A causa del forte vento dei giorni scorsi, che ha provocato la caduta di numerose alberature, il Comune informa che l’Oasi di Punte Alberete e alcuni percorsi nella Pineta San Vitale, in particolare il collegamento da via delle Valli alla Cà Vecchia, sono stati temporaneamente chiusi.
Questa mattina (28 marzo) sono terminati i sopralluoghi ed è stato verificato che la presenza di numerosi alberi caduti rendono i tracciati non sicuri per i visitatori. Sono in corso gli interventi necessari per il ripristino delle condizioni di sicurezza e sul posto sono presenti cartelli che segnalano il divieto di accesso. La riapertura è prevista entro il prossimo week end di Pasqua.
Il Comune invita tutti a rispettare la chiusura e a non accedere alle aree interdette fino a nuova comunicazione.
Dalla prossima settimana partono i lavori di asfaltatura delle aree antistanti la Casa della Comunità “San Giorgio” – il cosiddetto ospedale di Cervia – e delle strade di collegamento.
I lavori – informano dal Comune – potrebbero protrarsi per l’intera settimana, durante la quale verrà garantito l’accesso a coloro che devono usufruire dei servizi ospedalieri. Si potranno registrare alcune limitazioni alla circolazione degli autoveicoli, determinate dai restringimenti della carreggiata per consentire alla ditta di eseguire le lavorazioni in sicurezza.
I lavori rientrano nell’ambito dell’Accordo di Programma tra Ausl Romagna e Comune di Cervia e porteranno entro l’estate ad un miglioramento complessivo della viabilità pedonale e carrabile della zona compresa tra la Casa della Comunità “San Giorgio”, l’obitorio, il parcheggio di Piazza della Resistenza e la stazione ferroviaria.
Nella mattina di sabato 28 marzo è stata inaugurata la nuova “aula morbida” della scuola media di Conselice. Si tratta di uno spazio educativo rivestito con materiali anti-trauma e finalizzato a dare risposte ad esigenze particolari di alunni con disabilità che frequentano l’istituto.
Il progetto, curato dall’ufficio tecnico del Comune di Conselice, ha coinvolto diverse figure professionali che hanno individuato e lavorato in una piccola aula, all’interno della scuola al piano rialzato, adatta per la gestione di esigenze individuali. L’aula è stata insonorizzata e predisposta a livello strutturale e impiantistico per garantire la resistenza agli urti e la durata nel tempo.
La spesa sostenuta ammonta a poco meno di 20mila euro, provenienti da risorse comunali, a cui però vanno aggiunti gli arredi, che sono stati donati dall’associazione Riolo Avpc Odv, rappresentanti della quale hanno preso parte all’inaugurazione insieme a rappresentanti dell’istituto comprensivo, al sindaco di Conselice Andrea Sangiorgi e all’assessore ai Servizi educativi Raffaele Alberoni.
«A questo progetto si lavora dall’estate dello scorso anno e in tempi brevi è stato realizzato, visto che già lo usiamo da alcuni mesi – commenta Alberoni -. Oltre all’evidente importanza di un’aula che arricchisce la dotazione della nostra scuola e ne aumenta l’inclusività, mi piace sottolineare la grande e proficua collaborazione che ha caratterizzato ogni fase dell’iter di un progetto al quale hanno lavorato professionalità e persone di ambiti diversi, all’insegna di un vero e proprio gioco di squadra. Oltre al Comune, sono stati infatti coinvolti la scuola, i servizi sociali e l’associazione Riolo Avpc Odv, un’associazione di Protezione civile di San Giorgio di Piano e Argelato che ci è stata vicina nei giorni dell’alluvione e ha utilizzato proprio i fondi raccolti per gli alluvionati per gli arredi dell’aula morbida».
«L’inclusività è una delle linee maestre del nostro mandato amministrativo – sottolinea il sindaco Andrea Sangiorgi – e si interviene concretamente su questi temi proprio a partire dalla scuola, che è per antonomasia un luogo che educa, naturalmente, ma soprattutto che include tutti. Tra gli obiettivi di questa amministrazione c’è quello di dotare ogni scuola di Conselice di un’aula morbida, visto l’aumento dei ragazzi con disabilità».
