domenica
22 Marzo 2026
Verso il congresso nazionale

Pri: scontro tra il segretario regionale Fusignani e la segretaria forlivese Ascari Raccagni

La direzione dell'Emilia-Roamgna ha segnalato ai vertici nazionali il caso del nuovo gruppo Pri-Lega a Forlì

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Scontro aperto dentro al Partito repubblicano italiano (Pri) in Emilia-Romagna. La frattura è fra i vertici della consociazione di Forlì e il segretario regionale Eugenio Fusignani, vicesindaco di Ravenna.

La spaccatura è emersa il 19 marzo – ma stava montando da alcune settimane – dopo la riunione della direzione regionale svoltasi a Ravenna per discutere della nascita del gruppo Pri-Lega nella coalizione di maggioranza in consiglio comunale a Forlì. Alessandra Ascari Raccagni è segretaria del Pri a Forlì e consigliera comunale al centro del caso. Con 20 voti favorevoli e 3 astensioni la direzione regionale ha espresso un giudizio negativo sulla scelta di Ascari Raccagni e ha incaricato Fusignani di trasferire alla segreteria nazionale la valutazione del caso e le conseguenti deliberazioni. La diretta interessata non l’ha presa bene e accusa il ravennate di manovrare a suo vantaggio.

Per capire il senso della crisi va ricordato che il Pri è con il centrodestra a Forlì e con il centrosinistra a Ravenna (da quasi 25 anni l’Edera ricopre la poltrona di vicesindaco, 4,2 percento alle Comunali del 2025 con 2.508 voti e l’elezione di un consigliere).

All’inizio di marzo è stata annunciata la nascita del nuovo gruppo Pri-Lega a Forlì. L’asse tra Edera e Carroccio aveva generato la prima candidatura a sindaco di Gian Luca Zattini già nel 2019. Da quella collaborazione nacque l’inserimento dell’esponente repubblicana Ascari Raccagni nelle liste della Lega come autonoma. La consigliera comunale ora è passata dal gruppo della lista civica Forlì Cambia, al cui interno si era inserito il Pri nelle ultime elezioni amministrative, alla Lega. Il nuovo gruppo conta tre consiglieri (gli altri sono Albert Bentivogli e Marco Catalano).

Dalle pagine della cronaca forlivese dei quotidiani locali Resto del Carlino e Corriere Romagna arrivano le parole di Ascari Raccagni: «Siamo stati messi sotto processo, accusati di aver fatto qualcosa di sbagliato con un’arroganza inaccettabile. Fusignani non ha avuto il coraggio di dire che ci vogliono commissariare, quindi hanno votato per deferire al comitato nazionale del Pri eventuali sanzioni».

Il nuovo gruppo forlivese sarebbe, secondo Ascari Raccagni, solo un pretesto per colpirla per altre ragioni: «Quando nel 2023 abbiamo svolto il congresso regionale, io ero nel gruppo della Lega, presidente del consiglio comunale a Forlì su proposta della Lega: è ovvio che il mio attuale passaggio, sempre all’interno del centrodestra a sostegno del sindaco Zattini, dalla lista civica al nuovo gruppo Pri-Lega sia solo una scusa per nascondere altre cose». Le altre cose sarebbero la sua candidatura alla segreteria nazionale (congresso previsto entro la fine della primavera).

L’esponente forlivese punta il dito anche contro i modi usati da Fusignani, definiti dispregiativi e offensivi: «Fusignani ci tratta e ci appella come “le ragazze”, in modo dispregiativo – si legge sul Carlino –. Io per lui non ero la presidente del consiglio comunale di Forlì, ma quella che accompagnava Rivizzigno, non la segretaria della consociazione, ma una sorta di badante e, una volta venuto a mancare Marcello, ha pensato di liberarsi delle ragazze».

Nella contesa interviene anche il deputato forlivese Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna. «Eugenio Fusignani sta perdendo credibilità come segretario regionale del glorioso Pri ogni volta che apre bocca. Stupiscono certe sue dichiarazioni astiose, per non dire minacciose, nei confronti di Alessandra Ascari Raccagni. Fusignani sa benissimo che il Pri a livello nazionale lascia ampia libertà alle segreterie locali di allearsi sulla base del contesto politico specifico di un territorio. È forse il partito ravennate che è sceso a compromessi tali da chiedersi se, a livello regionale, Fusignani possa ancora rappresentare l’anima vera del Pri».

Morrone non perde l’occasione per sottolineare la figuraccia politica di Fusignani a fine 2024: «Quando Michele De Pascale lasciò l’incarico di sindaco per assumere la presidenza della Regione, Fusignani, allora vice-sindaco, avrebbe dovuto essere nominato sindaco ad interim, vista la fedeltà mostrata. Al contrario, il Pd ravennate lo declassò a semplice assessore per far posto al dem Fabio Sbaraglia. Uno schiaffo che Fusignani incassò senza profferire verbo forse in cambio del posto nell’attuale giunta».

E poi c’è il caso referendum per cui si vota oggi e domani, 22 e 23 marzo: «Il Pri nazionale ha sancito all’unanimità di votare Sì. Fusignani ha espressamente sostenuto le ragioni del No. Se dunque si parla di commissariare qualche segreteria locale del Pri, la prima sarebbe quella di Ravenna che da anni si muove sulla scia ideologica del campo largo, rinnegando i pilastri politici dell’Edera».

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