martedì
17 Marzo 2026

Ravenna in strada a sostegno del popolo iraniano: il flash mob in Piazza del popolo

Un flash mob in piazza a sostegno del popolo iraniano e contro il regime: questa l’iniziativa organizzato dalle associazioni ravennati La via maestra e Casa delle Donne. L’appuntamento è sabato 17 gennaio, alle ore 17, in Piazza del popolo. L’immagine che promuove l’iniziativa “Iran: per la libertà” nasce da un’illustrazione dell’artista ravennate Gianluca Costantini

 

Munizioni al piombo e richiami vietati: tre sanzioni per caccia illegale nel ravennate

Richiami vietati e proiettili al piombo: tre cacciatori, tutti residenti nel Ravennate, sono stati multati per attività venatoria illegale all’interno di un appostamento fisso nella valle “Lavadena”, lungo l’argine sinistro del fiume Reno. I controlli dei carabinieri forestali di Ravenna e degli agenti della polizia provinciale hanno sorpreso gli uomini in possesso di strumentazioni vietate dalla normativa nazionale (in particolare dalla Legge n. 157 del 1992), che disciplina la protezione della fauna selvatica omeoterma e l’esercizio dell’attività venatoria.

Gli operatori hanno quindi proceduto al sequestro dei fucili e degli strumenti, tra cui ripetitori acustici elettromagnetici completi di telecomandi, campane altoparlanti e batterie. Sottoposte a sequestro anche le munizioni da caccia, che comprendevano munizioni al piombo, il cui utilizzo è vietato nelle zone umide naturali a causa del loro impatto ambientale. Sequestrata anche la fauna abbattuta al momento del controllo: quattro esemplari di alzavola.

Nel corso delle operazioni, uno dei cacciatori si è rifiutato di collaborare con il personale operante, opponendo resistenza e allontanandosi dal luogo del controllo. L’uomo è stato rintracciato nei giorni successivi e, oltre alle violazioni in materia venatoria, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria anche per resistenza a pubblico ufficiale.

Consar Ravenna, primo abbraccio del 2026 al Pala De Andrè: arriva Macerata

La Consar Ravenna torna davanti ai propri tifosi per il primo impegno casalingo del 2026, pronta a riabbracciare il Pala De Andrè dopo l’importante successo esterno di Porto Viro. Domenica 18 gennaio, con inizio fissato alle 18, i giallorossi ospiteranno la “nobile decaduta” Macerata, formazione che occupa attualmente il settimo posto in classifica con 18 punti.

Dimitrov e compagni saranno chiamati a confermare quanto di buono mostrato nell’ultimo turno, replicando una prestazione solida e convincente per conquistare una vittoria che risulterebbe fondamentale. Il bottino pieno permetterebbe infatti alla Consar di restare agganciata al treno di testa, con Pineto e Prata che ora guidano la classifica a una sola lunghezza di distanza.

La sfida con Macerata si inserisce nel programma della seconda giornata del girone di ritorno e sarà arricchita da un contorno musicale. Prima del match, Mirko Casadei si esibirà dal vivo proponendo “Romagna e Sangiovese” e una versione moderna e rivisitata di “Romagna Mia”. Canterà e coinvolgerà gli studenti dell’Istituto Comprensivo San Biagio (Don Minzoni), invitati dalla società per assistere alla partita e rendere l’appuntamento al Pala De Andrè una vera «festa di sport, musica e romagnolità».

L’ex cinema di Traversara alluvionato sarà trasformato in un centro polifunzionale

Dopo decenni di chiusura e i gravi danni alluvionali, si apre un nuovo capitolo per l’ex cinema di Traversara: l’edificio, costruito nel 1948 e vincolato dalla soprintendenza è chiuso dal 1995. Grazie a un progetto nato dall’incontro tra il Trust e l’associazione “Traversara in Fiore” sarà trasformato in un centro polifunzionale, con una sala polivalente, cucina, un locale magazzini. I lavori di riqualificazione erano già stati avviati quando l’alluvione di settembre 2024 ha duramente colpito la struttura. Oggi sono ripresi grazie al finanziamento di Trust Alluvioni Romagna.