Da più parti erano arrivate critiche al Comune di Ravenna per aver di fatto lasciato “morire” il cosiddetto Tavolo delle Povertà (qui ce ne parlava la presidente del Re dei Girgenti, per esempio); ora il dietrofront. In una nota inviata alla stampa dall’Amministrazione, infatti, si legge che «con l’obiettivo di strutturare una rete sempre più integrata per il contrasto alla marginalità, il Comune di Ravenna promuove la nascita del “Tavolo di coordinamento territoriale su politiche e interventi di bassa soglia”, pensati per raggiungere persone in condizioni di forte vulnerabilità (povertà estrema, marginalità sociale, mancanza di dimora, dipendenze)».
Il nuovo tavolo, insediato nei giorni scorsi dal sindaco Alessandro Barattoni alla presenza del Prefetto Raffaele Ricciardi, sarà coordinato dall’assessora alle Politiche sociali Roberta Mazzoni.
Ne faranno parte i Servizi sociali Comunali, l’Ausl della Romagna (con il servizio Dipendenze patologiche, i dipartimenti Salute mentale, Sanità pubblica e Cure primarie) la Prefettura, gli enti gestori dei servizi di bassa soglia, gli enti religiosi e il mondo del volontariato: Caritas ascolto diocesano, Auser Ravenna, Comitato cittadino antidroga (il gestore del Re di Girgenti), Croce Rossa Italiana, Pronto intervento don Antonio, Banco di Sant’ Antonio ODV, Opera di Santa Teresa, Cooperativa sociale Progetto crescita, Arci Ravenna, Villaggio globale, Avvocati di Strada, Coop. CIDAS, Ora e Sempre Resistenza, San Rocco Odv, Punto d’Incontro, Coop. Il Solco, Papa Giovanni XXIII.
«La nostra comunità, grazie all’impegno quotidiano di tutti questi soggetti, esprime già molte risposte di qualità per raggiungere persone in condizioni di forte vulnerabilità – dichiarano il sindaco Barattoni e l’assessora Mazzoni – riteniamo fondamentale istituire e attivare questo tavolo di coordinamento al fine di condividere le azioni strategiche, modalità di lavoro e analizzare le principali criticità. Le situazioni di persone in condizioni di forte vulnerabilità sono infatti purtroppo in costante crescita affichè la risposta possa continuare a essere efficace, in termini non solo qualitativi, ma anche quantitativi, l’azione dei soggetti che si occupano dei servizi a bassa soglia deve essere coordinata al meglio. Ringraziamo quindi tutte le realtà che abbiamo coinvolto, che hanno aderito con l’impegno, le competenze e lo spirito di collaborazione che da sempre le contraddistinguono».
Il tavolo è stato pensato come organo di regia e non di gestione emergenziale. Si occuperà dell’osservazione in tempo reale dei bisogni emergenti, studiando i flussi e le dinamiche legate alla marginalità urbana. Definirà metodologie comuni e condivise per l’accesso ai servizi, con l’obiettivo di ottimizzarne l’erogazione.
Il tavolo si riunirà trimestralmente, con calendario prefissato e definizione preventiva dei temi da trattare. La discussione sarà basata sui dati e le analisi forniti da ciascun soggetto in merito alle proprie specifiche attività.
A partire da queste basi sarà creata una mappatura aggiornata dei servizi di bassa soglia, e verranno creati sottogruppi di lavoro per organizzare progetti di comunità e interventi puntuali a seguito delle criticità rilevate e per la diffusione di buone prassi comuni.
Parcheggi troppo salati e meno gente che per questo motivo frequenta il centro storico. È l’allarme lanciato dai commercianti di Ravenna, a seguito dell’aumento delle tariffe orarie dei posti auto, entrate in vigore il 1° marzo 2026 come da nuovo piano redatto dal Comune. Che – secondo le testimonianze raccolte dalla lista civica La Pigna – avrebbe ridotto gli incassi dei negozianti del 30 percento.
Alcuni commercianti di via Diaz, supportati dalla stessa lista di opposizione, hanno quindi lanciato una petizione con l’obiettivo di abbassare le tariffe (un’altra raccolta firme contro il piano sosta era stata promossa in gennaio da Fratelli d’Italia). «Solo nel nostro esercizio – afferma Aldo Taverna, tra i soci del bar-pizzeria De Rose (nella foto) – abbiamo raccolto quasi 300 firme in pochi giorni e contiamo di arrivare a 500. Non è possibile che si arrivi a pagare 8 euro al giorno per il parcheggio di via Beatrice Alighieri, per esempio, quando prima costava 3,50».
