravenna. L’idea è semplice: volontari e anziani soli vengono abbinati e si incontrano almeno tre volte, per conoscersi e collaborare alla scrittura di testimonianze di vita. Partendo da fotografie di famiglia, i testimoni vengono aiutati a ricordare e raccontare episodi significativi della loro storia personale, secondo un tema condiviso scelto dal gruppo.

Per realizzare il progetto è indispensabile la partecipazione di cittadini disponibili a dedicare tempo e ascolto agli anziani del territorio. A questi “raccoglitori di memorie” non sono richieste competenze specifiche, ma sensibilità, pazienza e voglia di mettersi in gioco in un’esperienza di reciproco arricchimento. Per candidarsi basterà compilare il modulo online, scrivere una mail a sgini@villaggioglobale.ra.it o telefonare al 3314472339 entro il 10 febbraio.

I volontari saranno poi sono invitati a partecipare a 3 incontri di formazione, in cui verrà presentato il progetto e dispensati suggerimenti e indicazioni su come entrare in relazione al meglio con le persone anziane, su come raccogliere testimonianze e fotografie e sulla scrittura dei racconti. Gli incontri si terranno per tre giovedì: il 12, 19 e 26 febbraio 2026 dalle ore 18 alle 19:30 a CittAttiva, via Carducci 16, Ravenna.

Al termine del percorso, sarà pubblicato un volume distribuito gratuitamente durante l’evento finale che si terrà a maggio, insieme a un’esposizione fotografica di immagini rappresentative selezionate dai testimoni con i volontari. Ma l’obiettivo va oltre la produzione editoriale: la raccolta delle storie è soprattutto un’occasione per creare dialogo, relazioni di aiuto continuativo e rapporti di compagnia che spesso proseguono anche oltre gli incontri programmati.

Il progetto ha ottenuto il finanziamento della Regione Emilia-Romagna (Delibera della Giunta Regionale n. 903 del 27/05/2024) nell’ambito del Bando per progetti di rilevanza locale promossi da odv, aps e fondazioni del Terzo settore – annualità 2024-2026. 

I sindacati contro il dimensionamento scolastico: «Compressione del diritto di studio e perdita di posti di lavoro»

«Le conseguenze di questo taglio imposto all’istruzione sono sotto gli occhi di tutti e ampiamente note – Flc Cgil, Uil Scuola Rua e Snals condannano il provvedimento che prevede il taglio di 17 autonomie scolastiche in regione. In provincia l’accorpamento coinvolgerà gli istituti’I.C. Cervia 2 e I.C. Cervia 3, per un totale 14 plessi e quasi 1600 alunni -. Tagliare un’autonomia scolastica ha un peso rilevante sia nell’immediato sia nel medio-lungo periodo: possibili chiusure di plessi, personale scolastico in esubero da ricollocare, perdita di posti in organico che non verranno più recuperati. Per ragioni meramente economiche e di risparmio si sceglie di ridurre il perimetro pubblico dell’istruzione: vuol dire soffocare la qualità dell’offerta formativa, comprimere il diritto allo studio e colpire il territorio».

I sindacati chiederanno un incontro urgente al dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Ravenna per avere un confronto sulle modalità di accorpamento e per richiedere chiarezza sui criteri che guideranno le azioni  successive.
«Le nostre valutazioni restano negative e il nostro posizionamento è in palese discordanza con la disposizione attuata – concludono i rappresentanti sindacali -. Lo abbiamo già espresso con forza e continueremo a farlo mettendo in campo tutti gli strumenti democratici di cui disponiamo, in difesa della scuola pubblica, del diritto allo studio e della salvaguardia dei posti di lavoro. Per noi l’istituzione scolastica non è un’azienda, ma un presidio di democrazia che va difeso e tutelato in ogni modo».

A Ravenna un reality dedicato allo studio dell’inglese: ultimi giorni per candidarsi come attori

L’Accademia degli studi di Ravenna è alla ricerca di 18 concorrenti che abbiano voglia di mettersi alla prova con la lingua inglese davanti alle telecamere. I casting sono aperti a tutti, dai 13 ai 70 anni, senza necessità di esperienza in ambito attoriale o di un livello specifico di inglese. I partecipanti infatti saranno divisi in tre categorie in base alle proprie conoscenze, in un format che ricalcherà le dinamiche de “Il Collegio”, simulando una scuola di lingua a tutti gli effetti. C’è tempo per candidarsi fino al 31 gennaio, e basterà inviare un breve video di presentazione su whatsapp al 3489123524 o via email all’indirizzo accademiacinemaravenna@gmail.com.