Un trust è uno strumento giuridico che consente di gestire somme di denaro a beneficio di una collettività con trasparenza, secondo un quadro giuridico rigoroso che disciplina la sua istituzione e gestione. Il Trust Alluvioni Romagna si è costituto nell’ottobre del 2024 e vede la partecipazione dei co-trustee ragionier Giuseppe Lepore e avvocato Benedetta De Donno, che gestiranno le risorse già disponibili e si occuperanno della selezione e del monitoraggio delle attività. La supervisione è affidata al guardiano del Trust, il professor Maurizio Lupoi, massima autorità nel settore a livello nazionale e internazionale.

«Non si tratta solo di ricostruire un edificio – spiegano i promotori del Trust Alluvioni Romagna –, ma di ridare dignità e futuro a una comunità, ripartendo dai luoghi della memoria e della partecipazione. Traversara è stata colpita duramente, ma ha mostrato una capacità di reazione esemplare».

Dopo aver attivato un’e-mail per raccogliere segnalazioni e aver avviato contatti con enti e realtà locali, il Trust ha faticato a individuare proposte concrete, credibili e con un forte valore simbolico. Traversara ha rappresentato la sintesi ideale: un progetto chiaro, una comunità presente, un bisogno reale.
Il progetto di riqualificazione del Trust Alluvioni Romagna prevede il coinvolgimento della comunità, anche attraverso strumenti di comunicazione come il sito ufficiale e la pagina Instagram. Sono già stati ipotizzati incontri pubblici, momenti informativi e attività promozionali sul territorio, in collaborazione con l’associazione Traversara in Fiore.

«Questo primo progetto è solo l’inizio: l’obiettivo è ora quello di coinvolgere nuovi apportatori e individuare altri interventi da sostenere, con la stessa attenzione e responsabilità che hanno guidato questa prima scelta», concludono i trustee.

Basse percentuali al tiro e sconfitta per E Work Faenza a Trieste

Rientro dalle festività non fortunato per l’E Work Faenza. La squadra di Seletti perde (59-51) all’Allianz Dome di Trieste contro la penultima della classe. La bassa percentuale al tiro (16/74) condanna le romagnole, non permettendo di bissare il grande successo pre-natalizio contro la capolista Matelica. La classifica si complica ulteriormente per le faentine: il nono posto con nove punti – appesantiti dai tre di penalizzazione – le colloca in piena zona playout.

La squadra si è presentata a Trieste con un quintetto profondamente rinnovato a cusa di infortuni (Bazan) e partenze (Georgieva): Brzonova in regia, Ciuffoli E. e Zanetti a riempire il pitturato, Guzzoni e Onnela a cercare di portare fuori la difesa triestina. L’inizio però è da incubo: la squadra di Seletti sembra rimasta nello spogliatoi, e praticamente i primi due quarti Trieste (con un filo di gas) fa il bello e cattivo tempo, sia in attacco che in difesa. Il prima quarto finisce 20-10 ed il secondo 34-20, ma con un vantaggio anche di +19. Soprattutto è il 6/34 al tiro dei primi venti minuti di Faenza che non lascia presagire nulla di buono. Dopo l’intervallo Trieste cala di concentrazione e segna solo 4 punti in otto minuti, permettendo a E Work di rientrare nel match, con una lenta ma inesorabile inerzia (42-34 al 30′). Gli ultimi dieci minuti sono una rincorsa affannosa, culminata fino al 51 pari al trentanovesimo. Purtroppo lo sforzo prodotto dalle romagnole viene vanificato con un 8-0 di parziale, che chiude l’incontro meritatamente a favore delle giuliane.

FUTUROSA IVISION TRIESTE: Visintin 8 (1/1, 2/3), Amendola NE, Maza 10 (1/7, 2/4), Donato 2 (1/4, 0/3), Katshitshi 2 (1/4 da 2), Divo NE, Miccoli C. 18 (8/14, 0/2), Srot 6 (3/5, 0/1), Mazzotti NE, Bazzara, Cressati 2 (1/3 da 2), Ravalico 11 (1/2, 3/7) – All: Mura A.
Tiri da 2: 17/41 – Tiri da 3: 7/20 – Tiri Liberi: 4/5 – Rimbalzi: 42 5+37 (Miccoli 15) – Assist: 14 (Maza 4) – Palle Recuperate: 11 (Miccoli 6) – Palle Perse: 22 (Miccoli 5)

