martedì
17 Marzo 2026

Settore moda in calo a livello nazionale e regionale: «Assicuriamo ogni sforzo a sostegno delle imprese»

«La moda è un settore che va aiutato a uscire dalla crisi e rilanciato, puntando a una transizione sostenibile che coinvolga tutti i suoi operatori. Per rafforzare competitività e innovazione sono necessari investimenti in tecnologie avanzate, sostegno alle microimprese, sostenibilità come leva strategica, diversificazione dei canali di vendita e servizi personalizzati, oltre a continuare a investire sulla formazione» questo è quanto emerge dal tavolo regionale permanente della moda, riunitosi a Bologna il 21 gennaio con l’obiettivo di individuare le possibili strategie per sostenere le imprese in un mercato in continua evoluzione e colpito da ripetute crisi.

Nei primi otto mesi del 2025 infatti si è registrato un calo della produzione del 6,6% nel tessile-abbigliamento a livello nazionale. In Regione, sulla base del Rapporto di Unioncamere, i numeri evidenziano le stesse difficoltà, con un calo della produzione nella moda del 4%. Inoltre, dopo una diminuzione nel 2024 del -2,0%, Confartigianato rileva che nei primi sei mesi del 2025 in Emilia-Romagna si è registrata un’ulteriore flessione del -6,9% delle esportazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (contro un -3,8% a livello nazionale). Cali a doppia cifra per l’export nelle provincie di Piacenza (-23,0%), Ferrara (-19,5%), Rimini (-16,8%) e Modena (-15,4%), mentre segnano un risultato positivo Reggio Emilia (+7,1% sul primo semestre 2024) e Bologna (+5,1%), le due province che esportano oltre la metà della moda regionale.
Due terzi del valore delle esportazioni (il 62,3%) proviene da paesi extra Ue, in crescita del 17,9% nel I semestre 2025, trainato dalla Cina (+18,8%), che rappresenta da sola il 18,4% dell’import. Nel terzo trimestre del 2025, inoltre, in Emilia-Romagna si sono registrate 67 cessazioni di imprese del settore, di cui 63 artigiane.  Le province più colpite sono Modena, con 26 cessazioni di cui 24 artigiane (il 38,1% delle 63 cessazioni regionali artigiane), Forlì-Cesena, con 12 cessazioni di cui 11 artigiane (17,5%) e Reggio-Emilia, con 12 cessazioni di cui 9 artigiane (14,3%).

«Come Regione Emilia-Romagna continuiamo ad assicurare ogni sforzo attraverso i bandi, per garantire il sostegno a uno dei comparti strategici del nostro territorio – commenta Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione con delega allo Sviluppo economico in chiusura del tavolo di lavoro -. Il quadro è complesso perché gli ammortizzatori sociali stanno esaurendo. Inoltre, la crisi fino a pochi mesi fa era limitata alle piccole imprese artigiane, ora colpisce anche alcuni grandi marchi storici. Per questo dobbiamo continuare a distinguerci su un segmento alto, con produzioni di nicchia di grande qualità, e puntare ai nuovi mercati. Ma soprattutto, vogliamo accorciare e qualificare la filiera e guardare alle politiche industriali e commerciali delle eccellenze del nostro territorio».

Seppur molto avanzata, l’attuazione della programmazione europea 2021-2027 con i fondi Fse non è esaurita: solo nel 2025 infatti sono state aggiunte ulteriori misure che hanno consentito di sostenere 38 progetti con oltre 2,3 milioni di euro di contributi, concessi a fronte di investimenti per 4,6 milioni di euro.
Tra questi, il bando per il sostegno della transizione digitale delle imprese, la seconda edizione del bando economia circolare e il bando Step. Grazie al Fondo sociale europeo plus invece sono state finanziate 12 operazioni di formazione sulla moda, per un valore di quasi 2 milioni di euro.

Anche per il 2026 sono previste opportunità di sostegno, come la seconda edizione del bando Step per investimenti e ricerca, con una dotazione di 15 milioni e l’apertura di tre diverse finestre per consentire alle aziende di presentare richiesta nel corso di tutto l’anno. Inoltre, è in programma anche un nuovo bando per sostenere le certificazioni. Nell’incontro è stata anche presentata una sintesi dei risultati del progetto il “Futuro della moda in Emilia-Romagna” voluto dalla Regione in collaborazione e con la consulenza scientifica dell’Università di Bologna e di Enea (Dipartimento di sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali) con l’ambizione di portare il punto di vista della moda emiliano-romagnola sui tavoli nazionali ed europei.

A livello nazionale, infine, un’importante opportunità è legata al disegno di legge sulle Pmi che prevede fino a 100 milioni di euro per mini-contratti di sviluppo per le piccole e medi imprese del settore moda con l’obiettivo di favorire l’aggregazione, puntare sull’innovazione del sistema produttivo e facilitare l’accesso al credito.