Il reality nasce da un’idea di Elisa Guzzo e sarà realizzata nell’ambito del progetto Accademia Cinema Ravenna. I candidati ritenuti più idonei verranno tempestivamente contattati dall’Accademia per fornire tutte le informazioni e una prima spiegazione del progetto; verrà quindi mandato un copione per un secondo provino da effettuarsi in presenza.

Continuano i lavori ad Alfonsine: al via da febbraio la riqualificazione di corso Matteotti

Lavori al via da inizio febbraio ad Alfonsine, per la riqualificazione di corso Matteotti nel tratto compreso tra via Martiri della Libertà e via dei Mille. Si tratta di un intervento di circa 370mila euro, di cui 200mila euro finanziati grazie ai contributi regionali per la riqualificazione sostenibile e valorizzazione delle aree a vocazione commerciale. Il progetto è stato realizzato dallo studio “Mecozzi Verdini Architettura e Paesaggio”.
La durata complessiva prevista dei lavori è di circa 6 mesi, con l’obiettivo di ridurre il più possibile l’impedimento dell’area: sarà infatti garantito ai pedoni il passaggio e l’accesso alle attività commerciali, che avranno un corridoio dedicato e protetto a ridosso degli edifici.
Il tratto che verrà riqualificato è lungo 100 metri: sarà allargato il marciapiede, aggiungendo una fascia verde che ospiterà alberature e cespugli.  Saranno poi aggiunte sedute, cestini posteggi per le biciclette e una fontanella; l’illuminazione sarà riqualificata e sarà aggiunto un ulteriore attraversamento pedonale. L’asfalto attuale dei marciapiedi cederà il posto a un lastricato in porfido, che contribuirà a rendere più gradevoli gli spazi. Saranno inoltre rifatti i sottoservizi. I lavori saranno eseguiti dalla ditta Nial Nizzoli di Correggio.
La viabilità non subirà modifiche: sarà mantenuto il doppio senso di marcia; la carreggiata, attualmente più larga in questo tratto rispetto al resto del corso, sarà ristretta alla stessa ampiezza, permettendo l’inserimento della fascia verde, e seguirà un percorso non rettilineo, fungendo da dissuasore per la velocità, a vantaggio della sicurezza. Lo spazio per i parcheggi rimarrà sostanzialmente invariato (il numero sarà ridotto di un solo posteggio per fare spazio al nuovo attraversamento pedonale).
Nel contesto di una riqualificazione più ampia del centro cittadino, il primo tratto di corso Matteotti è stato riasfaltato all’inizio dell’estate 2025 e sono previsti a breve importanti interventi in piazza della Resistenza, che sarà trasformata in una zona di forestazione urbana ad alta permeabilità, completerà insieme alla riqualificazione del tratto di corso Matteotti il rinnovato centro di Alfonsine
«In questi anni il centro di Alfonsine sta cambiando fisionomia, con un investimento complessivo di oltre 11 milioni di euro, finanziati per 8,5 da contribuiti pubblici – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Roberto Laudini –  Il nuovo edificio che va a sostituire il mercato coperto, oltre che eliminare una zona ormai degradata, permetterà di aumentare la quantità e la qualità degli spazi destinati al pubblico; in particolare diventerà la nuova sede della farmacia comunale. Sono stati poi ultimati i lavori per il recupero dell’ex ufficio di collocamento di via Bovio, migliorando gli spazi a servizio del centro socio-occupazionale e eliminando un ulteriore edificio degradato in centro. La nuova scuola dell’infanzia “Bruco Samaritani” consentirà di migliorare enormemente la qualità del servizio scolastico dal punto di vista pedagogico e funzionale, anche in questo caso in un ambiente esteticamente molto bello e ad elevatissima efficienza energetica. Su specifica richiesta dell’Amministrazione comunale il nuovo edificio è stato inoltre progettato con una classe di resistenza sismica superiore a quella richiesta, per poter consentire l’utilizzo come ricovero in caso di calamità naturali».

Via Brunelleschi senza luce dalla prima mattina, le proteste dei commercianti: «Comunicazioni fuorvianti»

Luci spente, serrande abbassate e qualche commerciante sull’uscio, a ricordare che nonostante il “black out”, la sua attività è comunque aperta. Dalle 8.30 di questa mattina (29 gennaio) i due isolati che costeggiano viale Brunelleschi sono senza corrente elettrica, causando notevoli disagi a residenti e, soprattutto, agli esercizi commerciali.

