sabato
03 Gennaio 2026
verso le elezioni

Post Missiroli, acque agitate nel Pd cervese

Tensioni con gli alleati sul nome del candidato sindaco, ma i dem non possono permettersi di far saltare la coalizione

Condividi

Il Pd di Cervia è in profonda difficoltà per le prossime elezioni comunali. Le dimissioni di Mattia Missiroli, presentate in seguito alle indagini per presunti maltrattamenti alla moglie, hanno fatto fare una doppia figuraccia al partito: non solo per le accuse mosse all’ex primo cittadino, di cui non è escluso che i dirigenti dem fossero al corrente anche prima della sua candidatura, ma anche per la gestione dei giorni in cui è scoppiato il caso. Anziché chiedere subito un passo indietro a Missiroli, i vertici del Pd hanno temporeggiato e sono usciti con dichiarazioni non gradite soprattutto dall’elettorato femminile, a partire da quella del governatore dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale che ha invitato a «tenere distinti i piani» penale e politico. Scatenando prese di distanza come quella dei 15 centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, che pur restando garantisti, hanno affermato che la gravità delle accuse su un tema sensibile come la violenza sulle donne avrebbe meritato una reazione più netta e immediata. La principale forza di centrosinistra ne è uscita con le ossa rotte e ora è alla ricerca di un nome forte per riconquistare i voti che rischia di perdere. Ma l’impresa è ardua e il fronte con gli alleati è critico.

Alle elezioni comunali 2024 la coalizione di centrosinistra ha preso il 56% e l’apporto delle forze minori è stato indispensabile per consegnare la città a Missiroli, dalla lista civica “Per Cervia” di Gianni Grandu (6%) al Partito repubblicano (5%), fino ad Avs (3,6%) e Movimento 5 Stelle (3%). Ancora più determinante lo sarà al prossimo voto: il Pd sa che gli alleati saranno fondamentali per avere una minima chance di riconquistare l’elettorato più sfiduciato e astensionista, ma per averli in coalizione deve essere disposto ad accettare le loro richieste. Che riguardano innanzitutto il nome del candidato sindaco. Il Pd starebbe spingendo per una sua figura interna, ma Avs e i repubblicani non sarebbero intenzionati ad accettare un altro esponente del partito. La decisione va presa in fretta: le elezioni dovrebbero tenersi tra fine marzo e inizio aprile, insieme al referendum sulla giustizia che sarà fissato entro il 17 gennaio, ma le alternative sono poche.

Tra i nomi che più si rincorrono sulla stampa c’è quello del vicesindaco Gianni Grandu, una figura civica molto popolare in città. Ma la sua candidatura appare improbabile: troppo vicino al Pd secondo i suoi alleati e troppo lontano dal Pd secondo il partito stesso, che d’altronde lo ostacolò già per le elezioni 2019, costringendolo alle primarie contro Massimo Medri che vinse per appena 49 voti. Sono molte le testimonianze degli sforzi che i dem avrebbero fatto allora per portare chiunque alle urne nei circoli, per non far prevalere Grandu.

Si starebbe dunque cercando la convergenza su una donna, anche per ripulirsi l’immagine post-Missiroli. Tra i nomi proposti dagli alleati ci sarebbe quello dell’ex assessora Elena Alessandrini, anch’essa molto conosciuta in città grazie alle sue attività nel volontariato. Ma essendo esponente di Avs, il Pd non la digerirebbe: i contrasti locali tra le due forze sono iniziati subito dopo le elezioni 2024, a causa di accese divergenze soprattutto sulle politiche di consumo di suolo. La seconda figura civica femminile di cui si vociferava, la consigliera ed ex assessora Rossella Fabbri, si è autoesclusa pubblicamente dalla partita. Altre possibilità al momento non sembrano esserci. Per questo il Pd starebbe tentando di imporre un suo nome forte, ma anche qui le ipotesi scarseggiano. L’ex sindaco Luca Coffari, che non si è ripresentato per il secondo mandato, oggi ha un posto molto più sicuro in Regione nella segreteria di De Pascale; mentre l’ex assessore regionale al turismo Andrea Corsini, anch’egli cervese, è appena diventato presidente di Start Romagna.

Alla luce di questo stallo e delle sofferenze accusate dagli alleati durante il breve mandato di Missiroli, non va escluso che alcuni di questi decidano di correre da soli. Ma ciò indebolirebbe il fronte del centrosinistra e nessuno sembra essere disposto a rischiare di avvantaggiare in questo modo il centrodestra. Che in questa situazione appare come il classico terzo litigante che gode. Anche dalla coalizione di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non è ancora uscito un nome, ma per sfruttare l’onda delle accuse mosse all’ex sindaco, la possibilità più forte sarebbe quella di presentarsi anche loro con una donna. Tra i papabili c’è la meloniana Annalisa Pittalis, oggi in consiglio comunale all’opposizione, ma ancora non c’è nulla di ufficiale. L’unica certezza è che, anche dopo che si saranno decisi i candidati, la campagna elettorale sarà infuocata. La destra ha già iniziato, accusando il Pd di non avere ancora fatto presentare formalmente le dimissioni a Missiroli in modo da approvare il bilancio 2026 per condizionare il commissario prefettizio che si insedierà nei prossimi giorni. Ed è probabile che i prossimi colpi saranno ancora più aggressivi.

Condividi
CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi