mercoledì
18 Marzo 2026

C’è chi ha battuto Birkenstock e ora prova a resistere alla crisi e ai cinesi

Il marchio di calzature Valleverde, nato a Rimini negli anni ’70, era uno dei brand più noti della moda Made in Italy fino agli anni ‘90 e da dieci anni è di proprietà di una società di Fusignano, la Silver 1 di Elvio Silvagni, che l’ha acquisito per 9 milioni di euro e l’ha fatto rinascere dopo il fallimento del 2013.

Nel 2025 la Silver 1 ha fatturato circa 30 milioni con tre marchi: Valleverde, Rafting Goldstar e Biomodex. «Dieci anni fa Valleverde era ormai fuori dal mercato – ricorda l’imprenditore ravennate, oggi 73enne –. Ci furono diverse aste deserte e noi l’acquistammo alla settima. Avevamo visto che c’era un potenziale e adesso possiamo dire di aver vinto la scommessa, ma non è stato facile». La ricetta del rilancio ha diversi ingredienti: «Abbiamo proposto collezioni giuste al giusto prezzo – riassume Silvagni –. In Italia le persone hanno meno soldi a disposizione e sono cambiate le priorità: vestirsi eleganti adesso viene dopo a viaggi e ristoranti. Se proponi una scarpa sopra ai 100 euro le vendite calano».

Le scarpe Valleverde oggi sono in vendita in 1.200 negozi in Italia, di cui uno a Lugo, di proprietà diretta del gruppo Silvagni: «È un modo per avere una presenza nella rete di vendita al dettaglio, ci aiuta a tenere il polso della clientela. È un termometro anche per capire i nostri concorrenti».

La produzione Silver 1 è concentrata per la maggior parte nello stabilimento di Fusignano (dove lavorano circa 70 persone), un 30 percento viene realizzata in Slovacchia e Romania. Storicamente Fusignano è stata una culla della manifattura calzaturiera: «Oggi di fatto siamo rimasti solo noi. Quando avevo 16 anni andai alla scuola Arsutoria di Milano perché a quel tempo per un fusignanese voleva dire avere un lavoro sicuro, visto che in paese tutti lavoravano nei calzaturifici. Nel 1979 ho fondato la mia prima azienda e oggi facciamo fatica a trovare nuovi lavoratori, per lo più sono stranieri che non hanno competenze specifiche, non hanno alle spalle una formazione verso l’artigianato e quindi cerchiamo di formarli internamente, ma non è facile».

L’imprenditore non è ottimista per il futuro del settore moda in Europa. Una preoccupazione ancorata ai numeri: «A parità di qualità della scarpa, produrre in estremo oriente costa il 40 percento in meno, sia per la manodopera che per l’energia. È chiaro che la gara sui prezzi non si può fare e così i prodotti cinesi invadono i nostri mercati».

La contesa dovrebbe spostarsi sulla qualità del prodotto, ma è un’altra sfida che Silvagni teme non avrà presa sulla clientela: «Oggi anche l’alta moda si sta accontentando di abbassare gli standard. Ci sono nazioni emergenti con tanta popolazione e lì sarà il manifatturiero del mondo: Cina, India, Pakistan». Servirebbe l’azione della politica. Silvagni ha provato a scuoterla a colpi di ciabatte. A giugno 2025 è stata presentata “Sveglia Europa”, nuova collezione di Valleverde: «Siamo soddisfatti di quella mossa. Ho voluto dare un messaggio da imprenditore, perché credo nell’industria italiana. L’Europa deve diventare un’unione federale con un parlamento unico eletto da popolo. Vorrei un’Europa che conta di più».

All’interno del continente che Silvagni vorrebbe più protagonista sulla scena mondiale si è consumata una delle battaglie legali più sfiancanti per la Silver 1. L’estate scorsa la corte d’appello di Milano ha dato ragione alla Rafting Goldstar con la conferma del giudizio di primo grado che aveva dichiarato nullo il ricorso di Birkenstock, colosso tedesco delle calzature con un miliardo di fatturato annuale, teso a registrare il disegno della suola come opera d’arte. Il giudizio è arrivato dopo lo stop della Corte d’Appello di Parigi, della Cassazione tedesca e della Corte Ue: il battistrada della suola dei sandali tedeschi non è brevettabile. «Resta solo il giudizio della Cassazione italiana – dice Silvagni – e finora abbiamo vinto ovunque. Però non è stato semplice. Ma è una storia che dice molto del nostro settore: il pesce grosso cerca di mangiare il pesce piccolo. La difesa dalle accuse ci è costata per le parcelle degli avvocati, ma alla fine c’è stato un ritorno di immagine perché tante altre aziende si sono trovate nei nostri panni e noi siamo stati i primi ad aver contrastato Birkenstock».

