«Negli ultimi giorni i cittadini si sono trovati davanti a cifre molto diverse riguardo ai femminicidi in Italia nel 2025. Secondo il sito di monitoraggio Femminicidioitalia.it risultano 44 vittime. Secondo l’osservatorio del movimento femminista Non Una di Meno, invece, i casi sarebbero 77. Questa mancanza di uniformità genera una “doppia contabilità” che non aiuta a comprendere la dimensione reale del fenomeno». Lo dice il 43enne Nicola Carnicella, consigliere territoriale a Ravenna nella circoscrizione di Piangipane dove è entrato in quota Lista per Ravenna con cui è stato anche candidato la scorsa primavera per il consiglio comunale.
Carnicella spiega così la divergenza fra i due numeri: «I 44 casi provengono da un monitoraggio che adotta criteri più restrittivi e vicini alle classificazioni ufficiali utilizzate dalle autorità. I 77 casi, invece, derivano da una classificazione più ampia che segue criteri autonomi dell’associazione, che include anche omicidi non necessariamente riconducibili alla definizione tecnico‑criminologica di femminicidio. Per esempio, donne uccise da altre donne, ragazze/bambine uccise dalle madri, donne malate terminali uccise “per pietas” dal coniuge, donne uccise per rapine finite tragicamente, donne uccise dal fratello per questioni di eredità».
Come forse noto a molti, di recente Carnicella è stato al centro di un’aspra polemica per un suo commento su Facebook in cui lasciava intendere la necessità di organizzare un corteo di umiliazione per le donne in modo da dare un senso alle iniziative contro la violenza di genere.
Il consigliere territoriale, che ha lasciato la vicepresidenza del consiglio territoriale ma non si è dimesso dall’incarico, ricorda che il termine femminicidio non equivale automaticamente all’omicidio di una donna: «Si parla correttamente di femminicidio quando una donna viene uccisa all’interno di una relazione affettiva, familiare o di controllo, e la violenza è motivata dal genere, dalla volontà di possesso o dalla negazione dell’autonomia femminile. Non tutti gli omicidi di donne rientrano in questa definizione. È necessario valutare chi è l’autore, quale era la relazione, quale movente emerge dalle indagini».
L’uso di criteri diversi per il conteggio porta a risultati diversi e, secondo Carnicella, finisce per danneggiare il dibattito pubblico: «Trasforma la violenza sulle donne, un tema che merita rigore, in uno spazio dove gli slogan dominano sui fatti, dove gli allarmi vengono amplificati a seconda della convenienza e dove i cittadini non hanno strumenti per orientarsi. Ci si chiede quindi quali obiettivi voglia perseguire realmente la propaganda femminista…».
Il consigliere invita le istituzioni a verificare e spiegare le fonti prima di presentare dati all’opinione pubblica: «La politica non può limitarsi a riportare qualunque cifra circoli in rete o venga fornita da gruppi di pressione: deve esercitare spirito critico, rigore e responsabilità. La serietà nella raccolta e nella comunicazione delle informazioni è il primo passo per combattere la violenza reale».