Nei giorni scorsi lungo la via erano stati affissi gli avvisi di interruzione dell’energia, giudicati però fuorvianti dai commercianti del quartiere. Nei cartelli infatti venivano indicati solo pochi numeri civici come interessati dal disservizio, ma a rimanere al buio sono stati due interi blocchi che affacciano su viale Alberti. Il fraintendimento potrebbe essere legato alla posizione dei contatori: i numeri civici indicati, infatti, non corrisponderebbero alle attività rimaste senza corrente, ma agli edifici in cui sono installati i contatori. Una spiegazione che però non convince i negozianti, che lamentano una comunicazione poco chiara e l’assenza di risposte certe, sia al momento dell’affissione degli avvisi sia contattando i numeri di servizio indicati.

Ai mancati incassi della mattinata, si sommeranno le perdite delle materie prime conservate nelle celle frigorifiche spente da ore e che non risulterebbero più a norma per gli standard hccp, quelle delle lavorazioni incompiute, come nel caso di impasti che non hanno potuto finire la lievitazione o gli ordini saltati tra dolci di compleanno e circa 700 panini per le hamburgerie della città, oltre che il costo dei danni alle attrezzature elettroniche rimaste improvvisamente senza corrente. «Con un’adeguata comunicazione avremmo potuto organizzarci con generatori, chiusure programmate e ordini ridotti dai fornitori – lamentano i commercianti -. abbiamo chiamato a lavoro i dipendenti, riempito i frigoriferi e tutto si tradurrà in perdita. 

I cartelli segnalano l’interruzione dei servizi fino alle 16, anche se la corrente potrebbe tornare già intorno a mezzogiorno: «Anche questa volta ci sentiamo l’ultima ruota del carro – concludono i commercianti  -. di sicuro il vicino Esp non viene lasciato al buio in questo modo».

OvO, 25 anni in tour per diventare una leggenda. «Suonare dal vivo è il motivo per fare musica»

Venerdì 30 gennaio (ore 21.30) il Bronson di Madonna dell’Albero ospita il concerto del progetto electro-metal OvO, ossia Stefania Pedretti (voce e chitarra) e Bruno Dorella (batteria, sample e synth), che presentano Gemma, il loro undicesimo album in studio, uscito nell’ottobre scorso e che ha celebrato venticinque anni di attività del duo. Con loro – attualmente Pedretti vive a Ravenna, dove anche Dorella ha abitato per circa un decennio, mentre ora vive a Bruxelles – abbiamo parlato del nuovo disco e del quarto di secolo di OvO.

OVO GEMMA Scaled

Forse anche per via dei vostri svariati progetti paralleli (Dorella è in Bachi da Pietra, Ronin, Sigillum S e Tiresia, Pedretti ha il progetto solista Alos, ndr), Ovo è una band in continua trasformazione, ma soprattutto un progetto puro, si potrebbe dire quasi spirituale, che nel tempo è diventato un piccolo mito, di nicchia, ma comunque mito. Si possono individuare gli snodi fondamentali della vostra carriera?

Bruno Dorella: «È proprio vera questa cosa che siamo delle piccole leggende. Ce lo dicono ogni sera dal pubblico, ce lo dicono gli organizzatori e le altre band. È strano da dentro, perché io, anche a 50 anni, mi sento sempre un giovane emergente. In generale è giusto parlare di trasformazione ma anche di evoluzione. All’inizio i nostri dischi erano un tentativo di rappresentare quello che era il nostro live, quindi ci siamo creati questa fama di gruppo difficile da ascoltare su disco, che ancora un po’ ci segue. In qualche modo perché comunque non siamo un gruppo pop né tantomeno troppo orecchiabile (e questo non credo che cambierà mai). A un certo punto però, tra il 2010 e il 2011, con l’album Cor Cordium, abbiamo proprio deciso di lavorare in maniera diversa sui dischi, cercando di far sì che anche il disco, per quanto rimanga comunque un’esperienza d’ascolto un po’ di sfida, si proponga come oggetto d’arte a sé. Le nostre fasi artistiche dunque sono abbastanza chiare: la prima, dal 2000 al 2002 circa, in cui eravamo un gruppo totalmente di improvvisazione radicale e avevamo lo stesso approccio improvvisativo sia dal vivo che in studio. Poi gradualmente c’è stata una fase, dal 2002 al 2010, in cui ci siamo resi conto che andava fissato un canovaccio sui dischi, anche se ancora l’album rimaneva figlio di quello che si faceva dal vivo. Dal 2011 abbiamo deciso di lavorare invece partendo dal disco e poi rappresentare il disco nei live. Con l’album Abisso, del 2013, abbiamo quindi iniziato a inserire anche l’elettronica nei dischi, e nel 2020 siamo passati all’etichetta Artoffact Records, accentuando questa tendenza. Con Gemma invece abbiamo veramente voluto passare il confine e inserire l’elettronica in maniera molto più evidente, anche influenzati come dicevi da quello che facciamo al di fuori di OvO, per quanto mi riguarda, ad esempio, colonne sonore per teatro e danza, mentre per Stefania tutto l’aspetto ritualistico del suo progetto Alos. Inoltre, entrambi siamo sempre di più nel mondo del djing, in cui si balla, ci stiamo davvero divertendo molto in questa scena e anche quello è arrivato in Gemma. Ora il nostro obbiettivo è la doom dance».