Il Grande Puffo e i personaggi di Frozen tra la neve di Lugo – FOTO

Il Grande Puffo e l’Uomo Ragno tra la neve di Lugo? L’effetto è straniante, oltre che divertente. Ed è stato ottenuto dal fotografo lughese Marco Scardovi, grazie ai giochi del figlio e singolari prospettive tra angoli noti e meno noti della città di Baracca. Ne è nata una piccola fotogallery (realizzata solo grazie allo smartphone), che pubblichiamo qui sopra.

Un intervento da oltre 2 milioni per ampliare e ammodernare il Centro di ricerca ambientale di Marina di Ravenna

La Giunta ha approvato nei giorni scorsi il progetto esecutivo per la realizzazione di nuove infrastrutture ed efficientamento energetico del Centro di ricerca ambiente, energia e mare di Marina di Ravenna (una delle sedi del Tecnopolo di Ravenna intitolato a Raul Gardini).
L’intervento interesserà il complesso immobiliare di Via Ciro Menotti 48, già in parte rifunzionalizzato attraverso due precedenti bandi della Regione, che ospita tre laboratori e uno spazio d’incubazione e co-working. I nuovi lavori di ammodernamento richiederanno un impegno economico di poco più di 2 milioni e 45 mila euro, di cui quasi un milione e 700 mila euro ottenuti tramite un bando della Regione Emilia-Romagna; poco più di 320 mila euro di fondi comunali e 25 mila euro di fondi Unibo.

Il progetto prevede la realizzazione di altri quattro laboratori di ricerca e tre uffici, ulteriori servizi igienici e un punto ristoro nell’edificio principale, oltre al ripristino della portineria. È previsto inoltre un significativo risparmio energetico, grazie all’installazione di un impianto fotovoltaico unico per entrambi gli edifici connesso alla rete elettrica di distribuzione. A conclusione dell’intervento potranno insediarsi nuovi laboratori e gruppi di ricerca, permettendo al Centro di rafforzare la propria capacità di rappresentanza in ambito scientifico e di ricerca interdisciplinare.

«L’obiettivo – dichiarano gli assessori ai Lavori pubblici, Massimo Cameliani, e ad Attività economiche, Fabio Sbaraglia – è supportare sempre di più le attività di ricerca e innovazione che l’Università di Bologna svolge nell’ambito del Tecnopolo di Ravenna, in stretta collaborazione con la Fondazione Flaminia quale ente gestore. Insieme lavoriamo per potenziare le attività del Centro di ricerca di Marina di Ravenna, che opera in settori davvero importanti, come la gestione sostenibile dell’energia e dei rifiuti, le scienze e le tecnologie del mare, con particolare riferimento alla crescita blu sostenibile. La ricerca è, infatti, di fondamentale importanza per sviluppare soluzioni innovative da mettere a disposizione del mondo dell’impresa per affrontare la grande sfida della transizione energetica».

Tra le attività che prenderanno il via nei nuovi spazi, anche un laboratorio sulla ricerca sensoristica applicata alla salute e alla sicurezza sul lavoro nonché sulla robotica marina e sul monitoraggio ambientale. Inoltre, saranno messi a disposizione nuovi spazi per i due laboratori “Fraunhofer innovation platform on waste valorisation and future energy supply (Fip-web@Unibo)” e “Hydrogen and carbon use through energy from renewables (Hc-Hub-ER)”, spazi aggiuntivi in cui verranno svolte attività che riguardano la produzione di composti carboniosi per la purificazione delle acque reflue e lo sviluppo di tecnologie per la produzione di idrogeno e per la cattura e l’utilizzo di anidride carbonica.

