«Un fatto gravissimo. Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto». Sono le parole del ministro Matteo Salvini, postate sui social, a commento dell’indagine che vedrebbe indagati almeno sei medici dell’ospedale di Ravenna. Il tema è quello dei certificati rilasciati a migranti irregolari, che ne impedirebbero il rimpatrio o il trasferimento nei centri per il rimpatrio.
Intanto, dall’altra parte, è stato organizzato un flash mob di solidarietà nei confronti dei medici e dei professionisti sanitari coinvolti nell’indagine sulle visite mediche “anti rimpatrio”. Si terrà lunedì 16 febbraio alle 13 nei pressi delle scale dell’ingresso di via Missiroli dell’ospedale di Ravenna. Aderiscono in primis Cgil e Fp Cgil, che in una nota inviata alla stampa criticano l’indagine, partita per fare luce sulle certificazioni sanitarie necessarie al rilascio dei nulla osta per l’accompagnamento nei Cpr delle persone soggette a provvedimenti di rimpatrio.
«Nel massimo rispetto della magistratura e dell’autonomia della sua azione, verso cui si ripone piena fiducia», la Cgil esprime «solidarietà ai professionisti sanitari coinvolti, persone che ogni giorno garantiscono assistenza, tutela e diritti con competenza, responsabilità e nel rigoroso rispetto del codice deontologico».
«Stupiscono – continua la nota del sindacato – le modalità con cui sono stati condotti gli accertamenti, assimilabili a quelle adottate per reati violenti o contro la persona, ancor più sconcertanti poiché avvenute in un luogo di cura e assistenza: l’acquisizione di documenti e supporti informatici è avvenuta con un’irruzione all’alba in un reparto di degenza, contesto complesso dove le lavoratrici e i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale operano nell’esclusivo interesse della salute delle persone assistite, accertamenti che sarebbero potuti avvenire in modalità diverse seppur con tutte le garanzie del caso. Appaiono altrettanto gravi e inaccettabili le dichiarazioni del ministro Salvini che ad indagine appena avviata ritiene suo diritto trarre delle conclusioni, e invocare “licenziamento, radiazione e arresto” nel merito di una vicenda appena entrata al vaglio degli inquirenti».
Salvini a Ravenna qualche anno fa