A mio avviso Gemma è un mezzo capolavoro, ma direi che sia una sensazione diffusa, viste le recensioni clamorose ovunque e addirittura un’intervista di quattro pagine su The Wire, la rivista più autorevole del mondo. Una volta finito il disco vi siete resi conto di averlo fatto così bene?

Stefania Pedretti: «No, e nemmeno ora. L’umiltà è il nostro eterno pregio e difetto; per me è un pregio ma a volte ci manca davvero la presa di coscienza del nostro valore. Certo, ci siamo sicuramente resi conto di aver fatto un disco che ci piaceva moltissimo, lo volevamo diverso ma che mantenesse gli ingredienti OvO, questa volta con qualche elemento in più, sia a livello di strumentazione che di presa di coscienza maggiore da parte nostra. Ciò si è concretizzato in uno step di maturità per la band. Rispetto poi al disco precedente, Ignoto, che trattava di tematiche molto toste e negative, qui invece volevamo passare a qualcosa di legato alla speranza – non per niente si chiama Gemma –, alla visione di un futuro possibile. Negli ultimi cinque, sei anni l’umanità ha subìto ferite profonde e ore siamo in un momento in cui la gente vede solo negativo, succedono cose sempre più disastrose e si ha sempre meno speranza, il nostro intento era invece dire “no, se ognuno di noi cerca di agire positivamente ci può essere speranza”. E infatti il disco incita molto alla rivalsa, alla rivoluzione. Quando The Wire ci ha scritto dicendoci che volevano fare un’intervista di quattro pagine, mandandoci anche un loro fotografo ero incredula. Già avere una recensione su The Wire è difficilissimo, un’intervista è tanta roba, a livello di carriera è una bella spunta, più di così è difficile. Noi comunque siamo molto orgogliosi di essere “semplici” per certi aspetti, siamo così come individui, sarebbe una forzatura essere diversi».

In effetti, rispetto a dischi dai nomi come Cicatrici, Abisso o Miasma, fin dal titolo in Gemma c’è un atteggiamento diverso.

SP: «Per noi Gemma è come se fosse l’inizio di un nuovo percorso. Io volevo fare un disco che c’entrasse con la semina; pianti un seme, speri che arrivi qualcosa e non sai bene la pianta come sarà, che frutti darà. Questo nuovo percorso, filosoficamente, è così. Inoltre la gemma ha un doppio significato, erboristico ma anche riferito alla pietra, al gioiello, e infatti tutti i titoli dell’album richiamano gli elementi (cobalto, iridio, stagno, ecc.), sia preziosi che no, e anche quello fa parte sia dell’umano che dell’umanità: tutto ruota perché ci sono questi elementi, all’interno della Terra, del nostro corpo, dell’etere. Il disco voleva dare un senso di compiutezza universale, a tondo, non solo come umani ma come umani all’interno di un universo, sia tangibile che intangibile, volevamo ricordare il rispetto per la natura».

La dimensione live, con ben oltre 1.000 concerti, ha caratterizzato in maniera massiccia l’attività di OvO, dimostrando che ormai il vostro è un gruppo che può andare ovunque, e l’ha fatto. È il genere che suonate o è totalmente una questione legata a voi?

BD: «Siamo noi come gruppo. Il nostro modo di stare in tour, quasi anacronistico, con tante date consecutive, in furgone con gli amplificatori e la batteria, ormai non lo fa più nessuno, i gruppi fanno la data spot, arrivano in aereo. Anche nelle ultime date di poco fa in Europa, col freddo, ogni sera una situazione diversa, Stefania e io ci guardavamo in faccia e ci dicevamo sempre che siamo proprio fatti per questo, questa roba ci piace. Ovviamente ci piace la serata che va bene ma anche affrontare la serata difficile, e non tutti sono tutti tagliati per questa cosa. Essere sempre in giro a suonare può sembrare una figata – e per me lo è – ma in realtà non funziona per tutti, non è una passeggiata. Quindi, ok, bella la data spot in un festival in cui arrivi e suoni, ma il gusto vero per noi è andare in furgone e fare il tour. Finché si potrà – ed è sempre più difficile, perché ci sono meno posti, la cultura è cambiata, si suona solo nei weekend – continueremo a farlo. Poi ci adegueremo. Suonare dal vivo è ancora il motivo perché facciamo musica».