Seminava il panico al supermercato con un “taser” artigianale: denunciato uno studente minorenne

Armato di una pistola a impulsi elettrici costruita artigianalmente, seminava il caos con gli amici in un supermercato di Castel Bolognese: uno studente minorenne è stato fermato e denunciato dai carabinieri.

I militari della stazione di Castel Bolognese, in collaborazione con l’unità operativa di Faenza, sono intervenuti sul posto raccogliendo testimonianze e identificando tutti i presenti. Il giovane, perquisito, è stato trovato in possesso di una sorta di “taser” fatto in casa che è stato immediatamente sequestrato dalle forze dell’ordine. Il ragazzo è stato portato in Casema e denunciato al tribunale per i minorenni di Bologna per porto abusivo di oggetti atti ad offendere, mentre la pistola è stata sequestrata e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Nuovo arresto agli Speyer per possesso di hashish e resistenza: due agenti feriti nella colluttazione

Continuano nei primi giorni del 2026 le attività di controllo della Polizia di Stato nell’area dei Giardini Speyer: nella serata di ieri, 11 gennaio, un 26enne è stato arrestato per possesso di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale.

Si tratta di un cittadino guineano regolare sul territorio nazionale che, durante i controlli di routine avrebbe assunto fin da subito un atteggiamento aggressivo e oppositivo. Nel corso della colluttazione, due agenti di polizia sarebbero rimasti feriti, riuscendo comunque a fermare l’uomo e procedere con i controlli.

La perquisizione ha dato modo di rinvenire circa 19 grammi di hashish e una somma di denaro contante probabilmente riconducibile all’attività di spaccio. Gli agenti hanno quindi proceduto al sequestro e, visti i precedenti del giovane, all’arresto. Il 26enne s trova ora nelle camere di sicurezza della Questura di Ravenna, in attesa del giudizio per direttissima.

Dinosauri, tennisti e pinguini “a mollo” nell’Adriatico per il tradizionale Tuffo della Befana

Quasi ottanta “tuffatori” hanno sfidato le acque gelide dell’Adriatico per il tradizionale Tuffo della Befana di Cervia. Come ogni anno, il ritrovo è stato organizzato sulla spiaggia di Tagliata (all’altezza del viale Sicilia) ma, a causa delle nevicate della giornata dell’Epifania, la data è stata spostata a ieri, 11 gennaio.

Come da tradizione, ai più temerari in costume da bagno si sono aggiunti i tuffatori con i tradizionali costumi goliardici, tra dinosauri, cupcake, scimmie con tavole da surf, squali e “tennisti romagnoli”, con uniforme sportiva bianca e racchette antizanzare. Ai travestimenti più originali anche un premio: ad aggiudicarselo sono stati proprio i tennisti, i dinosauri “Bis-Rex” e i “Pinguini sguatteri nucleari”. Menzione speciale anche a Fabio Bertozzi, con un costume composto da scarpette rosse e la scritta “basta” contro ogni forma di violenza di genere. I tuffatori (dai 6 ai 78 anni) si sono lanciati in mare poco dopo le 15, con una temperatura di circa 4 gradi e l’incitamento della folla e le note della mazurka a scaldare gli animi.

La giornata di festa organizzata dalla Proloco Riviera dei Pini è partita già dalle 8 del mattino, con la pedalata cicloturistica in mountain bike, in collaborazione con il Gruppo Aquilotti di Cervia. Due percorsi disponibili: uno di 40 chilometri, adatto anche agli amatori, e uno di 65 pensato per i ciclisti più esperti. Alle 9.30 camminata nordic walking tra spiaggia e pineta, mentre dalle 10 in poi viale Italia ha ospitato il Mercatino della Befana, tra food truck e artigianato. L’accopampagnamento musicale è stato affidato ai “Pasquaroli”, anche in versione Zni (piccoli), gli alunni della scuola primaria Manzi di Tagliata.

Pedone investito da un’auto in via Faentina: è in ospedale in gravi condizioni

Un uomo è stato investito da un’auto stamani, 12 gennaio, in via Faentina a Ravenna ed è ricoverato in ospedale a Cesena in gravi condizioni. L’incidente è avvenuto poco dopo le 7 nel tratto di strada tra via Conti e via Rossini. Al momento non si conoscono le generalità del pedone. La vettura che l’ha investito, guidata da un’uomo rimasto illeso, viaggiava verso la periferia.

