Migliaia di Sardine in Darsena tra “Bella Ciao” e “Romagna Mia”

Difficile la conta, entusiasti gli organizzatori: «Dire che l’Emilia Romagna va liberata è un insulto alla storia e al buon senso»

Sardine Parollo

Una foto aerea di Marco Parollo

Manca forse la foto ad effetto che si era vista nelle altre città, ma di sicuro l’enorme piazzale della darsena tante persone in una volta sola non deve averne mai viste prima. Difficile fare la conta e anche dare una stima. Di certo, a occhio, la sensazione è che fossero tante, ma che se fossero state in piazza del Popolo sarebbero sembrate molto di più.

Di certo erano migliaia, certamente di più delle centinaia che erano assiepato in via Rasponi per Salvini, avversario comune dei manifestanti che sono confluiti in Darsena a partire da ben prima delle 19 e che hanno cominciato a defluire solo alle 20 passate dopo gli interventi di due degli organizzatori, Edoardo e Giulia. Assente all’ultimo momento invece Mattia Santori, a dimostrare, dice Edoardo «che le sardine non hanno un leader e non ne sentono il bisogno».

SardineE però il nome «Mattia» è risuonato più volte nel suo discorso che è stato in parte un attacco e in parte un invito. Un attacco al populismo, a chi fa politica a destra sulla «disinformazione» e la «discriminazione», ma anche a sinistra per quelli che «vanno a fare le sardine, ma non hanno fatto nulla perché non dilagasse il populismo, perché se l’avessero fatto, oggi forse le sardine non avrebbero ragione di esistere». E ce n’è anche per i giornalisti «che fanno sempre le stesse domande, che li sottovalutano».

E da qui l’appello alla piazza, stimata forse un po’ ottimisticamente in 7mila persone, affinché l’entusiasmo non si spenga dopo questa serata, ma continui e resti e si traduca anche il 26 gennaio nell’andare al voto. Un appello questo che viene da Giulia, che parla in seguito, che ricorda come l’iniziale scelta del 4 dicembre, giorno della Liberazione, avesse una grande valenza simbolica. «Perché l’Emilia-Romagna è già libera e ci disgusta chi dice che vuole venire a liberarci, un insulto alla storia di questa regione e al buon senso». E ancora: «Basta semplificazioni, a problemi complessi servono risposte complesse”».

Dunque una chiamata all’azione politica quotidiana, alla vigilanza sull’operato dei politici, con alcuni punti fermi, ma senza, ovviamente, un programma politico. Anche perché una pizza così vasta che guarda a sinistra non può che avere al suo interno mille sfumature, distinguo, visioni differenti. Tra quella folla c’erano persone che si occupano quotidianamente di politica (tra cui il segretario e vari esponenti del Pd, ma anche delle altre forze alleate e non al Pd), ma soprattutto tantissime persone che in piazza non sono abituate ad andarci e normalmente non ci vanno. Gente che si è sorpresa di ritrovarci la vicina di casa che «non l’avrei mai detto di vederla qui». Tantissimi giovani e meno giovani, famiglie, gruppi di amici e singoli. Con sardine con luminarie natalizie, citazioni di Dante, sardine di carta in omaggio ai partecipanti.

Tutte le generazioni e tante provenienze dalla provincia e dalla Romagna (sarà un caso che la canzone che è parsa più intonata sia stata proprio Romagna Mia?). Ah sì, la colonna sonora. Partita soft ( e un po’ buonista) con “We are the world” e De Gregori, si è animata poi dalla “Canzone del maggio” di De André in poi. Non è mancata, con tanto di bis, “Bella Ciao”. Ed è finita, neanche a dirlo, con “People have the power” di Patti Smith, che proprio ieri sera, dal palco dell’Alighieri, aveva mandato un messaggio di incoraggiamento alle sardine.

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