Spacciavano online olio di semi colorato per extravergine d’oliva: denunciata una coppia ravennate

“Olio extravergine pugliese a buon prezzo, estratto a freddo […], filtrato, gusto delicato leggero, ideale per attività di ristorazione, rivenditori e privati”: così si leggeva sugli annunci che circolavano sui social, pubblicati da una coppia di coniugi residente nel ravennate. Ma la verità era ben diversa: le taniche spacciate per olio extravergine di oliva contenevano in realtà olio di semi di girasole tinto con colorante alimentare.

Le indagini del nucleo ambientale, agroalimentare e forestale dei carabinieri di Ravenna hanno permesso di risalire a  un articolato sistema di commercializzazione online, con un listino prezzo differenziato in base ai volumi d’acquisto. Un controllo diretto sugli indagati ha portato al fermo del furgone a noleggio su cui trasportano un consistente carico di taniche destinate alla vendita, oltre che alla perquisizione del garage della residenza della coppia, dove si trovava altro olio contraffatto per un totale di oltre 3.800 litri.
Sono state poi le analisi condotte dal laboratorio dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari a sfatare ogni dubbio, attestando la totale difformità del prodotto rispetto alla classificazione dichiarata e evidenziando la presenza di coloranti.

Tutto il prodotto rinvenuto è stato sequestrato per ordine della procura, mentre per la coppia è scattata la denuncia per di frode nell’esercizio del commercio.

Andrea Graziani riconfermato presidente territoriale di Cia Romagna per la zona di Ravenna

Cia Romagna riconferma Andrea Graziani come presidente territoriale. Si tratta di un anno di particolare interesse per confederazione di agricoltori, con il il rinnovo degli organi di rappresentanza della confederazione a tutti i livelli, dal locale al nazionale. La riconferma per Graziani è arrivata durante l’assemblea territoriale del 20 gennaio, dove si è discusso anche del tema “Dalle radici, il nostro futuro”, esplorando caratteristiche e esigenze dell’agricoltura del territorio romagnolo.

Membro del comitato esecutivo di Cia Romagna dal 2022, con esperienza negli organi di rappresentanza di Cia già dal 2002 (con l’Associazione dei Giovani Agricoltori), Graziani è consigliere in importanti cooperative e organizzazioni di produttori e nel Condifesa Ravenna. In società insieme alla sorella conduce a Conventello l’azienda di famiglia ad indirizzo in prevalenza frutticolo e viticolo, ma anche seminativo e sementiero.

«Auspico che questo nuovo mandato prosegua il buon lavoro svolto sin qui – afferma il presidente -, il consiglio territoriale è un organo molto importante per CiaRomagna perché permette di mantenere i rapporti nel territorio e con la base sociale. Il confronto aperto e costante sui temi locali è un elemento sul quale impegnarsi e lavorare insieme. Esercitare il ruolo della rappresentanza è diventato forse un po’ più complicato rispetto ad alcuni anni fa; sono cambiate molte cose nella composizione delle famiglie, delle aziende, della gestione dei tempi della quotidianità, ma è un valore dal quale non prescindere perché rende più solidi, dà forza, identità e prospettiva».

Tecnici al lavoro per il recupero dei suoli agricoli alluvionati

Tecnici ed esperti sono al lavoro per il recupero dei suoli alluvionati: si è tenuto negli scorsi giorni a Ravenna l’evento “Il recupero della fertilità dei suoli post alluvione”, un momento di confronto tecnico e scientifico dedicato a una delle priorità più rilevanti per l’agricoltura locale. L’incontro è stata l’occasione per Timac Agro Italia, realtà di riferimento nella nutrizione vegetale e organizzatori dell’evento, di presentare il Progetto Ravenna, una serie di interventi agronomici mirati al recupero delle potenzialità produttive dei suoli e a rafforzare la resilienza di uno dei più importanti comprensori agricoli italiani.

All’incontro sono intervenuti Roberto Scozzoli, direttore di Apimai Ravenna, Gian Luca Bagnara, economista specializzato in agribusiness e politiche agricole, presidente del gruppo di lavoro avicolo del Copa-Cogeca e membro di comitati internazionali su economia della biodiversità e sviluppo rurale, Claudio Ciavatta, professore ordinario di Chimica Agraria all’Università di Bologna, già Presidente della Società Italiana di Chimica Agraria e accademico dell’Accademia Nazionale di Agricoltura. Per Timac Agro Italia erano presenti Pierluigi Sassi, amministratore delegato, Loris Rossi, responsabile vendite Nord, e Giordano Basili Luciani, marketing operativo e leader del progetto.

Sono oltre 8mila aziende agricole colpite in regione e 1,5 miliardi di euro di perdite stimate solo per l’alluvione del maggio 2023, tra mancata produzione lorda vendibile e danni a colture e strutture. L’acqua ha lasciato sui terreni allagati uno spesso strato di limo e sabbia fine, compromettendo la ripresa delle normali attività agricole.

Uno dei risultati centrali del progetto è stata la realizzazione di una mappatura puntuale delle aree che hanno maggiormente risentito della perdita di fertilità. Si tratta di uno strumento di lettura innovativo che consente di identificare con precisione le criticità emerse a seguito degli eventi alluvionali. Le immagini elaborate, ottenute dall’integrazione di dati satellitari e rilievi in campo, permettono inoltre di visualizzare l’evoluzione dei terreni nel tempo, offrendo una fotografia dinamica degli effetti dell’alluvione sui suoli e del loro progressivo recupero.