E-WORK FAENZA: Brzonova 4 (1/7, 0/2), Ciuffoli C. 2 (1/5, 0/4), Ronchi 12 (1/8, 2/9), Milanovic NE, Zanetti M. 6 (2/5 da 2), Ciuffoli E. 2 (1/3, 0/3), Cappellotto, Guzzoni 6 (2/11, 0/2), Onnela 19 (6/14 da 2), Ceroni NE – All: Seletti P.
Tiri da 2: 14/53 – Tiri da 3: 2/21 – Tiri Liberi: 17/23 – Rimbalzi: 55 25+30 (Zanetti 16) – Assist: 5 (Brzonova 1) – Palle Recuperate: 13 (Onnela 4) – Palle Perse: 22 (Ciuffoli 6)

 

Nuovo stop all’abbattimento dei pini di Viale Romagna: il Tar accoglie l’istanza del comitato cittadino

Si apre un nuovo capitolo nella vicenda del taglio dei pini di Lido di Savio: a seguito dei 9 abbattimenti di sabato 8 gennaio, contestati dal comitato cittadino che dal 2024 lotta per la salvaguardia degli alberi a causa del mancato rispetto delle normative, il Tribunale amministrativo regionale ha sospeso con decreto cautelare l’abbattimento degli alberi in viale Romagna. La notizia è riportata sui due principali quotidiani in edicola oggi, 14 dicembre.

Secondo i membri del comitato “Salviamo i pini di Lido di Savio” gli esemplari erano infatti sani e non pericolosi, e la procedura di abbattimento sarebbe stata annunciata con sole 24 ore di anticipo (invece delle 48 richieste) e sotto la dicitura incorretta “manomissione della pavimentazione stradale”. Da qui la nuova istanza contro il Comune di Ravenna accolta dal Tar ieri, presentata attraverso l’avvocato Virginia Cuffaro e con il supporto di di Animal Liberation odv. 

Secondo il tribunale di Bologna quindi le comunicazioni non sarebbero state trasparenti, e per quanto riguarda lo stato di salute dei pini è stato richiesto all’amministrazione di depositare una relazione sullo stato di avanzamento dei lavori entro il prossimo 3 febbraio.

La prossima udienza è fissata invece al 12 febbraio. Fino a questa data l’ordine imposto dal decreto è chiaro:  «non si proceda all’ulteriore abbattimento di alberi. Ove sia effettuato, si determinerebbe una situazione di estrema gravità ed urgenza stante gli effetti irreversibili che si produrrebbero».

Ultimi giorni per visitare la Biennale del Mosaico: gli eventi al Mar, al Classis e alla Domus dei Tappeti di Pietra

Ultimi giorni per visitare gli allestimenti della IX Biennale del Mosaico contemporaneo di Ravenna: il Mar, che ospita l’esposizione principale Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera, presenta un ricco programma di appuntamenti in attesa del finissage di sabato 17 gennaio, in cui il museo prolunga l’orario di apertura fino alle ore 19. La mostra sarà comunque visitabile fino a domenica 18 gennaio.

La mostra approfondisce uno degli aspetti meno noti ma più affascinanti della produzione dell’artista russo-francese: il suo rapporto con il mosaico, inteso non come semplice traduzione tecnica dell’opera pittorica, ma come vero e proprio linguaggio espressivo autonomo. In occasione degli ultimi giorni di apertura, il museo propone visite guidate sabato 17 e domenica 18 gennaio alle ore 16.30, per immergersi al meglio meglio nel percorso espositivo e accompagnare il pubblico nel processo creativo dell’artista. Per i bambini dai 5 agli 11 anni, sabato 17 gennaio alle ore 16 è prevista una visita animata con laboratorio, pensata per avvicinare i più piccoli all’universo poetico di Chagall attraverso il gioco e la creatività.
Fino al 18 gennaio, tutti i visitatori che compileranno il questionario di gradimento riceveranno un catalogo d’arte in omaggio, come segno di ringraziamento per la partecipazione e il contributo offerto.

Sabato 17 il Mar non ospiterà solo la giornata del finissage della mostra di Chagall, ma anche di quello della IX Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna  (anch’essa visitabile fino al 18 gennaio). Il programma si articola in due momenti principali: alle 16, nel quadriportico del Mar, si terrà Rizomi, performance sonora a ingresso gratuito a cura di Viviana Piraneo , in dialogo con l’opera (T)Essere di Lisa Martignoni, realizzata in collaborazione con Dimensione Mosaico nell’ambito delle Residenze Musive II. La performance vedrà protagonisti James André Arevalos, Federica Maglioni e Cristina Meldolesi, in un dialogo improvvisato tra suono e materia musiva.

