La sospensione per dieci mesi di tre medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale civile di Ravenna, nell’ambito dell’indagine sui cosiddetti “certificati anti-rimpatrio”, arriva anche in consiglio comunale. Il caso è stato sollevato con un question time da Alvaro Ancisi, decano dell’opposizione e capogruppo di Lista per Ravenna, che chiede chiarimenti al sindaco sul ruolo della dirigenza sanitaria e sulle autorizzazioni per la “manifestazione politica” svoltasi all’interno dell’area ospedaliera.
Il consigliere sottolinea come il provvedimento del Gip (che ha anche vietato agli altri 5 medici coinvolti di fare nuovamente certificazioni di idoneità agli stranieri) rappresenti, a suo avviso, una prima conferma della correttezza dell’operato di magistratura e forze di polizia, criticando le prese di posizione politiche che nelle scorse settimane avevano difeso anticipatamente i medici indagati e contestato i metodi investigativi. Nel question time Ancisi chiama in causa anche la gestione interna dell’Ausl Romagna. In particolare chiede perché l’azienda sanitaria abbia deciso solo recentemente di trasferire il rilascio delle certificazioni dal reparto di Malattie Infettive al Pronto soccorso – procedura che definisce ordinaria – nonostante le tensioni sul tema fossero note da tempo.
Infine il consigliere solleva il tema della partecipazione di personale sanitario all’evento, tra cui – afferma – anche la direttrice sanitaria dell’Ausl Romagna e numerosi medici in camice bianco, chiedendo se la temporanea uscita dal servizio di tanti operatori sia stata valutata dall’azienda sanitaria come opportuna.
La manifestazione in solidarietà ai medici indagati