Nei vostri dischi ci sono spesso collaborazioni importanti, da Rollerball a KK Null, fino a Lord Spikeheart e Paige A. Flash in Gemma. Come nascono questi sodalizi?

SP: «Per questa risposta voglio scomodare il termine “magia”, perché è un po’ così che arrivano le nostre collaborazioni. Nel senso, certamente sono volute, ma allo stesso tempo capitano, non arrivano per caso però i contesti e gli incastri naturali, tipo puzzle, sono determinanti. C’è il desiderio di avere dei featuring perché sappiamo che danno a certi pezzi un accento, una sfumatura o un colore in più, sia nell’aggressività che nel romanticismo, che magari a noi in quel momento mancano per vari motivi. Spesso sono artisti che conosciamo personalmente ma che se anche ancora non conosciamo stimiamo molto. Ad esempio, Lord Spikeheart: il suo gruppo precedente, Duma, ci ha davvero colpito, così come tutta quella scena africana da cui proviene, gente che fa cose incredibili e grandemente creative con pochissimi mezzi. Lord Spikeheart, ovvero Martin Kaja, fa quello che gli viene dritto dall’anima, e si sente, i suoi concerti sono energia pura, così come quelli degli OvO, siamo molto affini. Anche Paige A. Flash è un’amica storica, conosciuta nel nostro primo tour americano nel 2001, ai tempi usava la voce, era un’urlatrice professionista, girava gli Usa con questo gruppo noise storico, il legame si è sempre mantenuto, fino ad ora che vive in Europa ed è la violoncellista e performer della coreografa-regista Florentina Holzinger».

In apertura della serata al Bronson suoneranno le Fucksia, transfemministe e queer, che sono la combinazione perfetta tra attitudine punk, ambientazioni rave, sonorità dance e rap.

Cervia si illumina di rosa: il 17 maggio la partenza della nona tappa del Giro d’Italia

A cento giorni dalla grande partenza del Giro d’Italia 2026, nella serata di ieri – mercoledì 28 gennaio – i monumenti simbolo che più identificano le città d’Italia sede di tappa si sono illuminati di rosa per l’iniziativa “Città in Rosa – 100 giorni al Giro d’Italia”.

Cervia ha scelto di illuminare di rosa la Torre San Michele, uno dei principali monumenti simbolo della città, che peraltro si trova a ridosso della piazza Andrea Costa, che ospiterà la partenza della tappa del Giro d’Italia il 17 maggio.

La Cervia – Corno alle Scale sarà la nona tappa della 109° edizione del Giro, 184 km con partenza da Cervia e arrivo al Corno alle Scale, montagna dell’Appennino tosco-emiliano, che si trova nel territorio del comune di Lizzano in Belvedere, nell’area della città metropolitana di Bologna.

L’appuntamento a Cervia vedrà l’allestimento dell’Area di partenza in piazza Andrea Costa. Il percorso prevede il passaggio lungo via Nazario Sauro, in Borgomarina, Lungomare d’Annunzio fino alla Rotonda della Pace, viale Roma, via Circonvallazione Sacchetti, Ponte Cavour, via Di Vittorio fino alla Rotonda Ida Paganelli, via Attilia Angelini fino a piazzale Artusi, via Martiri Fantini, per poi proseguire lungo la Strada Provinciale 254 via Salara, dove in località Tantlon è fissato il km 0.

Il Giro d’Italia – fanno sapere dal Comune di Cervia – raggiunge sui social 5,6 milioni di account e un’audience televisiva mondiale di 650 milioni di persone. Una vetrina che trasmetterà oltre all’evento sportivo anche la cornice storica e culturale della tappa, in cui Cervia la farà da padrona con schede dedicate alle bellezze storiche e ambientali.