Alle 17 seguirà la presentazione dei cataloghi delle mostre personali e parallele di Shahzia Sikander Breath e Omar Mismar Studies in mosaics, ospitate a Palazzo Rasponi dalle Teste di Ravenna. Le due esposizioni hanno indagato il ruolo del mosaiconelle pratiche artistiche contemporanee, affrontando temi legati all’identità, alla politica e alle tensioni sociali del presente. Nel corso dell’incontro verrà inoltre presentato il catalogo della mostra di Marco De Luca La superficie dell’anima, tenutasi presso la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro di Bologna, dedicata a uno dei principali protagonisti dell’arte musiva contemporanea ravennate.

Gli eventi per la chiusura della biennale interesseranno anche il Museo Classis Ravenna, che sabato 17 gennaio ospiterà l’ultimo incontro della rassegna Passeggiate in mostra con i curatori (ore 15.30). Fabrizio Corbara condurrà i visitatori alla scoperta di “Mosaici su carta. Da Ravenna a Parigi”. L’esposizione racconta il ruolo fondamentale delle riproduzioni su carta da lucido dei mosaici antichi nella diffusione internazionale del patrimonio musivo ravennate.
Le riproduzioni, realizzate da Alessandro Azzaroni e Giuseppe Zampiga, provengono dalle collezioni della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna e del Liceo Artistico “Nervi Severini”.
La visita guidata ha una durata di 45 minuti ed è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo (8 euro intero, 6 euro ridotto).

Inoltre, saranno gli ultimi giorni per visitare anche i progetti ospitati alla Domus dei Tappeti di PietraSynapse, la mostra diffusa a cura di Pietro Marini, con le opere di Giorgia Baroncelli, Federico Ferroni e Lorenzo Scarpellini, arricchite da un’installazione sonora del professor Alessio Mastrorillo e Exhibit Ravenna, a cura di Alessandro e Francesco Tedde, in collaborazione con Demetra Formazione, Accademia di Belle Arti di Ravenna e Antropotopia Aps, propone una rilettura innovativa del linguaggio musivo, integrando il suono come elemento creativo e trasformativo, per un’esperienza immersiva e multisensoriale.
Le esposizioni sono comprese nel biglietto di ingresso alla Domus (6 euro intero, 5 euro ridotto).

Un ravennate all’Australian Open: Francesco Rametta nello staff tecnico di Nerman Fatic

Dopo la salvezza alla prima partecipazione in A1, arriva un’altra grande soddisfazione per il ravennate Francesco Rametta. Il capitano del Circolo Tennis Zavaglia ha fatto parte dello staff tecnico di Nerman Fatic durante le qualificazioni al tabellone principale dell’Australian Open, uno dei quattro grandi tornei dello Slam che si gioca sul cemento di Melbourne.

«Io e Nerman ci siamo conosciuti a Ravenna, quando ho iniziato a lavorare nel suo team come preparatore atletico – racconta Rametta –. Da lì è nata un’amicizia che va oltre il campo. Anche se oggi seguiamo percorsi diversi, ogni anno ci ritroviamo al Circolo Tennis Zavaglia durante la stagione di serie A (squadra in cui da diversi anni milita Fatic, ndr). Da questo rapporto è nato l’invito ad accompagnarlo agli Australian Open in qualità di preparatore atletico, che ho accettato con grande entusiasmo».

A livello di risultati non è stata un’avventura fortunata per Fatic. Il bosniaco si è dovuto inchinare al giapponese Nishioka con il punteggio di 6-1 6-2 durante il primo turno di qualificazioni, non riuscendo così ad entrare nel tabellone principale del torneo. «È stata un’esperienza breve ma intensa, nella speranza di tornare in futuro – dice Rametta -. Per me è stato un sogno: ambire anche solo ad assistere a un match di uno Slam è un obiettivo per ogni appassionato di tennis, e poterlo vivere all’interno di uno staff è stato un privilegio. Entrare negli spogliatoi e leggere sui locker i nomi di Jannik Sinner, Novak Djokovic, Carlos Alcaraz e di tutti gli altri giocatori è stato incredibile. Poter osservare da vicino la loro preparazione nell’affrontare uno Slam non ha avuto prezzo. Vivere questa esperienza mi ha aiutato tantissimo, sia dal punto di vista della crescita professionale che umana. Ho cercato di portare a casa un grande bagaglio di informazioni da trasmettere alle future generazioni tennistiche che ogni giorno passano dal Circolo Tennis Zavaglia».