«Abbiamo scelto di partire dall’ascolto dei bisogni concreti degli agricoltori del ravennate e la nostra presenza unica sul territorio ci ha consentito di farlo nel modo più efficiente – ha dichiarato Pierluigi Sassi, Ceo di Timac Agro Italia – Di fronte a un evento così estremo, serve agire con metodo scientifico, tecnologia avanzata e soprattutto gioco di squadra. La sinergia con l’università californiana Uc Davis e con le realtà locali dimostra che quando competenze internazionali e conoscenza del territorio si incontrano, è possibile costruire soluzioni realmente efficaci».

Il progetto ha richiesto un impegno significativo in termini di mezzi, risorse e competenze, dovendo affrontare criticità complesse: campionature estese per garantire validità statistica, logistiche articolate lungo tutto l’arco dell’anno, numerose variabili da analizzare e criteri di selezione sofisticati per individuare le aree di intervento prioritarie. Accanto alle analisi di laboratorio, sono stati messi in campo strumenti come scanner spettroscopici di ultima generazione, capaci di rilevare e spazializzare direttamente in campo i principali parametri fisico-chimici dei suoli. Il lavoro si è articolato anche attraverso questionari agli agricoltori, accesso a banche dati geospaziali, analisi preliminari, campionamenti mirati, analisi dei dati e formulazione di proposte operative.

Dallo studio è emerso che l’alluvione ha determinato una significativa riduzione delle dotazioni di fosforo nei suoli, una diminuzione più contenuta della sostanza organica e una importante interazione tra questi due fattori, con perdite di fosforo più accentuate nelle aree caratterizzate da bassa sostanza organica.

«Il recupero della fertilità dei suoli alluvionati nel più breve tempo possibile è una priorità assoluta – ha aggiunto Sassi – perché significa restituire prospettiva economica alle aziende agricole e tutelare il futuro di un territorio strategico per l’agroalimentare italiano. I nostri tecnici sono al fianco degli agricoltori romagnoli per tradurre i dati scientifici in strategie nutrizionali concrete e sostenibili».

Aggredisce la madre che voleva riportarlo al Servizio psichiatrico: arrestato un 24enne

Alcuni passanti hanno chiamato il 112 per una violenta lite avvenuta in strada, in pieno giorno, a Ravenna. Giunti sul posto, i poliziotti hanno sorpreso un 24enne, in evidente stato di agitazione, che si stava ribellando alla madre, con una vera e propria aggressione. La donna stava accompagnando il figlio al servizio psichiatrico di Diagnosi e cura, dove doveva fare ritorno.

Gli agenti sono riusciti a bloccarlo, ma il giovane ha tentato di aggredire anche loro. Inevitabile l’arresto, per i reati di maltrattamenti contro familiari e resistenza a pubblico ufficiale.

Il pubblico ministero di turno ha disposto per il 24enne la misura cautelare degli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida.

Accusato di molestie sessuali tra stazione, giardini Speyer e biblioteca: arrestato un 25enne

È accusato di aver molestato diverse donne, addette alle pulizie alla stazione di Ravenna (come denunciato dalla Cisl nei giorni scorsi), ma anche frequentatrici della biblioteca Classense e due ragazze che stavano passeggiando in zona giardini Speyer. In tutto, sono sette gli episodi contestati (tra fine dicembre e gennaio). Medesimo il modus operandi: prima avvicinava le vittime, arrivando a palpeggiarle, per poi rivolgere avance e complimenti non graditi.

Il presunto molestatore è stato arrestato dalla polizia (in esecuzione dell’ordinanza emessa dal Gip del tribunale di Ravenna su richiesta della procura) nel pomeriggio di ieri, 21 gennaio, ai giardini Speyer. Si tratta di un cittadino senegalese di 25 anni, senza fissa dimora, con precedenti segnalazioni sempre per molestie sessuali. Il giovane risulta anche irregolare in Italia, in quanto, dopo uno degli episodi contestati, era stato già accompagnato in questura per le procedure relative al rimpatrio. Bloccate, però, in quanto non ritenuto idoneo a restare in un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) per motivi di salute (in seguito a una visita medica effettuata all’ospedale di Ravenna). Il questore aveva quindi emesso nei suoi confronti un cosiddetto “Daspo urbano”, vietandogli di frequentare la zona della stazione di Ravenna. Misura, evidentemente, non rispettata. Sono diverse le testimonianze raccolte dagli inquirenti, confermate dalle immagini dalle telecamere dei sistemi di video sorveglianza.

Il Giudice per le Indagini Preliminari, condividendo quanto accertato dalla procura, ha ritenuto sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza che l’esigenza cautelare legata alla concreta ed attuale possibilità di reiterazione del reato. Ora il 25enne è stato quindi portato in carcere a Ravenna.

Ricerca universitaria: la percezione del rischio alluvionale è ancora molto bassa

Nelle zone alluvionate dell’Emilia-Romagna e della Toscana c’è ancora una diffusa sottostima del rischio di eventi meteorologici estremi, e il livello di preparazione dei cittadini in caso di emergenza è ancora scarso, come anche la conoscenza relativa ai piani di gestione del rischio alluvionale, soprattutto tra le famiglie a basso reddito e le persone più anziane. A evidenziarlo è un’indagine realizzata da un gruppo multidisciplinare di studiose dell’Università di Bologna e pubblicata sulla rivista scientifica International Journal of Disaster Risk Reduction.

I risultati nascono da uno studio condotto nell’estate del 2024 su un campione rappresentativo di 3.423 adulti residenti in Emilia-Romagna e Toscana. I dati raccolti sulla percezione individuale del rischio sono stati poi integrati con mappe ufficiali di pericolosità idraulica: in questo modo è stato possibile confrontare le valutazioni soggettive con l’esposizione reale al rischio di alluvione.

«La nostra indagine mostra che essere stati colpiti in prima persona da un’alluvione non è sufficiente a garantire una preparazione adeguata, soprattutto rispetto a eventi estremi ma poco frequenti», dice Irene Palazzoli del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Alma Mater e prima autrice dello studio.

«Nonostante i residenti dei comuni colpiti dalle alluvioni del 2023 riportino una percezione della pericolosità alluvionale più elevata rispetto a chi vive in aree non colpite – aggiunge Serena Ceola, professoressa al Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna, che ha coordinato lo studio – questa percezione è allineata con il livello di pericolosità reale solo per le alluvioni ad alta e media probabilità, mentre i rischi legati a eventi rari ma ad alto impatto sono ancora fortemente sottostimati».

In Europa, gli ultimi trent’anni sono stati uno dei periodi in cui si sono registrate più alluvioni: si stima che questi eventi colpiscano ogni anno 1,6 milioni di persone e che siano causa dell’81% delle perdite economiche connesse a eventi climatici. L’Italia è il secondo paese più colpito, dopo la Germania: negli ultimi decenni, sul nostro territorio si sono registrate il 17% di tutte le alluvioni avvenute in Europa e il 38% delle morti causate da eventi alluvionali.

«Gli eventi alluvionali degli ultimi anni hanno mostrato che le comunità locali sono ancora vulnerabili: sono necessarie strategie di gestione e mitigazione del rischio più specifiche, che includano anche un aumento della consapevolezza e della preparazione dei cittadini», dice Chiara Binelli, professoressa associata al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Alma Mater.

«I dati che abbiamo raccolto – evidenziano Chiara Puglisi e Raya Muttarak del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna – mostrano infatti come l’esperienza diretta, le caratteristiche socioeconomiche e le pratiche di comunicazione possano influenzare il livello di preparazione agli eventi alluvionali in contesti ad alto rischio».

Prima delle alluvioni che hanno colpito Emilia-Romagna e Toscana, infatti, quasi la metà dei cittadini intervistati non aveva adottato alcuna misura preventiva. In particolare, le famiglie a basso reddito, gli affittuari e le persone più anziane sono significativamente meno propense ad adottare misure di mitigazione, sia di tipo strutturale che non strutturale. In generale, infatti, gli interventi strutturali di mitigazione – come barriere anti-alluvione, sopraelevazione delle abitazioni o scorte alimentari di emergenza – sono ancora poco diffusi (meno del 25% degli intervistati) e concentrati prevalentemente tra le fasce di popolazione più avvantaggiate.

«È però interessante notare un dato – sottolinea Irene Palazzoli –. Il 63% degli intervistati ha dichiarato che si sarebbe comportato in modo diverso se fosse stato a conoscenza della pericolosità alluvionale reale, e il 30% sarebbe anche disponibile ad un’eventuale rilocalizzazione».

Anche la diffusione delle informazioni istituzionali, inoltre, è stata ritenuta limitata: più della metà dei cittadini intervistati non sa se il proprio Comune disponga di piani di gestione del rischio di alluvione o di evacuazione, con una consapevolezza solo lievemente più alta tra i residenti dei Comuni colpiti direttamente da eventi alluvionali. Ma circa due terzi degli intervistati ritiene che la conoscenza di questi piani migliorerebbe la percezione del rischio alluvionale, riducendone in modo significativo il rischio.

Del resto, nove intervistati su dieci non si ritengono soddisfatti delle informazioni in loro possesso, che derivano soprattutto da previsioni meteo, televisione e social media. La richiesta da parte dei cittadini è di ricevere indicazioni più chiare sui livelli di rischio locali e sulle azioni concrete possibili per ridurre gli impatti delle alluvioni.

Cosa si può fare quindi? Le studiose suggeriscono prima di tutto di rafforzare e ampliare la conoscenza dei piani di gestione del rischio di alluvione e dei sistemi di allerta, sia attraverso nuovi canali di comunicazione che con il coinvolgimento diretto della cittadinanza.

Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Disaster Risk Reduction con il titolo “Public perceptions and responses to flood risk: Evidence from the 2023 flood events in Italy”. Le autrici, tutte dell’Università di Bologna, sono Irene Palazzoli (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari), Chiara Puglisi (Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati”), Chiara Binelli (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali), Raya Muttarak (Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati”) e Serena Ceola (Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali).

Cervia si candida per ospitare le finali dei campionati giovanili e scolastici Figc: attesi 5mila atleti

Cervia si candida a ospitare le finali nazionali 2026 dei campionati di calcio del settore giovanile e scolastico (Sgs) della Figc, in programma a giugno per tre settimane. Si assegnano 13 titoli nazionali con la partecipazione delle migliori squadre provenienti da tutte le regioni italiane e il coinvolgimento di circa cinquemila atleti nelle competizioni di calcio a 11 maschili e femminili e di calcio a 5 maschili.

La candidatura ufficiale è il frutto di una serie di rapporti avuti, nel corso del 2025, dal Comune di Cervia con la Figc, che ha già manifestato l’interesse a organizzare qui l’evento.  Per garantire un’adeguata organizzazione dell’evento, l’amministrazione comunale ha richiesto la collaborazione dei Comuni vicini per la messa a disposizione di impianti sportivi, strutture di accoglienza, luoghi di raduno ed eventi collaterali.

L’elevato numero di squadre, di atleti e di gare, infatti, rende necessaria una gestione logistica articolata su più Comuni della Romagna, con Cervia capofila della manifestazione e base logistica dei campionati.

La giunta comunale ha deliberato di presentare la candidatura in qualità di capofila e di prenotare la spesa di 120mila euro di contributo da riconoscere alla Figc, secondo modalità che verranno definite, in accordo con la Regione Emilia Romagna e i Comuni coinvolti, qualora la Federazione assegni ufficialmente a Cervia la manifestazione.

Cisl: «Lavorare in stazione è insicuro: dopo i casi di molestie, ora un’auto vandalizzata»

L’autovettura di una lavoratrice di una ditta addetta alle pulizie nella stazione di Ravenna è stata vandalizzata mentre era parcheggiata nell’area interna dello scalo. L’episodio sarebbe avvenuto il 19 gennaio ed è stato reso noto alla stampa ieri, 21 gennaio, dal sindacao Fit-Cisl che torna a segnalare problemi di sicurezza nel contesto della stazione dopo che il 13 gennaio aveva segnalato tre episodi di molestie ai danni di lavoratrici dello stesso ambito. Secondo Cisl la persona denunciata per molestie continuerebbe a frequentare saltuariamente l’ambiente ferroviario, ignorando un cosiddetto Daspo urbano, un provvedimento emesso dal questore per imporre l’allontanamento di persone da determinate zone della città.

«L’episodio del danneggiamento all’auto – si legge nella nota della Cisl – rappresenta un segnale inequivocabile della scarsa sicurezza che regna ormai stabilmente attorno al perimetro della stazione. Il personale percepisce ormai l’intera area esterna e i parcheggi dedicati come una “zona franca” dove il controllo scarseggia, trasformando il semplice atto di recarsi al lavoro in un motivo di ansia e preoccupazione per la propria incolumità e per i propri beni».

Nel comunicato la Fit-Cisl riferisce, inoltre, di aver inviato una segnalazione formale contro la società delle lavoratrici al centro delle vicende: «Una totale assenza di iniziativa, nonostante l’azienda sia in possesso delle copie delle denunce: nessuna comunicazione, nessun contatto telefonico e nessuna manifestazione di vicinanza o attenzione nei confronti delle persone coinvolte. Questo silenzio denota uno scarso senso di responsabilità e un disinteresse preoccupante verso la tutela della dignità e del benessere dei lavoratori. L’immagine che ne emerge è quella di una realtà focalizzata esclusivamente sulla produttività, a discapito delle persone che garantiscono i risultati quotidiani». Il sindacato confida che la committenza valuti con attenzione il comportamento tenuto dall’azienda.

A breve potrebbe prendere avvio un confronto con le istituzioni. «I contatti intercorsi nei giorni scorsi con il sindaco Alessandro Barattoni hanno confermato la comune volontà di avviare un confronto», afferma il segretario della Cisl Romagna, Roberto Baroncelli, aggiungendo che sarebbe arrivata assicurazione per calendarizzare al più presto un incontro con la prefettura.

Al Mic di Faenza apre una mostra sugli hausmaler, i “pittori indipendenti” su porcellana

La porcellana degli hausmaler in Europa nel Settecento” è la nuova mostra che sarà allestita nella Project Room del Mic di Faenza dal 25 gennaio al 22 febbraio a cura di Alessandro Biancalana.«Questa esposizione – afferma la conservatrice Valentina Mazzotti – è il frutto di tanti anni di studio e di collezionismo, condotti da Biancalana, sul tema degli hausmaler e anticipa il suo volume monografico che verrà presentato al Mic di Faenza il 21 febbraio alle 17. Inoltre il Settecento europeo sarà una tematica di grande interesse per il museo nel prossimo biennio e vedrà la realizzazione di un percorso espositivo dedicato».

Ma chi sono gli hausmaler? La traduzione letterale è “pittore in casa”, sono i pittori su porcellana del XVIII secolo che non volevano essere vincolati da un contratto fisso con una fabbrica ed eseguivano il lavoro con un rapporto autonomo e nel proprio laboratorio. Ma non è possibile riunirli sotto una unica denominazione: sono argentieri e orafi, smaltatori, pittori, o soltanto girovaghi. Definiti spesso in maniera dispregiativa (“pittori truffa” a Vienna, “pittori pasticcioni” a Meissen), sono invece artisti di grande spessore e di grande estro. Si sviluppano maggiormente nell’area tedesca, in Boemia e Slesia, ma anche in Inghilterra (China painter) e in Olanda si assiste ad una loro diffusione, anche al femminile: ricordiamo le sorelle Auffen Werth, Sabina e Anna Elisabeth di Augsburg, alcune tra le più grandi tra pittrici su porcellana e maiolica del XVIII secolo. Si possono però identificare alcune località dove vi è stata una fioritura maggiore con l’affermarsi, per così dire, di una scuola decorativa: Norimberga, Dresda, Augsburg, Bayreuth, Memmingen.
Il fenomeno, seppur intralciato dalle industrie ufficiali, tanto che alcuni hausmaler terminarono la loro vita in carcere per questa loro attività, prosegue per tutto l’Ottocento con la creazione di veri e propri laboratori di pittura, e giunge anche fino a noi, mantenendo vivo un settore importante della decorazione ceramica.

«Attorno al 1715 fu probabilmente Bartholomäus Seuter (1677-1754), orafo, incisore, coloritore di seta ad essere uno dei primi artisti a servirsi della porcellana europea di Meissen, – precisa il curatore Alessandro Biancalana – eseguendo fini decorazioni a cineserie in oro graffito sul corpo della porcellana e grandi bouquet di fiori europei policromi sulla maiolica. Da quel momento fu un fiorire di botteghe e di decoratori indipendenti che si cimentarono in questa attività».

L’inaugurazione si terrà sabato 24 gennaio alle ore 17. Ingresso libero.

Info
0546697311
info@micfaenza.org

 

 

Il geologo: «Fiumi trascurati per anni e ora presentano il conto da pagare»

Le scelte fatte e non fatte da chi ha governato il territorio negli ultimi decenni e i cambiamenti del clima, dovuti anche alle azioni dell’uomo, mettono la Romagna di fronte a un periodo di incertezze e rischi per la sicurezza idrogeologica. È la sintesi estrema del lavoro di analisi svolto dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per elaborare il corposo progetto di variante al piano per l’assetto idrogeologico (Pai) che comprende i fiumi romagnoli. Il Pai è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la difesa dal rischio idrogeologico del territorio.

La documentazione – elaborata con la collaborazione delle università di Bologna, Parma e Brescia e i politecnici di Milano e Torino – è stata adottata il 18 dicembre dalla conferenza istituzionale permanente (Cip), l’organo decisionale delle Autorità di bacino distrettuale, composto da ministri e presidenti delle Regioni. Si sono aperti così i 90 giorni per inviare osservazioni da parte di tutti gli interessati, per poi proseguire nel percorso verso l’approvazione definitiva con decreto della presidenza del Consiglio dei ministri.

Circa 1.500 chilometri di fiumi sotto esame, da Bologna a Rimini. Sono state analizzate più di 1.400 sezioni e quasi 300 ponti. Un corposo lavoro di aggiornamento del quadro conoscitivo, necessario dopo l’alluvione di maggio 2023, individuando gli interventi che contribuiscono a garantire la messa in sicurezza di ogni asta fluviale (i dettagli, fiume per fiume, a questo link).
«La crescente vulnerabilità del sistema antropico – si legge in un passaggio della relazione generale – è direttamente collegata sia ai cambiamenti climatici sia alle trasformazioni territoriali generate nel recente passato. Infatti, l’incremento delle temperature globali ha provocato eventi meteorologici estremi più frequenti e intensi, che si sono tradotti in impatti sempre più severi, amplificati da fattori antropici quali l’espansione incontrollata delle aree urbane, il progressivo consumo del suolo naturale e la sua impermeabilizzazione».

Anche l’ex presidente dell’ordine regionale dei geologi, Paride Antolini, ha letto le carte. «L’Autorità ha fatto un notevole sforzo con simulazioni e modelli. Sono stati presi in considerazione eventi con tempi di ritorno di 50, 200 e 500 anni. Sono stati ipotizzati gli effetti di piogge per durate variabili da tre a 18 ore. Un’operazione di analisi idrologica e idraulica finalizzata a capire le condizioni di pericolosità in cui siamo».

Misurato lo stato di rischio, si è passati a definire come intervenire. E qui Antolini è preoccupato: «La mole di interventi necessari per la messa in sicurezza è talmente importante che servirà una quantità enorme di tempo e di risorse, cose che invece scarseggiano. Il tempo è poco perché gli eventi estremi sono sempre più frequenti e le risorse sappiamo che mancano per tanti altri contesti. Bisognerà prendere delle decisioni e non possiamo perderci in polemiche».

Il riferimento va al collega Claudio Miccoli, ex funzionario della Regione che ora si candida a sindaco di Faenza con Lega e Forza Italia e ha annunciato di voler andare nella direzione opposta del Pai «L’Autorità di bacino è la massima istituzione in questa materia – taglia corto Antolini –. Non ha senso mettere in discussione la sua competenza o la sua autorevolezza. Anche se dopo aver visto contestare le posizioni espresse dalla medicina ai tempi del Covid non mi stupisce più nulla».

Oltre a nuove opere attualmente inesistenti, come casse di colmata o argini, il Pai evidenzia la necessità di manutenzione profonda per le opere già esistenti, cioè gli argini. «Non deve sfuggire che in tutte le monografie dedicate ai singoli fiumi viene sottolineata la necessità di opere per evitare collassi in caso di sormonto. Sono km e km di argini da adeguare».
Se la relazione dell’Autorità di bacino richiede manutenzioni, la deduzione è che questa è la grande mancanza degli ultimi anni (ipotesi alla base anche dell’inchiesta della procura che ha indagato 12 persone). «Con eventi climatici meno impattanti abbiamo avuto un lungo periodo senza incidenti – riassume l’esponente del comitato tecnico-scientifico Agire – e ci siamo convinti che sarebbe andata avanti così. E invece di investire nella cura del territorio, si è preferito investire in rotonde, supermercati e lottizzazioni. I cambiamenti del clima hanno accelerato, le precipitazioni sono più intense e ci hanno trovato impreparati. “È arrivata la cambiale da pagare”. Adesso dobbiamo correre ai ripari, con una sola possibilità: dare più spazio ai fiumi, altrimenti non ci salviamo».

Antolini si augura che gli amministratori pubblici sappiano capire la gravità del momento. Anche con decisioni impopolari: «Faccio un esempio riferito a Cesena, dove vivo. C’è un ponte da alzare per la sicurezza. Sento dire che potrebbe essere evitato per non coprire la visuale di alcune case vicine. Se ragioniamo così, alla prossima piena quelle case potrebbero avere problemi peggiori di una visuale coperta». 

Servono 12 casse di laminazione per contenere 30 milioni di metri cubi di acqua

Le alluvioni in Romagna del biennio 2023- 2024 hanno reso più noti a tutti i nomi dei principali fiumi che bagnano il territorio e che hanno causato i dissesti più importanti. In provincia di Ravenna si tratta di Lamone, Fiumi Uniti (creati dalla confluenza di Montone e Ronco), Senio e Santerno. Per ognuno sono previsti interventi dal piano di assetto idrogeologico (Pai) dell’Autorità di bacino (vedi questo link). Il documento non indica costi e tempi.

Lamone, 97 km
Il suo bacino imbrifero comprende la sua vallata e quella del Marzeno, ha una superficie complessiva di 530 kmq (510 alla chiusura del bacino montano), di cui 60 in territorio toscano, per la maggior parte coincidente col comune di Marradi (Firenze).
Si prevede l’adeguamento e il potenziamento del sistema difensivo per il contenimento dei livelli idrici in corrispondenza dell’edificio delle terme di Brisighella, in destra idraulica.
A valle di Brisighella, all’altezza del nucleo abitato di Sarna nei pressi dell’attraversamento stradale di via Molino del Rosso, sono localizzati tre interventi. Tre casse di laminazione fuori linea, prive di opere di regolazione in alveo. La realizzazione prevede il ribassamento del piano campagna e la realizzazione di arginature. Il volume utile è stimato in circa 1,5 milione di mc in sinistra idraulica e 600mila mc in destra.

Marzeno, 33 km
Sorge nel comune di Modigliana, alla confluenza dei torrenti Acerreta e Tramazzo e termina nel Lamone in corrispondenza della città di Faenza.
Realizzazione, adeguamento e potenziamento del sistema difensivo per il contenimento dei livelli idrici in corrispondenza del centro abitato di Marzeno posto in sinistra idraulica, a difesa centro abitato e degli insediamenti produttivi. È previsto, inoltre, il rimodellamento delle prospicienti aree golenali in destra idraulica per consentire l’espansione dell’onda di piena.
A valle del centro abitato di Marzeno due interventi. In sinistra idraulica, in corrispondenza del nucleo abitato di Santa Lucia, una cassa da 1,6 milioni di mc. In destra idraulica, in corrispondenza del nucleo abitato di San Martino, una cassa da 630mila mca.
In corrispondenza di Faenza, il contenimento dei livelli idrici a difesa dell’abitato è attuato grazie ad una pluralità di interventi che sono stati valutati considerando come ultimata l’area di laminazione di via Cimatti attualmente in fase di realizzazione. Sono previsti rialzo e ringrosso dell’argine destro del fiume Lamone subito a valle dell’area via Cimatti, in adiacenza al quartiere di Borgo Durbecco. Tale rialzo dovrà avere uno sviluppo lineare che si estende fino al Ponte delle Grazie.
Un’area di laminazione in sinistra idraulica del fiume Lamone, in corrispondenza del meandro del quartiere di Orto Bertoni con tre possibili soluzioni: 1) la rimozione di un tratto di argine esistente del fiume Lamone al fine di consentire lo sfioro delle portate di piena dell’evento di riferimento nell’area del meandro; 2) la costruzione di rilevati arginali, connessi all’argine esistente, al fine di compartimentare l’area e difendere l’abitato e l’area cimiteriale posti in prossimità di tale area di laminazione; 3) eventuale riprofilatura del piano campagna all’interno del meandro per massimizzarne la capacità di laminazione.
In corrispondenza della confluenza tra Lamone e Marzeno un’area di laminazione nel meandro di via don Giovanni Verità e area compresa tra la via suddetta e il torrente Marzeno mediante l’adeguamento del rilevato arginale esistente e la creazione di nuovi argini. Risulta necessaria la delocalizzazione degli edifici presenti.