«Un evento da 2 miliardi di euro di ricaduta economica sui territori attraversati dal Giro – assicurano dall’organizzazione -, 620 milioni di euro per l’impatto immediato (spesa degli spettatori e delle persone impegnate nell’organizzazione), 1,4 miliardi di euro di benefici economici differiti, generati dall’attrattività turistica». La Corsa Rosa, come dimostra l’analisi di Banca Ifis effettuata sull’edizione 2025, si rileva a tutti gli effetti una best practice di turismo sportivo. Nell’ultima edizione sono stati 2,2 milioni gli spettatori coinvolti nell’evento, che hanno preso parte attivamente e seguito più di una tappa, generando così milioni di presenze, ed è stato calcolato che ogni spettatore ha riversato sul territorio 121 euro al giorno.

«Sono già in essere i contatti con Rcs – scrivono ancora dal Comune – per aggiornare tutti gli strumenti di comunicazione in loro dotazione con informazioni relative a Cervia, alle sue bellezze naturali, alla sua storia e alla sua tradizione».

Il giorno della tappa, domenica 17 maggio, la città inoltre celebrerà lo Sposalizio del Mare, la tradizionale festa cittadina che da secoli rinnova il legame dei cervesi con il mare Adriatico.

Intanto, è stato costituito a Cervia il Comitato di tappa per fornire adeguato supporto all’organizzazione nella definizione di ogni dettaglio dell’evento da ogni punto di vista (sicurezza, definizione percorso, promozione dell’evento).

La quinta volta a Cervia

Il Giro d’Italia è arrivato la prima volta a Cervia nel 1955: il 28 maggio il solarolese Giuseppe “Pipaza” Minardi tagliò per primo il traguardo della 14esima tappa partita da Ancona. Il giorno dopo ci fu la cronometro Cervia Pineta-Ravenna: 50 chilometri che esaltarono Giuseppe Fornara.
Nel 1985, il 22 maggio, la città del sale fu protagonista dell’arrivo della sesta tappa, Vittorio Veneto-Cervia, di 237 chilometri, vinta dal belga Frank Hoste. Il giorno dopo la Corsa Rosa partì da Cervia e arrivò a Jesi con il successo di Orlando Maini.
Dopo 12 anni, nel 1997, Cervia ospitò l’arrivo della seconda tappa, il 18 maggio, la Mestre-Cervia, di 211 chilometri, vinta da Mario Cipollini.
Nel 2020 Cervia ospitò la partenza della tappa per velocisti Cervia-Monselice, vinta da Ulissi. Si corse il 16 ottobre, uno slittamento in avanti a causa dell’epidemia di Covid.

Tutte le informazioni sul Giro d’Italia 2026 sul sito ufficiale www.giroditalia.it, dove è pubblicata anche la gallery con tutte le foto dei monumenti d’Italia in rosa.

Referendum, l’avvocato per il No: «Non ha senso togliere le elezioni interne»

Tra i sostenitori del No nella campagna elettorale del referendum sulla riforma della giustizia c’è l’avvocato Andrea Valentinotti di Lugo, in passato anche segretario del Pd locale. Sono diversi gli incontri pubblici già fissati in calendario dove il penalista sarà tra i relatori e cercherà di spiegare ai cittadini perché «questa riforma renderebbe la magistratura meno autonoma e indipendente». Eppure i sostenitori del Sì affermano che non viene toccato il punto specifico della Costituzione: «È vero che restano le parole nell’articolo della Carta – riconosce il legale –, ma potrebbe restare solo un principio astratto se la legge non dà attuazione concreta a quel precetto». Gli esempi non mancano: «La parità dei sessi è stabilita dalla Costituzione, ma vediamo che questo non basta a evitare le disparità di salario»

Valentinotti sintetizza la sua contrarietà alla riforma in pochi punti: «Due Consigli superiori della magistratura (Csm) sono più deboli di uno solo e più costosi. Non si può togliere del tutto il meccanismo delle elezioni per la composizione dei Csm solo per contrastare il fenomeno delle correnti. I membri laici dei Csm avranno una forte connotazione politica».

L’avvocato sottolinea che il Csm è uno dei cinque organi di rilievo costituzionale in Italia: «Trasformare la sua composizione in una estrazione di nomi è qualcosa di incomprensibile. Nemmeno l’amministratore di un condominio viete sorteggiato. Anche al circolo del golf si fanno elezioni per comporre il consiglio direttivo».
Due le questioni connesse al sorteggio: «Non è detto che un buon avvocato in aula di tribunale sia anche un buon rappresentante della categoria». Di contro l’estrazione dei membri laici avviene invece in un recinto più stretto: «Si pesca da un paniere di nomi scelti dal Parlamento. Questo cambia molto rispetto alla scelta dei togati tra novemila nomi in Italia. E poi non è ancora stato stabilito se si può rinunciare. Se rinunciano tutti?». Il meccanimo del sorteggio viene proposto dai sostenitori per scavalcare la questione delle correnti in magistratura che influenzano le scelte: «Vogliamo davvero arrivare a una legge che stabilisce che uno dei tre poteri dello Stato non è più idoneo a fare elezioni interne? Credo sia pericoloso da dire. Piuttosto capirei l’introduzione di meccanismi di maggiore trasparenza».