«Il mondo della moda può essere tossico per le ragazze fragili»

Pendolare tra Ravenna e Milano, per quasi dieci anni, per costruirsi una carriera da modella senza rinunciare alle proprie radici. Barbara Prezia, cresciuta a Ravenna ma di origini albanesi, ha sognato quella vita fin da bambina. Oggi il suo curriculum conta (tra le altre) collaborazioni con Guess, Yamamay e Stroili Oro, la partecipazione alla decima edizione di Pechino Express (2023) e un progetto musicale esordiente firmato con lo pseudonimo di Blüette. La carriera da modella la descrive così: «Piena di soddisfazioni, a tratti stancante e competitiva». Per arrivare la bellezza non basta, servono «coraggio, grinta e sicurezza in se stesse. E un piano B nella vita che non può prescindere dallo studio…».

Quando e come ha iniziato a lavorare come modella?
«Da piccolissima. Mia madre mi iscriveva a tutte le sfilate e casting per bambini, e già nell’infanzia ho collaborato con un marchio come Original Marines. I miei genitori sono stati letteralmente i miei primi fan, pronti a scarrozzarmi su e giù per l’Italia, tra Milano, Torino e Roma. Crescendo mi sono fermata per lasciare spazio allo studio. Accantonavo la moda d’inverno e riprendevo in estate. Nel 2013 ho iniziato a farne una carriera a tutti gli effetti».

È possibile distinguersi in questo ambito vivendo in provincia?
«Certo, ma richiede tanta voglia e passione. È una professione che in generale richiede carattere forte, astuzia, furbizia e voglia di arrivare, perché la competizione è tanta. A 20 anni ero fidanzata con un ragazzo romagnolo e non volevo trasferirmi a Milano da sola: per otto anni ho continuato a fare la pendolare. Ma abbiamo la fortuna di vivere in una provincia strategica e ben collegata, il resto dipende dal tuo impegno: quando capitava una buona occasione mollavo tutto e correvo sul primo treno per Milano Centrale».

Quali sono le altre caratteristiche necessarie per emergere, oltre alla passione e alla cura del proprio aspetto?
«È un lavoro che richiede tanto coraggio e un po’ di sfacciataggine. Una personalità esplosiva funziona molto meglio di una timida e introversa. La mentalità poi è fondamentale: ho sempre partecipato ai casting con la convinzione di farcela. Se parti da casa con un pensiero positivo radicato in mente hai molte più possibilità di successo. Siamo fatti di energia e la positività viene percepita, soprattutto in un ambiente di relazioni umane come il nostro».

È un ambiente sicuro per le ragazze più giovani?
«Dipende. Quando ho cominciato io erano altri tempi, e la situazione era più tranquilla. Il male esiste da sempre, ma negli ultimi 15 anni tutto sembra degenerato in peggio, e anche prendere un tram da sole a Milano per andare a un casting può fare paura. Non è solo una questione di molestie però, un ambiente come quello della moda può essere tossico per le ragazze più fragili. L’amor proprio e la sicurezza sono fondamentali, perché c’è chi cercherà di distruggerle a suo vantaggio. Io sono stata fortunata geneticamente, sono sempre stata magra, ma anche quando pesavo 46 chili c’era chi mi diceva che ero grassa. Mi proponevano pillole o droghe, “per perdere quel chiletto in più e far sporgere le ossa”. Ero molto giovane, ma non ho mai ceduto solo grazie al mio carattere forte e alla consapevolezza di quanto valgo. Alle ragazze più giovani che si affacciano su questo mondo vorrei dire proprio questo: non fidatevi di chi vi dice che siete troppo grasse per lavorare, credete in voi stesse, non lasciate che vi stravolgano, anche se a un certo punto vi sembrerà che tutti vogliano farlo».

Qualche aneddoto da set che vale la pena ricordare?
«Ce ne sono tanti, tutti a lieto fine per fortuna. Quelli che ricordo con più affetto e divertimento partono da una mia dimenticanza: una volta sul set di Stroili mi era stato chiesto di presentarmi perfettamente depilata sulle braccia e con le unghie corte, per far risaltare al meglio i gioielli. Io mi sono completamente dimenticata e mi sono presentata al naturale. Non mi ero mai depilata le braccia, nemmeno per le campagne di intimo. Quando mi hanno visto sono rimasti di sasso, hanno portato i rasoi sul set e hanno iniziato a radermi davanti a tutti. Un’altra volta invece ero di rientro da un viaggio e le mie unghie erano distrutte. Mi sono ritrovata di nuovo sul set con tre persone intente a farmi la manicure all’ultimo minuto. Però sono sempre stati tutti carini con me, nessuno mi ha rimproverato, ci abbiamo riso su e abbiamo girato qualche video di backstage più buffo del solito».