Le condizioni della persona investita sono apparse subito gravi. Il personale del 118, intervenuto con un’ambulanza e un medico, ha lavorato a lungo sul posto per stabilizzare il ferito e procedere al trasporto verso il Bufalini.

I dettagli della dinamica dovranno essere accertati dalla polizia locale di Ravenna che è intervenuta sul posto anche per regolare il traffico particolarmente intenso a quell’ora in quella zona della città. Il senso unico alternato ha causato lunghe code in entrata e uscita dalla città.

La Consar torna alla vittoria a Porto Viro e torna a -1 dal primo posto

La Consar torna a vincere. A Porto Viro, nella prima gara del girone di ritorno del campionato di A2, la formazione ravennate si impone 0-3 sfoggiando una prestazione di sostanza e carattere. L’Alva Inox 2 Emme Service, al quarto ko di fila, fa quello che può: se la gioca punto a punto nel primo set, in cui non concretizza due occasioni ai vantaggi, ma poi cede e non trova più il modo di impensierire Ravenna che fa valere la sua superiorità in tutti i fondamentali.

Tra i nerofucsia spiccano Pinali e Magliano, con 13 punti a testa. La Consar, nella quale spicca la coppia bulgara con Dimitrov, mvp con 18 punti e 65% in attacco, 4 muri e un ace, e Valchinov, 12 punti e 56% in attacco, sale così in doppia cifra nel computo delle vittorie e con 31 punti è a -1 dalla coppia di testa formata da Pineto e Prata.

Il tabellino
Porto Viro-Ravenna 0-3 (26-28, 19-25, 19-25)
ALVA INOX 2EMME SERVICE PORTO VIRO: Zonta, Pinali 13, Erati 5, Eccher 4, Chiloiro, Magliano 13, Morgese (lib.), Pedro 2, Brondolo, Mazzon. Ne: Maghenzani, Lamprecht (lib.), Sperandio, Milan. All.: Bologna.
CONSAR RAVENNA: Russo 6, Dimitrov 18, Bartolucci 5, Canella 7, Zlatanov 9, Valchinov 12, Goi (lib.), Gottardo, Bertoncello. Ne: Iurlaro, Ciccolella, Giacomini, Gabellini, Asoli (lib.). All.: Valentini.
ARBITRI: Adamo e Sumeraro di Roma.
NOTE: Durata set: 31’, 24’, 24’, tot. 79’. Porto Viro (3 bv, 10 bs, 3 muri, 11 errori, 42% attacco, 46% ricezione), Ravenna (7 bv, 20 bs, 10 muri, 7 errori, 56% attacco, 54% ricezione). Spettatori: 468. Mvp: Dimitrov.

Muti con la Cherubini in carcere: «Ho trovato molta più emotività, creatività e spiritualità qui che fuori»

La lezione privata di canto, Riccardo Muti al piano, a Mirto, 31enne sopranista e studente del conservatorio di Milano prima di finire in carcere per una drammatica vicenda di qualche anno fa. La standing ovation per il coro dei detenuti al termine del loro “Va’, pensiero”. Molte profonde riflessioni del maestro ma anche qualche battuta spiritosa.

È stata una serata emozionante e di speranza quella di sabato sera nella casa di reclusione di Milano Opera, dove Muti ha diretto l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, che ha suonato con i colorati strumenti del mare, realizzati con il legno di barconi dei migranti. Strumenti che nascono proprio nel carcere milanese, nei laboratori di liuteria accessibili ai detenuti.

«Ho trovato molta più emotività, creatività e profonda spiritualità qui che fuori dal carcere», ha detto alla fine Muti.

L’evento è stato organizzato nell’ambito del progetto “Le vie dell’Amicizia” di Ravenna Festival. Dopo i concerti a Lampedusa e Ravenna nel 2024 ieri Riccardo Muti e la Cherubini hanno portato solidarietà e speranza a Opera. Tra le mani degli orchestrali gli strumenti, tra cui un nuovissimo clavicembalo, realizzati con il legno di barconi. Il primo violino venne benedetto da Papa Francesco nel 2022, ha ricordato Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, che offre opportunità di lavoro e rieducazione ai detenuti con i maestri liutai.