La riforma proposta interviene sulla separazione delle carriere. Ma c’è un dettaglio che lascia perplesso Valentinotti: «Sento fare discorsi sulla necessità di mischiare giudici e pm in modo che rispondano solo alle rispettive logiche. Però le questioni disciplinari verranno assegnate a una nuova Alta Corte dove pm e giudici sono insieme. E addirittura si toglie il ricorso alla Cassazione contro le sanzioni disciplinari per introdurre un secondo grado interno all’Alta Corte. In pratica in Italia tutti i cittadini potranno accedere alla Cassazione, tranne i magistrati sanzionati». Il rammarico dell’avvocato è per tutto quello che è rimasto fuori dalla riforma: «Non c’è nulla che affronti la questione della carenza di personale, della lunghezza dei processi, dei ritardi. Per non dimenticare che in alcune parti d’Italia la giustizia si esercita in palazzi fatiscenti con problemi di edilizia».

Dimensionamento scuole, in provincia di Ravenna tagliato un istituto comprensivo a Cervia

Il dirigente scolastico dell’Emilia-Romagna Bruno De Palma, in qualità di commissario, ha disposto il dimensionamento per le scuole per il prossimo anno scolastico, dopo che il governo aveva commissariato la Regione che non aveva adempiuto alla riduzione del numero delle istituzioni scolastiche.

Con accorpamenti, fusioni e rimodulazioni vengono meno 17 autonomie scolastiche: nel 2026/27 in tutta l’Emilia-Romagna saranno così 515, anziché 532. I tagli riguardano tutte le province, da Piacenza a Rimini. Per quanto riguarda Ravenna, la riduzione colpirà solo il comune di Cervia, dove l’Istituto Comprensivo Cervia 3 di Milano Marittima verrà accorpato con il Cervia 2.

Nella scelta dei vertici scolastici da tagliare il commissario ha deciso di prestare attenzione alle aree montane ed interne, dare la priorità al modello dell’Istituto comprensivo verticale, mantenere almeno un Cpia (centro per l’istruzione degli adulti) in ogni provincia, coinvolgere solo in estremo subordine le scuole superiori e privilegiare gli accorpamenti nello stesso comune.

Presentazione del libro “L’Italia di Rocco Chinnici” al Mercato Coperto

Alessandro Averna Chinnici e Riccardo Tessarini aprono il primo incontro del 2026 della rassegna letteraria “Storie e persone” del Mercato Coperto di Ravenna, presentando il libro “L’Italia di Rocco Chinnici” (Minerva). L’evento si terrà domani, giovedì 29 gennaio alle 18, e dialogherà con gli autori l’avvocato Aleandra Argentieri.

Il libro è il ritratto corale e inedito di Rocco Chinnici, magistrato rivoluzionario nella lotta alla criminalità organizzata, assassinato da Cosa Nostra con un’autobomba davanti casa a Palermo il 29 luglio 1983. Attraverso le voci di familiari, colleghi, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni ed esponenti della società civile, emerge il profilo di un pioniere della giustizia che, con visione e coraggio, intuì l’importanza di un’azione coordinata contro la mafia inventando il pool antimafia e indagando nei patrimoni illeciti dei “colletti bianchi”, italiani ed esteri. A cento anni dalla nascita, Chinnici rivive nelle tante, toccanti testimonianze raccontate al nipote Alessandro, oggi ufficiale dei Carabinieri. Un’opera vibrante, appassionata e a tratti commovente per celebrare non solo l’esempio e la memoria del giudice e dei suoi più stretti collaboratori, ma per trasmettere anche un potente messaggio di responsabilità e impegno civile alle nuove generazioni.

Alessandro Averna Chinnici, nipote di Rocco Chinnici, comanda la Compagnia Carabinieri di Faenza. Dopo aver conseguito il diploma di liceo classico, ha frequentato il 193° Corso “Valore” dell’Accademia Militare di Modena e la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma conseguendo la laurea magistrale in Giurisprudenza.