L’obiettivo del sindaco – confermato in una recente intervista pubblicata su queste pagine – era quello di favorire una più alta rotazione dei parcheggi e l’utilizzo di altri piuttosto snobbati. In particolare, il Comune ha cercato di semplificare, riducendo le zone da 5 a 3. Per i lavoratori, l’idea del Comune è quella di sfruttare la Zona 3, dove è possibile fare anche convenienti abbonamenti mensili a 35 euro. Di certo, si tratta di parcheggi non così comodi: i più vicini sono quello di piazzale Torre Umbratica (tra via di Roma e via San Gaetanino, spesso però pieno) e di via Porta Gaza e poi ci sono quello di via De Foix alla Rocca Brancaleone e quelli in zona giardini pubblici (via Bezzi, viale Santi Baldini, via Padre Genocchi, via San Pier Damiano, via Gradisca), fino ad arrivare al Canale Molinetto e, dall’altra parte, in piazza della Resistenza.
Gli altri parcheggi invece, quelli più comodi per chi frequenta il centro, sono nelle zone 1 e 2, con tariffe cresciute fino a 1,5 e 2 euro l’ora e un forfait giornaliero di 8 euro, spesso inaffrontabile per un lavoratore. «L’incremento deciso dall’Amministrazione – commenta la consigliera comunale Veronica Verlicchi della Pigna – risulta sproporzionato e rischia di produrre effetti molto negativi, in primo luogo sulle attività del centro storico, già messe a dura prova. Aumentare il costo della sosta significa scoraggiare l’afflusso di clienti, con un impatto diretto su negozi, pubblici esercizi e servizi. A pagare il prezzo di queste scelte saranno anche i lavoratori del centro, che ogni giorno si trovano a sostenere costi sempre più elevati semplicemente per poter raggiungere il proprio posto di lavoro. E con meno gente in centro, aumenteranno anche i problemi di sicurezza».
In consiglio comunale è stata recentemente bocciata la proposta della Pigna di introdurre abbonamenti a tariffe agevolate per i lavoratori nei parcheggi più vicini al centro storico. Ora ci riprova Filippo Donati, consigliere comunale di Viva Ravenna, che annuncia un ordine del giorno per chiedere l’immediata introduzione di un “Park-Lavoro” dedicato a tariffe agevolate: «Riceviamo quotidianamente segnalazioni da commesse, camerieri e addetti ai servizi che vedono una fetta importante del proprio stipendio andare in fumo nei parcometri. Non parliamo di privilegi, ma di permettere a chi guadagna 1.000 o 1.200 euro al mese di non spenderne 150 solo per parcheggiare l’auto». Secondo il consigliere di opposizione, la diminuzione di presenze lamentata è il segnale che la strategia della giunta è fallimentare: «Hanno creato un centro per pochi, penalizzando chi lo rende vivo ogni giorno. Con il nostro Odg chiediamo abbonamenti dedicati e aree di sosta gratuite per i dipendenti delle attività del centro».
Ma nei giorni feriali quanto si paga per parcheggiare nei centri storici delle città vicine a Ravenna? Il confronto evidenzia tariffe spesso più articolate, ma in diversi casi meno onerose o accompagnate da maggiori agevolazioni. A fronte dei 2 euro l’ora raggiunti nell’area più “elitaria” del centro ravennate, a Cesena si va da 0,80 euro l’ora nelle zone più periferiche fino a 2,50 euro nelle aree più richieste (con possibilità di fare abbonamenti più convenienti); a Forlì invece le tariffe oscillano tra 0,50 euro per la prima ora e 1,30 euro nei viali principali. A Rimini il costo varia tra 1 e 1,50 euro l’ora, con tetti giornalieri rispettivamente di 4 e 6,50 euro, mentre a Ferrara la forbice è più ampia: da 0,50 euro a 1,80 all’ora (ad eccezione per il piccolo parcheggio di Borgoricco che tocca i 2 euro orari). Fa eccezione Bologna, dove i rincari scattati a luglio 2025 registrano punte fino a 3,90 euro l’ora a ridosso del centro storico, nella Cerchia dei Mille
“Refugees Welcome Italia” è un’organizzazione indipendente che da oltre dieci anni lavora per promuovere e costruire percorsi di inclusione tra cittadini e persone rifugiate e migranti. A livello operativo si compone di uno staff centrale e di gruppi territoriali attivi in diverse città italiane. Ne abbiamo parlato con Silvia Manzani, referente territoriale di Ravenna.