Nel teatro del carcere, ristrutturato proprio per questo evento, il programma della serata si è chiuso con la lettura di poesie o testimonianze scritte dai detenuti, prima del pezzo finale, il “Va’, pensiero”. Protagonista il coro La Nave di San Vittore, formato anche da detenuti che hanno cantato abbracciati tra loro e commossi.

Tra gli ospiti il sottosegretario alla cultura Gianmarco Mazzi, Giovanni Bazoli, presidente emerito Intesa Sanpaolo, che ha sostenuto l’evento con Confcommercio, Andrea Rebaglio della Fondazione Cariplo, Maria Milano Franco D’Aragona, provveditore carceri lombarde, Elena Buscemi, presidente consiglio comunale di Milano, monsignor Davide Milani, don Antonio Mazzi e il cantante Achille Lauro. (fonte Ansa.it)

Il sindacato autonomo di polizia lancia l’allarme: «Gravi carenze di organico in provincia»

Il Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) denuncia una «grave carenza di personale in provincia di Ravenna e in particolare in questura».

«Come già lamentato in passato – si legge in una nota inviata alla stampa -, il problema riguarda tutti i settori, compresi i due commissariati distaccati: Faenza, dove l’esiguo numero di ufficiali di Pg attualmente in servizio comporta maggiori carichi di lavoro con ricadute sull’organizzazione dei servizi, e Lugo, dove, nonostante il ripristino del controllo del territorio h 24, permangono ancora carenze di organico».

Il Sap sottolinea che il peggioramento della situazione è «senza soluzione di continuità e nei prossimi mesi, con le nuove uscite dovute ai pensionamenti, senza adeguati interventi correttivi, le condizioni degli uffici di polizia di questa provincia diverranno ancora più gravi. Il personale è sempre più impegnato nelle quotidiane attività di prevenzione e controllo del territorio, nelle attività di natura amministrativa, come la delicata ed onerosa gestione del settore immigrazione, oltre a condurre indagini di polizia giudiziaria, anche di ampio respiro».

Inoltre, ad aggravare il tutto si aggiungerebbero le reiterate richieste del Ministero dell’Interno di aggregazione di personale, anche della questura di Ravenna. Si tratta degli spostamenti temporanei (talvolta della durata di diverse settimane) in altre città per la gestione di eventi eccezionali (come ad esempio per ripristinare i controlli di polizia di frontiera nel nord-est o gestire l’emergenza sbarchi in Sicilia, oppure per le esigenze connesse al Giubileo della Chiesa Cattolica, appena terminato, o per la gestione della sicurezza in occasione delle prossime Olimpiadi invernali), «con inevitabili ricadute negative sulla gestione dei vari servizi in ambito locale, visto che anche adesso ci sono appartenenti alla nostra questura aggregati in giro per l’Italia. A tal proposito sarebbe il caso che l’amministrazione centrale, invece di scaricare il problema sui questori, valutasse con favore e urgenza l’opportunità di assegnare personale agli uffici periferici che versano in condizioni di acclarato sotto organico, proprio come il nostro».

Il geologo Claudio Miccoli si candida a sindaco di Faenza per Lega e Forza Italia

Claudio Miccoli – geologo e dirigente regionale in pensione, salito alla ribalta in questi anni post alluvione del 2023 per le sue posizioni critiche sulla gestione del territorio – è il candidato a sindaco di Faenza per Lega e Forza Italia.

Ne danno notizia Roberta Conti,  segretaria comunale della sezione Lega di Faenza, e Francesco Martelli, consigliere provinciale della Lega, insieme a Fabrizio Dore, coordinatore provinciale di Forza Italia, e Bruno Fantinelli, segretario comunale di Forza Italia.

«Siamo convinti della estrema qualità di questo professionista – commentano in una nota inviata alla stampa -: il candidato giusto al posto giusto. Competenza, esperienza e conoscenza sia nel settore amministrativo che del territorio rappresentano un vantaggio aggiuntivo per Faenza. Siamo certi che Miccoli sarà un sindaco eccezionale e indispensabile anche per la tutela dell’area faentina vulnerabile sul piano del rischio idrogeologico, ambito che da anni è privo di una guida autorevole e affidabile».