Quali sono le difficoltà più grandi di questo lavoro?
«L’età. E non solo per richieste di casting, ma per le forze fisiche e psicologiche che iniziano a venire meno. In molti pensano che fare la modella sia un lavoro semplice, dove non devi fare nulla se non piazzarti davanti all’obiettivo. Non sanno cosa vuol dire stare in posa per ore sui tacchi, anche in posizioni scomode, farsi lavare, truccare pettinare a rotazione per tutto il giorno, mantenendo sempre la lucidità e sentendosi sempre al top. A volte quando esco da un set “sono da raccogliere con il cucchiaino”, e ho bisogno di un paio di giorni di solo relax, silenzio e massaggi alla schiena».

Come ci si reinventa quando finisce la carriera da modella?
«Me lo chiedo spesso anche io (ride, Prezia ha 34 anni, ndr). Da parte mia, ho la fortuna di avere sempre avuto altri progetti oltre al mio lavoro da modella, primo tra tutti la musica. La carriera nel mondo della moda finisce presto per tutte, tranne che per le pochissime superstar mondiali. Bisogna continuare a studiare quando si è giovani, e avere sempre un piano B: tra poco uscirà il mio primo progetto musicale, un sogno in cui credo tanto. Ci sono voluti cinque anni per scriverlo. È nato in un momento molto buio della mia vita, cercavo di rialzarmi dopo la chiusura di una storia di nove anni e ho buttato tutto nella musica e nelle parole. È un album che parla di depressione e fragilità. Ho detto che nel mio lavoro servono forza e coraggio, ed è vero. La musica mi ha dato modo di sfogare tutto quello che ho dovuto reprimere in questi anni per andare avanti. Non voglio diventare una cantante famosa, ma dare voce anche a questa parte di me. Per il resto, c’è qualche sorpresa in programma per il prossimo anno, magari anche un ritorno in tv…».

Quanto conta nel settore essere rappresentati da un buon agente?
«È importantissimo. Da sola non ce la farai mai: l’agenzia seleziona per te i casting migliori, ti invita agli eventi e ti fa ricevere comunicazioni esclusive. Se si vuole lavorare con grandi nomi, tipo Gucci, è impensabile presentarsi senza agente, non sarebbe professionale. È importante ricordare anche che le vere agenzie non chiedono soldi per colloqui o book fotografici, ma investono su di te fin dal primo momento».

E i social invece che ruolo hanno?
«Troppo forte, purtroppo. Oggi la modella deve gestire due lavori, quello nella moda e quello da content creator. È un circuito: devi essere attivo sui social per iniziare partnership con brand da mettere a curriculum e che garantiscono una seconda entrata, al tempo stesso devi guadagnare follower per farti conoscere e riconoscere ai casting e per far funzionare meglio le collaborazioni con le aziende. Negli ultimi mesi sono stata assorbita da lavoro e progetti personali e non ho dato più peso ai social e ho visto i numeri calare solo per mancanza di costanza nella pubblicazione. Quando vado in vacanza, mi trovo sommersa da pacchi di collaborazioni al ritorno: non ho ancora rimesso piede in casa e mi trovo a spacchettare, filmare, montare… è molto stancante. Personalmente poi, i social mi mettono a disagio. Io non sono quella che mostro. Siamo obbligati a dare una finta immagine di noi che spesso manda in crisi le ragazze più giovani, creando le cosiddette “fashion victim”: ragazze perse alla rincorsa di modelli irraggiungibili, filtrati e ritoccati che si scontrano con anoressia, depressione e insoddisfazione cronica».

Due appuntamenti in provincia con “Sciroppo di Teatro”: la speciale “ricetta” pediatrica che promuove cultura e creatività

Il teatro come “medicina straordinaria” per prendersi cura di sé insieme agli altri: il progetto di welfare culturale si prepara per il quinto anno in tour per i teatri dell’Emilia-Romagna, coinvolgendo oltre 260 pediatri, 43 centri per le famiglie e 31 teatri in 30 comuni della regione.