Silvia, ci parli del progetto. «Quello originario è l’accoglienza in famiglia, che ha rappresentato il punto di partenza e il cuore dell’associazione. Tuttavia, si tratta di un’iniziativa limitata nei numeri, perché non è semplice trovare famiglie disponibili (anche a fronte di un rimborso spese di qualche centinaio di euro al mese, ndr) ad aprire la propria casa. Per questo, nel tempo è nato un secondo progetto, oggi molto più diffuso: il mentoring. In questo caso, un volontario affianca una persona migrante nel suo percorso verso l’autonomia, senza convivenza. I due progetti restano centrali ma è il mentoring a registrare i numeri più alti (dal 2021 sono state attivate quasi cento relazioni, di cui 25 solo l’anno scorso, ndr)».
Qual è la differenza tra accoglienza in famiglia e mentoring? «La differenza principale sta nell’impatto sulla vita delle persone coinvolte. Accogliere qualcuno in casa propria è una scelta importante, che incide profondamente sugli equilibri quotidiani: non è da tutti, anche per chi è sensibile al tema. Il mentoring, invece, offre maggiore flessibilità: il volontario costruisce un percorso “su misura” insieme alla persona affiancata, organizzando tempi e modalità in base alle proprie disponibilità. Non a caso viene definito un progetto “sartoriale”: è adattabile, personalizzabile e compatibile con vite spesso già molto impegnate. Questa caratteristica sta attirando volontari di ogni età – inclusi adulti con figli – una fascia prima meno presente».
Come avviene l’incontro tra volontari e migranti? «L’incontro è preceduto da una fase di conoscenza in cui l’associazione presenta alle due parti le caratteristiche generali dell’abbinamento. Tuttavia, il primo incontro è volutamente informale, quasi “al buio”. Di solito si svolge in un bar, davanti a un caffè o una merenda per mettere tutti a proprio agio e creare un clima rilassato e umano. Nel mentoring, se l’incontro va bene il percorso può iniziare immediatamente, mentre nell’accoglienza in famiglia sono previsti ulteriori passaggi preparatori».
Quanto dura mediamente un’esperienza? «L’associazione richiede un impegno minimo di sei mesi, sia per l’accoglienza che per il mentoring. Nella pratica, però, molte esperienze durano più a lungo: sei mesi rappresentano spesso solo l’inizio di un percorso relazionale che continua nel tempo».
Avviene una selezione per le persone migranti coinvolte? «Sì. Soprattutto per l’accoglienza in famiglia. Le persone inserite devono avere un certo livello di autonomia e non presentare situazioni complesse, come dipendenze o fragilità psichiche importanti. Questo perché la famiglia è pensata come un ponte verso l’autonomia, non come una struttura in grado di gestire situazioni altamente problematiche. Molti partecipanti provengono da percorsi di accoglienza già avviati o in fase di conclusione, quindi l’associazione può contare anche sul supporto degli operatori che li hanno seguiti. A questo si aggiungono anche aspetti logistici: ad esempio, un ragazzo che lavora a Ravenna e non ha la macchina non può andare in accoglienza a Lugo».
Quali risultati avete ottenuto finora in termini di inclusione? «Il risultato più importante non è solo l’accoglienza temporanea ma la rete sociale che si crea attorno alla persona. È questa rete a fare davvero la differenza nel lungo periodo. Un esempio riguarda un ragazzo della Guinea: ancora minorenne aveva chiesto una mentore, quindi una volta raggiunta la maggiore età lo abbiamo affiancato a una donna. Grazie a lei, il ragazzo è riuscito ad ottenere un contratto di affitto regolare e al momento ha una casa con altri connazionali. È proprio questo il risultato più grande: una persona non si emancipa in sei mesi, ma la rete sociale che crea in questo arco di tempo lo sostiene anche nel futuro».