Montone (70 km), Ronco (75) e Fiumi Uniti (10)
I Fiumi Uniti costituiscono il più importante sistema idrografico della Romagna, composto da due corsi d’acqua principali, Montone e Ronco, originariamente dotati di foci distinte, che confluiscono presso Ravenna in seguito all’inalveamento artificiale del secolo XVIII. Il bacino ha una superficie complessiva di 1.241 kmq, suddivisibile nei due sottobacini del Rabbi-Montone (531 kmq) e del Bidente, che cambia il suo nome in Ronco a Meldola (626 kmq).
Per il Montone, nel tratto compreso tra la confluenza del rio Cosina e il Cer nell’area faentina, si prevede la realizzazione di tre aree a tracimazione controllata, poste sia in sinistra che in destra idraulica, in cui poter invasare un volume di circa 6,5 milioni di mc, interessando un areale di circa 500 ettari interamente ad uso agricolo.
Nel tratto a monte della confluenza di Montone e Ronco nei Fiumi Uniti (alle porte della città di Ravenna) è prevista un’area di tracimazione controllata, posta tra le due aste arginate: 900 ettari per un volume laminato pari a circa 4 milioni di mc.

Senio, 101 km
L’ultimo degli affluenti di destra del fiume Reno, si forma alla confluenza del rio di Campanara e del fosso della Aghezzola, che nascono alle pendici del monte Carzolano (1.187 mslm), in Toscana.
I primi 17 km sono in provincia di Firenze. Il bacino del Senio si chiude a Ponte del Castello (SS9 via Emilia), presso Castel Bolognese (270 kmq).
Si prevede l’adeguamento e il potenziamento del sistema difensivo per il contenimento dei livelli idrici in corrispondenza del centro di Isola (in sinistra) e della porzione dell’abitato di Riolo Terme prospiciente il corso d’acqua, presso il ponte della Sp306 (in destra e sinistra).
Tra Riolo e Tebano, a monte della confluenza del torrente Sintria, in destra una cassa di laminazione fuori linea, priva di opere di regolazione in alveo e attuata senza ribassamenti del piano golenale.
Il volume utile è stimato in 1,3 milioni mc. A valle della confluenza del torrente Sintria, è strategico il completamento delle casse di laminazione in località Cuffiano da 3,5 milioni di mc.
Tra Tebano e Ponte del Castello, in sinistra, il contenimento dei livelli idrici a difesa dell’abitato di Castel Bolognese è attuato grazie ad un nuovo sistema arginale, arretrato rispetto all’esistente e posto in prossimità dell’abitato, che si sviluppa, a partire da via Ghinotta, lungo i limiti dell’edificato per poi piegare verso est, pressoché parallelo alla via Emilia, fino a Ponte del Castello. In destra, il contenimento dei livelli idrici, a difesa della periferia occidentale di Faenza, è attuato potenziando (rialzo e ringrosso) il sistema arginale esistente lungo la sponda destra del rio Celle ed estendendolo verso monte fino alla Sp66.

Santerno, 103 km
Nasce sull’appennino imolese e confluisce nel Reno. Il Pai analizza il tratto compreso tra Castel del Rio a confluenza Reno, per circa 70 km.
A monte dell’A14 tra Imola e Castel Bolognese è prevista, in destra, la realizzazione di una cassa di laminazione fuori linea, priva di opere di regolazione in alveo e attuata con ribassamenti dei piani golenali. Il volume utile complessivo è stimato in 3,6 milioni di mc.
Il ponte di San Bernardino è uno dei punti critici. Nella zona di Mordano è prevista un’area di esondazione controllata, limitata a sud e a est dagli assi autostradali, ad ovest da via del Condotto, a nord da Valentonia e via Ordiere per circa 900 ettari complessivi. In zona Villa San Martino una cassa di laminazione da 7,5 milioni di mc.

Savio e Bevano gli altri corsi in provincia
Altri corsi d’acqua di minore consistenza toccano la provincia ravennate.
Il torrente Bevano origina dalle colline presso Bertinoro, il suo bacino di complessivi 320 kmq è quasi esclusivamente di pianura. Nel tratto iniziale funge da collettore di numerosi canali di bonifica e la sua foce in Adriatico è l’unica lasciata alla libera divagazione.
Il fiume Savio ha un bacino imbrifero chiuso a San Carlo di circa 639 kmq. Si snoda lungo un percorso tortuoso di 61 Km nel tratto collinare, ove raccoglie anche il contributo del suo affluente Borello, e per altri 27 Km in quello pianeggiante.

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