Riccardo Tessarini è laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Attivo nell’associazionismo da vent’anni, ha svolto volontariato per Amnesty International, Unicef e Pensiero e Azione. Mazziniano, è stato presidente della Consulta sulla Legalità del Comune di Forlì e ha ricoperto incarichi nell’Associazione Mazziniana Italiana. Con Minerva ha già pubblicato “Stato di abbandono. Il racconto di Giuseppe Costanza: uomo di fiducia di Giovanni Falcone”. Prossimo incontro giovedì 5 febbraio alle 18 con Massimo Pulini e Gilberto Urbinati e il volume “Guido Cagnacci” sull’incredibile vita nella Romagna del Seicento.

Quattro incontri alla Classense dedicati alle “Donne che traducono versi”

Quattro incontri gratuiti dedicati alle “Donne che traducono versi”: torna per il secondo anno la rassegna in collaborazione con la biblioteca Classense dedicata alle traduttrici e alle riflessioni sul loro lavoro, importante e paziente, ma pienamente riconosciuto solo in tempi recenti dopo anni ai margini del mondo editoriale.

«La traduzione risveglia la lingua italiana – spiegano le organizzatrici Lisa Bentini, Barbara Domenichini, Luana Vacchi -. quella grande bellezza alla quale le traduttrici attingono con sapienza. Ognuna di loro traduce poesia, ma talvolta scrive anche poesia. L’anno scorso la grande narrativa di autrici come Austen, Bronte e Cusk è stata affrontata con le traduttrici Susanna Basso, Monica Pareschi e Anna Nadotti».

I primi tre appuntamenti sono in programma alle 17.30 nella sala Muratori della Classense, e si concentreranno sulle figure di Szymborska, Sexton e Limón. L’ingresso è sempre gratuito. Mercoledì 4 febbraio Linda Del Sarto racconterà l’opera della traduttrice polacca in “Tradurre una ferita: i versi giovanili di Szymborska”; mercoledì 18 febbraio Rosaria Lo Russo presenterà “Io e Anne. Traduzione, performance, vocalità”. Chiuderà il ciclo in biblioteca Marilena Renda con “Limón e le luminose cose morte”, mercoledì 25 febbraio.

“Donne che traducono versi” continua poi sabato 21 marzo, giornata internazionale della poesia, alla Casa delle donne, in via Maggiore 120, con il laboratorio “Campane. Memorie individuali per voce collettiva”. Si tratta di un laboratorio di allenamento della memoria a cura delle poete Alma Spina e Viola Lo Moro. Per la prenotazione (obbligatoria) occorre scrivere a casadelledonneravenna@gmail.com.

16 milioni di euro di risarcimenti per le Cab di Ravenna colpite dalle alluvioni 2023-2024

Ammontano a 16 milioni di euro i risarcimenti alle Cooperative Agricole Braccianti (Cab) della provincia di Ravenna, segnatamente agli eventi alluvionali del 2023 e del 2024. Le Cab della provincia ravennate hanno chiuso positivamente le istruttorie di primo e secondo livello per ottenere i risarcimenti legati allapiattaforma Sfinge e la Struttura Commissariale, guidata dall’ingegner Fabrizio Curcio, emanando quasi tutti i decreti per la concessione dell’acconto del 50% del contributo riconosciuto.

Legacoop Romagna esprime apprezzamento per il lavoro della Struttura Commissariale per l’alluvione. Il coordinatore territoriale di Ravenna di Legacoop Romagna, Mirco Bagnari, sottolinea «la grande disponibilità ricevuta dal commissario Curcio» e «la volontà di dare risposte concrete» alle cooperative colpite, nel rispetto dei ruoli e della normativa. Secondo Bagnari, le recenti ordinanze della Struttura Commissariale «confermano questo trend positivo». In particolare, l’ordinanza 56 prevede lo stanziamento di 2,8 milioni di euro per Traversara di Bagnacavallo, con interventi pubblici e privati coordinati dall’amministrazione comunale, mentre l’ordinanza 55 introduce «semplificazioni importanti» a favore delle imprese agricole, intervenendo su perizie, rendicontazioni, costi di ripristino e criteri per i lavori agronomici.

I presidenti delle sette cooperative agricole della provincia di Ravenna aderenti a Legacoop Romagna evidenziano uno «scenario meteo-climatico completamente stravolto» e la necessità di procedere rapidamente. Pur riconoscendo il supporto ricevuto, segnalano che il fondo nazionale Agricat ha erogato le risorse «solo parzialmente», con un differenziale di oltre 4,2 milioni di euro, e che alcune procedure sul portale Sfinge risultano «complesse dal punto di vista burocratico e non tutte le casistiche hanno potuto trovare risposta». Da qui la richiesta dei presidenti di «ulteriori risorse che consentano di arrivare, finalmente, al ristoro al 100% dei danni».

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