Miccoli è stato responsabile della sicurezza del territorio per l’Area Reno e Po di Volano in settori quali la difesa del suolo, la protezione civile e la gestione dei bacini idrografici.

In attesa di conoscere le mosse di Fratelli d’Italia, sarà lui il principale avversario del sindaco uscente Massimo Isola, ricandidato dalla coalizione di centrosinistra.

Gli ambientalisti e il Venezuela: «Contestare Trump non significa condividere tutto quanto fatto da Maduro. Il problema è sempre il petrolio…»

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Pippo Tadolini della campagna “Per il Clima – Fuori dal fossile”, una riflessione partita da una nostra piccola provocazione.

La fotonotizia comparsa a pagina 5 del settimanale Ravenna & Dintorni di giovedi 8 gennaio (che abbiamo pubblicato anche come Bombolone a questo link, ndr), relativa al presidio tenuto a Ravenna di condanna dell’operazione americana contro il Venezuela, che ha portato al sequestro del Presidente Maduro e della moglie Cilia Flores, apre una riflessione che è bene approfondire, e che dovrà necessariamente protrarsi nel tempo dal momento che – ahinoi – la situazione che ne deriva non avrà una risoluzione a breve.

Il commento che accompagna l’immagine, pur esprimendo una critica netta nei confronti della “dottrina Trump” e della sua prova di forza, forse liquida in maniera un po’ semplicistica con il titolo “In piazza per Maduro” il significato della protesta. Infatti, scegliere di stare con chi contesta un’aggressione del tutto illegittima e foriera di altre e forse peggiori sequele, non vuol dire sposare tout court le ragioni, le scelte e la postura dell’aggredito. Vuol dire, nettamente, affermare la convinzione che non si può ammettere che le ragioni della prepotenza abbiano la liceità di prevalere su quelle del diritto.

Tutto ciò detto e riaffermato, deve assolutamente svilupparsi, anche fra coloro che manifestano contro il progressivo dilagare della “legge del più forte”, una riflessione sull’insieme dell’esperienza venezuelana, nonché sul dato di fondo che – guarda caso – emerge dalle ventisei volte in cui il Presidente Trump ha pronunciato la parola petrolio nel giustificare l’aggressione.

Come Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile, nel comunicare la nostra partecipazione all’iniziativa del 5 gennaio avevamo scritto:

«Come realtà che si battono contro il dominio del fossile abbiamo perso il fiato a forza di ripetere che il petrolio e le altre fonti fossili sono la causa dei conflitti in tutto il mondo, e che solo l’uscita dall’era fossile, e il passaggio ad un modello completamente diverso, può rendere i paesi liberi di autodeterminarsi. Solo iniziare ad abbandonare la dipendenza dal fossile può contribuire ad interrompere l’escalation verso la generalizzazione della guerra. Noi ne abbiamo la possibilità, questo è il momento di rendercene conto e agire concretamente di conseguenza».

Oggi, di fronte alla velocità vertiginosa con cui si disegnano ulteriori pericolosissimi scenari (in cui l’unico elemento di speranza è che si risolva la questione di Alberto Trentini e delle altre persone detenute), non possiamo che ribadire la nostra convinzione, ricordando però che essa non riguarda soltanto l’operato di Trump, o quello delle altre grandi potenze, ma anche quei Paesi e quei Governi che, in quanto possessori delle riserve di materie prime e fonti di energia, continuano a basare le proprie politiche esclusivamente sul loro sfruttamento, al prezzo non solo della distruzione dell’ambiente, ma anche di danni irreparabili per le popolazioni che in esso vivono in relativa armonia con la natura, di un forte contributo alla catastrofe climatica, della rinuncia ad affrancarsi dalla dipendenza dal sistema fossile e – last but not least – della mortificazione della democrazia e della partecipazione, fino alla persecuzione di chi manifesta dissenso.

