sabato
14 Febbraio 2026
il caso

«Medici trattati come criminali», flash mob di solidarietà ai colleghi all’ingresso dell’ospedale

Continua a far discutere l'indagine sui certificati "anti rimpatrio". Avs: «Deriva securitaria»

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Un flash mob di sostegno ai sei medici indagati è stato organizzato per lunedì 16 febbraio alle 13 all’ingresso dello stesso ospedale di Ravenna, in via Missiroli. All’iniziativa sono invitati a partecipare sanitari, studenti e cittadini, che si fermeranno simbolicamente per dieci minuti per esprimere vicinanza ai colleghi coinvolti nell’inchiesta sui cosiddetti “certificati anti rimpatrio”. L’evento è promosso dall’oncologo Marco Montanari, ex capogruppo del Pd in consiglio comunale, insieme alla cardiologa Federica Giannotti e alla consigliera comunale del Pd Petia Di Lorenzo, coordinatrice infermieristica all’ospedale.

L’obiettivo è manifestare solidarietà a professionisti che, secondo i promotori, hanno sempre operato con competenza e nel rispetto del codice deontologico. «Vogliamo far sentire loro la nostra vicinanza», dichiara Montanari al Carlino Ravenna in edicola oggi (14 febbraio), sottolineando anche l’intenzione di valutare un sostegno economico per le spese legali, che in caso di ipotesi di dolo non sarebbero coperte da assicurazione. Nell’intervista, Montanari evidenzia come sia legittimo che la magistratura svolga verifiche, ma giudica eccessive e violente le modalità dei controlli, con perquisizioni e interventi notturni ritenuti «molto impattanti» sull’unità operativa. «Un medico non è un criminale, non ha interessi personali nel redigere certificazioni false e si espone a gravi rischi legali», dichiara al Carlino, sottolineando come tutto sia tracciato nei vari computer e che quindi non ci sarebbe stato bisogno di un blitz tanto improvviso.

Sul tema interviene con una nota inviata alla stampa anche Avs, l’Alleanza Verdi Sinistra che fa parte della coalizione che guida il Comune di Ravenna e punta il dito contro il Governo: «L’orientamento politico e il clima fortemente improntato alla dimensione securitaria che questo governo sta imprimendo a tutti i livelli, ha implicazioni che destano crescente preoccupazione sul piano dei diritti e delle garanzie fondamentali.  Tale impostazione rischia di tradursi in pratiche e narrazioni che, oltre a risultare distanti dalla complessità della realtà, possono favorire dinamiche discriminatorie di natura strutturale».

«Pur nel pieno rispetto dell’operato della magistratura e delle attività di accertamento in corso – continua il comunicato di Avs -, riteniamo doveroso sottolineare la gravità del quadro che emerge. Quando l’esercizio della professione medica — fondato su principi deontologici, autonomia clinica e tutela della salute — viene coinvolto in dinamiche legate alla gestione amministrativa e securitaria dei fenomeni migratori, si apre una questione politica e istituzionale di grande rilievo. Da tempo denunciamo il rischio di una progressiva deriva securitaria nella gestione delle politiche migratorie, che tende a privilegiare strumenti di carattere restrittivo e detentivo rispetto a soluzioni fondate sui diritti, sull’inclusione e sulla legalità costituzionale. La sicurezza non può essere perseguita comprimendo principi fondamentali né esercitando pressioni, dirette o indirette, su ambiti professionali chiamati ad operare esclusivamente secondo criteri tecnici e scientifici. È essenziale ribadire che la valutazione sanitaria deve restare autonoma e svincolata da ogni logica estranea alla tutela della salute della persona. Ogni eventuale forzatura in questa direzione rappresenterebbe un precedente pericoloso per l’equilibrio tra poteri dello Stato e per la salvaguardia dei diritti fondamentali».

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