L’idea nasce da Ater Fondazione in collaborazione con gli assessorati alla Cultura, al Welfare e alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna e prevede che i pediatri e i centri regionali “prescrivano” ai più piccoli la visione di spettacoli per famiglie a prezzo calmierato, con l’idea di promuovere la creatività, la cultura e la fruizione degli spazi teatrali.

Per la quinta edizione, il progetto si presenta con una nuova formula: il voucher personale distribuito da pediatri e centri per le famiglie diventa pass di gruppo, un Family&Friends Pass che consente l’accesso a uno spettacolo fino a 6 persone, al prezzo di 3 euro a testa. Il pass garantisce l’ingresso a un’intera famiglia, se numerosa, ma è utilizzabile anche da nuclei non necessariamente familiari, così da coinvolgere amici, compagni di scuola, vicini.

Degli oltre 90 spettacoli in cartellone, due date sono in programma anche provincia di Ravenna: si parte domenica 18 gennaio a Conselice con Closciartdegli Eccentrici Dadarò; a Russi, invece, l’appuntamento è domenica 25 gennaio con Circo Miranda di Fontemaggiore Teatro. Il programma completo di tutti gli spettacoli della rassegna è consultabile online. Gli spettacoli sono aperti a tutti, anche senza la “ricetta” del pediatra.

«Il teatro è stare insieme, condividere emozioni – sottolineano gli assessori regionali Gessica Allegni (Cultura), Isabella Conti (Welfare) e Massimo Fabi (Politiche per la salute) -. Grazie a questo progetto che coinvolge sempre più famiglie, il teatro diventa un’opportunità, uno stimolo a prendersi cura di sé, a sollecitare la creatività e rafforzare il senso di comunità. In questo senso la cultura diventa un vero e proprio strumento di welfare, capace di generare benessere psicofisico, inclusione sociale e crescita personale. Quello del teatro è un linguaggio universale, che vogliamo continuare a incentivare e promuovere perché fa bene ai singoli così come alle comunità, ed è un investimento strategico per il futuro del nostro territorio».

Il servizio idrico a Ravenna è stato ripristinato. «Ma ai piani alti l’acqua potrebbe tardare…»

I lavori in corso da stanotte per la riparazione di una delle principali condotte idriche della città di Ravenna sono in via di ultimazione. Lo scrive il Comune di Ravenna nel suo ultimo aggiornamento, quello delle ore 11.45, in cui si legge che «il servizio idrico è ripristinato».

Il Comune precisa comunque che, «vista l’estensione molto ampia dell’area coinvolta dal disservizio, anche se la rete sta progressivamente andando in pressione l’acqua non arriverà subito e contemporaneamente dappertutto. In particolare potrebbe tardare ad arrivare ai piani alti».

Qualora si dovessero verificare ancora dei disservizi, probabilmente dovuti alla presenza di bolle d’aria nella rete, è attivo il numero verde di Hera 800713900.

«L’Emilia-Romagna è sismica, il terreno sabbioso amplifica le scosse. La prevenzione parta dall’edilizia»

Ci sarebbe il fenomeno di spostamento dell’Appennino verso il Mar Adriatico all’origine delle due scosse di terremoto chiaramente percepite nella mattinata di ieri (13 gennaio) in provincia di Ravenna. L’epicentro dei due movimenti sismici, di magnitudo 4,3 e 4,1, è stato registrato a sud ovest di Russi (ore 9.27) e a est di Faenza (9.29) mentre l’ipocentro è collocabile a una profondità di 23 e 22 km sotto la superficie terrestre. «Una scossa tutto sommato profonda e contenuta, localizzata in un’area che di per sé riscontra un notevole interesse sismico» spiega Rodolfo Carosi, professore ordinario di Geologia strutturale all’Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana dal 2024. Secondo l’esperto, le caratteristiche morfologiche dell’Emilia-Romagna potrebbero portare in futuro anche a sismi di intensità più elevata: «La prevenzione deve partire dall’edilizia. Oggi l’adeguamento sismico delle strutture è più che mai necessario».

Professore, può spiegarci come funzionano i terremoti nel nostro territorio?
«L’Emilia-Romagna è un’area sismica caratterizzata da fratture e faglie inverse, dovute allo spostamento della catena appenninica verso l’Adriatico. Si tratta di un movimento minimo, di pochi millimetri l’anno, ma continuo. Il movimento e la tensione su queste faglie generano onde sismiche e terremoti. Questo tipo di frattura porta alla creazione di faglie inverse, che possono affiorare in superficie o restare in profondità. L’origine delle scosse di martedì 13 è collocabile in profondità, con un ipocentro a circa 20/22 km dalla superficie terrestre, ma comunque attribuibile a questo tipo di moti continui».