Il caso venezuelano è emblematico. Tutta la galassia di organizzazioni popolari, indigene, intellettuali, ecologiste, femministe fortemente legate ai territori, e che hanno forgiato la loro ragion d’essere nelle lotte contro l’estrattivismo, le deforestazioni, il razzismo e per l’uguaglianza sociale, e attinto alla storica tradizione del legame con Madre Terra, assai forte nella cultura dei movimenti latinoamericani, a suo tempo aveva sostenuto il movimento bolivariano e contribuito all’ascesa di Hugo Chavez, come speranza di riscatto dai secolari scenari di sfruttamento. Poi però si era amaramente scontrata, soprattutto con l’avvento di Maduro dopo la scomparsa di Chavez, con l’incapacità di percorrere una strada diversa e con la scelta di continuare nella politica estrattivista come asse principale della prospettiva nazionale. E in conseguenza di ciò, con la determinazione a prendere di mira l’attivismo ecologista, al pari di svariate componenti sociali, con la repressione e la marginalizzazione.

In questi giorni ci sono state – ma hanno trovato ben poco spazio nella nostra informazione – le prese di parola della Marea Socialista, rete di opposizione da sinistra al governo Maduro, del gruppo di difesa dei diritti umani Surgentes, del Partito Comunista Venezuelano e di altre realtà della sinistra e del chavismo critico, che hanno denunciato le infami pretese di Trump ma non hanno rinunciato a indicare limiti, errori e responsabilità del Governo. Per esempio, l’avvocata costituzionalista Maria Alejandra Diaz, del Frente Democratico Popular, chavista quasi della prima ora e già esponente dell’Assemblea Costituente, ora in esilio dopo essere stata sospesa dalla professione per aver presentato ricorso sulla mancata presentazione dei risultati elettorali, denuncia come “gli USA si sentano autorizzati ad agire come fossero lo sceriffo del mondo”, e però aggiunge: “Da molto tempo dicevamo che il madurismo aveva perso l’appoggio del popolo. Lo ha perso per gli errori commessi, abbassando i salari, smontando le leggi sul lavoro, amministrando in maniera non trasparente le risorse del Paese. Per non parlare della corruzione e della persecuzione di tutti quelli che la pensano diversamente. Io vengo dalle fila del chavismo e mi trovo in esilio per aver difeso i diritti dei lavoratori (….)”. Dal canto suo, il professor Alonso David Ojeda Falcòn, del Comitato Centrale del Partito Comunista Venezuelano (nonché docente di ecologia all’Università Centrale del Venezuela), ha recentemente sottolineato come la lotta in difesa dell’ambiente richieda un grande sforzo di democrazia, e denunciato come negli ultimi dieci anni nel Paese si sia assistito a una forte involuzione in materia ambientale, con un grave deterioramento degli ecosistemi, disboscamento per la produzione di carbone con gravi danni alla vegetazione, all’avifauna, alla qualità dell’acqua, frutto di politiche pubbliche sbagliate nonché della corruzione e della cessione di sovranità a imprese multinazionali. E d’altronde, le attiviste e gli attivisti delle organizzazioni indigene della fascia amazzonica da sempre (pagandone prezzi molto alti in termini di marginalizzazione, minacce, repressione) si oppongono all’estrattivismo senza alternative, in un Paese che già sta pagando prezzi altissimi al cambiamento climatico con un declino ecologico costante e direttamente proporzionale all’espansione dell’estrazione mineraria, con deforestazione massiccia, siccità crescente, inquinamento di fiumi e falde acquifere, fuoriuscite di greggio, scomparsa progressiva dei ghiacciai. Una parte significativa degli oltre sette milioni di venezuelani fuggiti dal Paese, secondo molti esperti, è costituita da rifugiati climatici e ambientali. Certo, tutto questo – in presenza di una politica statunitense che ha persino deciso di ridurre l’Agenzia Federale per la Protezione dell’Ambiente ad una sigla totalmente insignificante – ora probabilmente andrà aggravandosi ulteriormente, e non è un problema che riguarda “solo” il Venezuela, ma l’equilibrio climatico e ambientale dell’intero Pianeta.

Pertanto, al pari della necessità di insistere perché davvero inizi la fuoriuscita dal dominio del fossile, l’attenzione nei confronti di quella parte del Pianeta dovrà molto a lungo rimanere alta, oltre che per ripristinare il minimo accettabile di diritto internazionale, anche per sperare in un futuro vivibile per le giovani generazioni di tutto il mondo.

Anche a partire da Ravenna, dalla realtà di casa nostra.

Pippo Tadolini (“Per il Clima. Fuori dal fossile”)

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