Questi percorsi generano legami duraturi? C’è una storia che l’ha colpita particolarmente? «Sì, anche se in maniera superstiziosa devo mantenere segreto il finale. È la storia di Enrico Bosi, mentore di Drammeh, un ragazzo gambiano. Hanno iniziato questo percorso quando il migrante aveva 18 anni. Ormai sono passati tre anni e i due hanno costruito un vero e proprio legame familiare. Ora Drammeh ha trovato lavoro grazie al suo mentore ma non solo, sono andati persino in Gambia assieme per conoscere la famiglia del ragazzo. Questa relazione è andata ben oltre le nostre aspettative ma non posso ancora svelare il finale…»
Dove è attivo il progetto in Emilia-Romagna? «Attualmente a Ravenna e Bologna. Tuttavia è in corso un tentativo di espansione attraverso una rete chiamata Community Matching, un’estensione del mentoring rivolta specificamente a rifugiati e richiedenti asilo. L’idea è coinvolgere direttamente i centri di accoglienza, aiutandoli a trovare volontari e integrare questo modello al loro interno. Sono già stati avviati contatti con realtà come Cesena, Lugo, Faenza e Rimini».
È stata inaugurata a Ravenna, in viale Francesco Baracca 5, una nuova sede dell’Asppi, associazione sindacale dei piccoli proprietari immobiliari, con l’obiettivo di consolidare la propria presenza locale e rilanciare il ruolo dell’organizzazione in una fase delicata per il mercato immobiliare. All’apertura erano presenti, tra gli altri, il sindaco Alessandro Barattoni e il presidente nazionale Alfredo Zagatti.
La nuova sede rappresenta un investimento strategico per aumentare la capillarità dei servizi agli associati. Secondo quanto spiegato dai vertici provinciali, la scelta della nuova location risponde anche alla volontà di valorizzare un’area cittadina che in passato ha vissuto alcune criticità, offrendo un contributo concreto al suo rilancio.
Sul fronte delle politiche abitative, Asppi ha recentemente partecipato alla definizione dei nuovi accordi territoriali sugli affitti, frutto di un confronto complesso con le associazioni degli inquilini ma concluso con un’intesa condivisa. I primi riscontri indicano un buon livello di adesione da parte dei proprietari, con una progressiva trasformazione dei contratti esistenti verso formule concordate.
Resta centrale il tema degli affitti brevi, spesso oggetto di dibattito. Secondo i dati regionali – sottolineano da Asppi – a Ravenna il fenomeno è in crescita e rappresenta una risorsa per il turismo, mentre non emergerebbero effetti penalizzanti sul mercato abitativo tradizionale. Piuttosto, viene evidenziata la presenza di molti immobili non utilizzati, su cui si ritiene necessario intervenire incentivando i proprietari alla locazione.
Guardando al futuro, l’associazione intende continuare a investire nei servizi e promuovere nuovi progetti, tra cui iniziative dedicate agli studenti universitari e strumenti per favorire l’accesso alla casa, come il progetto “Agenzia per la Casa”, già sperimentato in altre città (come a Faenza), di cui si auspica un’apertura anche a Ravenna.
Saranno 80 i giovani piloti di nove specialità in un solo luogo, il 04 Park – Monte Coralli di Faenza, in una giornata aperta al pubblico in programma per mercoledì 1° aprile. La presentazione dei Pata Talenti Azzurri Fmi 2026 si protrarrà per tutto il giorno: alle 11.30 la presentazione ufficiale dei piloti, suddivisi per gruppi. Sul palco saliranno ragazze e ragazzi desiderosi di realizzare il loro sogno di diventare atleti affermati. Successivamente, a partire dalle 14, sarà possibile seguire i loro allenamenti in pista all’interno del crossodromo e nelle aree Enduro e Trial.
Ci saranno i piloti del Motomondiale Luca Lunetta (Moto2) e Guido Pini (Moto3), Valerio Lata e Ferruccio Zanchi (impegnati nel Mondiale MX2), l’ufficiale Ducati Motocross Simone Mancini e il Campione Europeo MX 125 Nicolò Alvisi, gli iridati Enduro Kevin Cristino e Manuel Verzeroli, la trialista Alessia Bacchetta, diversi piloti protagonisti con la nazionale italiana nelle rispettive specialità e tantissimi altri atleti. Attesa anche la presenza del “padrone di casa” Andrea Dovizioso.