Dobbiamo aspettarci nuove scosse di assestamento nel breve periodo?
«È difficile dirlo. La zona è sismica e guardando carte degli ultimi anni vediamo che la tettonica è continua. Non è un’ipotesi da escludere, anche se è presto per dirlo con certezza».

Nonostante l’avanzamento tecnologico infatti, i terremoti non si possono ancora prevedere. Ci sarà modo per farlo in futuro?
«Molti ricercatori stanno lavorando proprio su questo tema. Per il momento, si cerca di studiare tutte quelle dinamiche che avvengono attorno a un terremoto: captare i moti premonitori, i movimenti delle acque e dei fluidi del sottosuolo, in modo da riconoscere in anticipo i segnali. Si stanno portando avanti anche lavori sperimentali sulle faglie e sulla loro formazione, ma siamo ancora lontani da risultati certi. Non tutte le faglie sono in affioramento, ed è difficile percepire lo stato di stress di quelle più profonde». 

Scosse chiaramente percepibili e paura collettiva, ma non si sono registrati crolli in città. Questo dipende dalla qualità delle costruzioni o dalle particolarità del nostro terreno?
«Principalmente dal fatto che l’ipocentro è collocato in profondità: più la frattura è superficiale e più la spinta sul terreno è critica. Inoltre, si è trattato di un sisma di magnitudo contenuta, seppur percepibile. Un terreno come quello romagnolo, argilloso e sabbioso, in realtà non aiuta: amplifica le onde sismiche e intensifica gli scuotimenti. Le sabbie che contengono acqua poi possono portare a un fenomeno di “liquefazione del suolo”, dove un terreno apparentemente stabile si apre con le scosse fino “ad inghiottire” le case, facendole sprofondare».

Potremmo essere soggetti anche a terremoti di magnitudo più alta in futuro?
«Sì, ce lo insegna la storia: già a cavallo tra il 600 e il 700 si è registrato un terremoto di magnitudo superiore a 6 in Emilia-Romagna. Guardando a tempi più recenti, il sisma di Mirandola del 2012 ha superato i 5 gradi sulla scala Richter. Queste non sono nemmeno le magnitudini più alte che possiamo aspettarci. Come già detto, ancora non è possibile prevedere quando, ma si possono già identificare zone naturalmente più a rischio. Stando alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, la città di Ravenna e la costa si trovano in una fascia meno a rischio (giallo chiaro, 0.150 – 0.175 ndr) rispetto alla zona dell’entroterra che comprende Faenza, Imola, Forlì e Cesena (zona arancione, 0.200 – 0.225 ndr) e del lughese (giallo scuro, 0.175 – 0.200 ndr). Sebbene l’Emilia-Romagna non sia una regione altamente critica come Sicilia, Calabria o Friuli Venezia Giulia, è bene prestare una certa attenzione».

E per quanto riguarda i maremoti?
«Nonostante l’Adriatico non sia paragonabile ai grandi mari aperti, come quello delle Andamane, o agli oceani, la sismicità della zona non esclude il rischio di maremoti ed eventuali tsunami. Vista la portata del bacino idrico non dovremmo aspettarci danni enormi, ma nemmeno escludere l’eventualità».

Quali sono le buone prassi da seguire per mettersi in salvo durante una scossa?
«Le buone prassi dovrebbero partire dall’edilizia: ad oggi, costruire in maniera antisismica è l’unica soluzione che abbiamo per prevenire danni a cose e persone in caso di terremoto. Purtroppo in Italia troviamo ancora molte strutture datate, mai adeguate. Quando terremoti superficiali colpiscono vecchi centri e borghi il prezzo si paga caro, come abbiamo visto ad Amatrice. Per quanto riguarda la sicurezza personale, è importante non precipitarsi fuori nel pieno dell’emergenza, ma attendere la fine delle scosse al riparo sotto un tavolo, un letto o nel vano di una porta di un muro portante. All’aperto invece è necessario allontanarsi quanto più possibile da edifici, alberi, lampioni e linee elettriche. Il consiglio è quello di controllare le linee guida sul sito Ingv terremoti, dove vengono elencate le azioni da mettere in pratica prima, durante e dopo l’emergenza».

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