«Sarebbe uno scenario quasi da obiezione di coscienza, che non condividerei politicamente ma potrei comprendere umanamente, se almeno di fronte alle accuse i medici avessero portato avanti la battaglia di fronte al giudice, invece hanno parlato di visite fatte “in scienza e coscienza di medico” e le chat, che non dovevano trapelare ma sono trapelate, ora sembrano smentirli». È l’analisi di Alberto Ancarani, avvocato e consigliere comunale di Forza Italia a Ravenna, sull’indagine per falso ideologico sul reparto di Malattie infettive del Santa Maria delle Croci.
Ancarani abbozza un parallelismo con gli anti abortisti: «Fino a un certo punto non esisteva la possibilità di obiezione, poi è stata fatta una battaglia politica ed è diventata una posizione permessa. Se ora c’è un medico che per la sua coscienza non si sente di poter firmare una visita che invia uno straniero in un Cpr allora lo dica davanti al magistrato che lo accusa di un reato. Lo dico in maniera forte: facciano come le Brigate Rosse che non riconoscevano lo Stato e lo contestavano apertamente. Invece si sono posti come medici che hanno agito correttamente e non come cittadini italiani con posizioni morali e politiche che confliggono con le norme».
“La cura non è reato” è il messaggio ripetuto da chi si schiera con i medici. «Ma qui dov’è la cura? – si chiede Ancarani –. Se è stata data una non idoneità alla permanenza della persona in un Cpr per ragioni di salute, non risulta che poi quella persona sia stata presa in carico dal sistema sanitario. Questa non è cura, ma addirittura il suo opposto». La critica dell’avvocato è rivolta anche al Pd: «Ha fatto peggio dei medici. Ha sostenuto un flashmob per dare una copertura politica all’azione degli indagati alimentando la linea della cura che non è reato».
Ancarani non condivide lo scenario di un medico che faccia di tutto per evitare che una persona finisca in una struttura dove l’assistenza sanitaria è carente e i rischi per la salute sono elevati: «Pur non essendolo formalmente, un Cpr è alla stregua di un carcere. E conosciamo le condizioni igieniche discutibili delle carceri italiane. Quindi dovremmo mettere tutti fuori perché sono istituti carenti? E lo dico pur ritenendo le condizioni dei carceri italiani molto al di sotto della decenza, qualunque parte politica governi il Paese».
Dal dibattito politico scatenato dalla vicenda è completamente mancata una riflessione su un buco emerso nella normativa: il migrante ha facoltà di rifiutare la visita e in quel caso viene rimesso in libertà, senza bisogno che un medico firmi una non idoneità. «È una mancanza nota che esiste da anni. I Cpr sono ampiamente perfettibili. La gestione dell’immigrazione ha dei problemi e lo dico da destra. Ma non tocca ai medici di Ravenna risolvere questo problema, almeno non fino a quando fanno gli infettivologi. Se si candidano e vengono eletti potranno fare politica nelle sedi opportune»