Al porto di Ravenna da oggi, 27 marzo, le navi possono fare rifornimento di gas naturale liquefatto (Gnl) da altre navi dedicate al servizio, senza impiegare impianti fissi, sia in porto e sia in rada. È l’effetto di un’ordinanza firmata dal comandante del porto Maurizio Tattoli al termine di un lavoro congiunto con l’Autorità portuale e i vigili del fuoco. Dopo Trieste e Genova, Ravenna è il terzo scalo in Italia dotato di una regolamentazione specifica per il rifornimento nave-nave.
Una nave cisterna trasporta il prodotto combustibile venduto dalla società petrolifera e lo consegna direttamente alla nave da rifornire. In linguaggio mercantile si usa il termine bunkeraggio (dal verbo inglese to bunker). La procedura in Italia ha origini all’inizio del secolo scorso, con la diffusione delle navi a propulsione a vapore, che venivano rifornite di carbone con chiatte trainate da rimorchiatori. Il trasbordo del carbone veniva effettuato con ceste a spalla dai caricatori. Oggi il Gnl rappresenta, secondo i dati di settore, il carburante alternativo attualmente più diffuso tra gli armatori nel percorso di riduzione delle emissioni nel trasporto marittimo.
«L’ordinanza – spiega Tattoli – è imperniata sull’analisi del rischio quale strumento per individuare gli eventuali elementi critici delle operazioni e definire adeguate misure di mitigazione. Si tratta di una modalità che permette l’integrazione delle operazioni nel contesto delle infrastrutture già presenti».
Secondo il sindaco Alessandro Barattoni il rifornimento “ship to ship” è di importanza strategica per la competitività dello scalo: «Poter fare rifornimento in sicurezza mentre le navi sono attraccate comporta infatti una serie di opportunità, come ad esempio diventare punto di riferimento per le navi che transitano nel Mediterraneo».
Sempre nell’ottica di rafforzare la competitività del porto, da fine marzo entrerà in vigore una nuova ordinanza a proposito di pescaggi che interesserà diverse banchine e il bacino di evoluzione San Vitale consentendo di raggiungere in alcuni punti pescaggi fino a 10,8 metri. Al molo crociere sarà possibile accogliere navi fino a 330 metri di lunghezza e 41 metri di larghezza.
«Dietro un’ordinanza sui pescaggi – prosegue Tattoli – vi è un processo complesso che integra sicurezza della navigazione, tecnica nautica, idrodinamica e organizzazione dei servizi tecnico-nautici, che ci tengo a ringraziare per la grande disponibilità e professionalità che dimostrano ogni giorno. Le valutazioni che facciamo con loro riguardano l’intero percorso della nave, dall’accesso alla rada fino all’ormeggio, includendo canali, curve, strettoie e manovre nei bacini di evoluzione. Il pescaggio massimo deve essere compatibile con ogni segmento del tragitto, garantendo un equilibrio complessivo tra sicurezza della navigazione ed efficienza operativa».
L’OraSì Basket Ravenna comunica ufficialmente l’ingaggio di Gabriele Romeo, play-guardia classe 1997, che si unisce al roster a disposizione di coach Auletta per la parte restante della stagione in corso. Romeo è un giocatore dotato di ottima versalitá e precisione al tiro e può vantare una solida esperienza nel campionato di Serie A2 che l’ha visto protagonista con diverse maglie. Nell’ultimo campionato ha fatto registrare 11 punti e 3 assist di media in ventinove minuti con la maglia della Moncada Energy Agrigento. Durante la preparazione estiva ha riportato la rottura del tendine d’Achille che lo hanno costretto ad un lungo iter riabilitativo. La stagione di Romeo comincerà nella delicata sfida salvezza sul campo di Quarrata, in programma domenica 29 marzo alle 18. Infatti i giallorossi si trovano a sole 4 lunghezze dai toscani, che occupano attualmente la penultima posizione in classifica.
Le parole di Lorenzo Nicoletti, direttore generale dell’OraSì Basket Ravenna: «Ci fa molto piacere accogliere Gabriele nella famiglia giallorossa. Eravamo da tempo alla ricerca di un innesto per sopperire alle assenze di Dron e Naoni ma, per dinamiche legate a un mercato difficile, con molti competitor, i tempi si sono allungati. Si tratta di un giocatore che potrà garantire l’esperienza maturata in diverse stagioni positive in Serie A2, oltre a quella dello scorso anno ad Agrigento. Arriva dopo aver completato l’intero percorso riabilitativo per un infortunio e si allena in campo da alcune settimane: entrerà gradualmente nelle rotazioni».
Gabriele Romeo dichiara: «Sono carico per l’inizio della mia stagione dopo l’infortunio che mi ha tenuto fermo fino ad ora. Ringrazio la società perchè mi ha voluto e mi ha offerto la possibilità di tornare a giocare, non vedo l’ora scendere in campo e aiutare la squadra».
I Carabinieri di Lugo hanno arrestato un cittadino straniero di 24 anni, ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, resistenza, oltraggio e lesioni personali aggravate ai danni di tre uomini delle forze dell’ordine. L’intervento è scattato alcune sere fa, a seguito di una chiamata al 112 da parte di un uomo che segnalava l’impossibilità di rientrare in casa a causa della furia del figlio. Giunti sul posto, i militari hanno accertato che il giovane, in evidente stato di alterazione psico-fisica, aveva scagliato una sedia contro la madre e minacciato di dare fuoco all’abitazione con i genitori all’interno.
Vista la gravità della situazione e della violenza del ragazzo, è stato richiesto il supporto di una seconda pattuglia e del personale del 118. Alla vista dei soccorritori e delle forze dell’ordine, il 24enne ha reagito con ulteriore ostilità, tentando di aggredire prima i sanitari e poi i carabinieri. Proprio i tre componenti dell’Arma sono sono rimasti feriti da calci e pugni, riportando lievi lesioni.
L’attività d’indagine ha permesso di accertare che l’episodio è solo il culmine di una lunga serie di vessazioni e maltrattamenti subiti dai familiari nel tempo. Il giovane, dopo essere stato sottoposto alle cure mediche necessarie, è stato portato alla Casa Circondariale di Ravenna.
«Il quadro emerso è impietoso: fiumi non puliti, argini da consolidare, assenza di manutenzione del territorio, casse di espansione promesse e mai realizzate e opere esistenti che non hanno funzionato. A questo si aggiungono ritardi negli avvisi di pericolo e interventi di messa in sicurezza partiti solo due anni dopo la prima alluvione e in alcuni luoghi anche eseguiti male, oltre al tentativo di scaricare tutto sul cambiamento climatico».
Lo dichiarano l’onorevole romagnola Alice Buonguerrieri e l’onorevole Beatriz Colombo, rispettivamente segretario e capogruppo di FdI della commissione d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico che ha effettuato nei giorni scorsi sopralluoghi nel Cesenate, nel Forlivese e nel Ravennate, oltre alle audizioni di sindaci e comitati dei cittadini alluvionati.
«Il clima – continua la nota inviata alla stampa – non può diventare un alibi per nascondere responsabilità politiche e amministrative. Eventi come quello del 2023, secondo studi scientifici, non possono essere considerati straordinari. Le piogge intense che hanno determinato frane e alluvioni sono sempre più frequenti tanto da doversi considerare ordinarie. Inutile gridare al cambiamento climatico per nascondere le responsabilità, senza fare nulla per mitigare il rischio idrogeologico, come è successo in Emilia-Romagna dove il suolo impermeabilizzato supera la media nazionale, le risorse stanziate per il contenimento del rischio idrogeologico non sono state spese, le 23 casse di espansione ritenute necessarie dalla stessa Regione non sono state realizzate e la manutenzione del territorio non è stata effettuata. Dai comitati è arrivato un allarme chiarissimo: c’è il timore concreto che questi territori possano finire di nuovo sott’acqua».
Il lavoro della commissione andrà avanti con un obiettivo preciso: «Accertare mancanze e responsabilità – termina la nota inviata alla stampa-, individuare soluzioni concrete perché tragedie come queste non si ripetano più. Le polemiche strumentali di alcuni sindaci (qui la lettera firmata da tutti i primi cittadini della provincia di Ravenna, ndr), volte solo a nascondere le responsabilità della Regione a guida Pd e a difendere una gestione del territorio fallimentare, non fermeranno il lavoro serio e doveroso della commissione svolto nell’interesse di tutti i cittadini».