Interno4, casa editrice dalla duplice natura, che «pensa globale e agisce locale»

Nata per “partenogenesi” dall’esperienza di Nda Press, è attenta al territorio di Rimini e al contempo ai grandi quesiti del contemporaneo, soprattutto politico

La Fotografia In RivoltaIn Italia i piccoli sono ancora ben vivi, o perlomeno resistono alle spallate editoriali dei colossi della produzione, distribuzione e vendita del libro, che controllano tutta la filiera, non essendoci come in Francia una legge sul libro che protegga dai monopoli. Quello che invece ha sempre faticato a mettere le ali è la creazione di un sistema parallelo e alternativo di filiera, con condizioni più favorevoli ai librai e che garantisca una presenza più capillare del piccolo e bello.

Massimo Roccaforte, milanese di nascita, ma riminese d’adozione, ci ha provato con NdA che portò negli anni ‘00 alla creazione di un pulviscolo di punti di vendita di libri, che andavano dai centri sociali alle librerie a marchio Interno4. Poi quell’esperienza per ragioni diverse è terminata, ma non è terminata la sua determinazione a provare che un altro mondo (del libro) è possibile. Che molto spesso si dice: «Eh, beh, non legge libri…». Ma dipende anche che cosa si legge, anche il Mein Kampf era un libro d’altro canto.

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Così nel 2017 NdA Press cede il passo al nuovo marchio editoriale Interno4 edizioni, il cui slogan ideale potrebbe essere quello dei no-global di fine anni ‘90, «pensare globale, agire locale». Infatti la casa editrice figlia per partenogenesi dell’esperienza più che decennale di NdA press, esprime questa duplice natura: un’attenzione critica e curiosa verso il territorio di Rimini, composta anche di attivismo culturale che attraverso l’associazione culturale omonima realizza eventi e occasioni di intersezione tra ricerca e pubblicazione, e al contempo uno sguardo ai grandi quesiti del contemporaneo, soprattutto politico.

Codici alternativi, culture avanguardistiche ed emergenti, controcultura come si diceva una volta (ma ormai controcultura sembra essere diventato persino Camilleri), musica e culture popolari, sono i campi di indagine di questa esperienza editoriale. Sedici titoli che spaziano dalla ripubblicazione o aggiornamento di “classici” come il ‘68 di Guido Viale a nuove e fortunate produzioni come La fotografia in rivolta di Pino Bertelli, il più incendiario e libertario (anche se non si vogliono fare hit parade, il più qui ci vuole) di coloro che trovano il coraggio per darci le parole per guardare la fotografia. E come la si guarda? «Pochi riescono a comprendere la “morale del giocattolo” che sta dentro una fotocamera» scrive Bertelli. E con l’impeto di Jean Sorel ci ammalia, mostrandoci le trame oscure dello sguardo incantato dal potere, tuttavia con ottimismo. Perché c’è sempre una coppia di tirannicidi, arriverà il bambino che mostrerà che il re è nudo. Il potere è più debole di quello che vuol far pensare. E la fotografia è un campo di relazione, non di semplice cartografia. A queste 400 pagine imperdibili per chi vuole leggere prosa incandescente, fa da controcanto un’operazione di rilettura o meglio riascolto dei poeti del riminese (Tonino Guerra, Raffaello Baldini, Nino Pedretti) che ci riporta a un lingua materna che sta tra il mare e la collina, attraverso un cd e un libro con una selezione delle poesie cantate in santarcangiolese e in chiave jazz.

A metà tra le due strade si inserisce Rimini nel cinema di Gianfranco Miro Gori, esaurito in pochissimo tempo e già in ristampa. Il volume è stato presentato con nuova copertina il 9 luglio nella rassegna cinematografica che la cineteca del Comune di Rimini ha messo a punto ispirandosi proprio alla lettura di Gori. È chiaro leggendo il documentato saggio dell’ex sindaco di San Mauro Pascoli, nonché direttore e fondatore della cineteca di Rimini, intellettuale invidiabile che mette insieme la dedizione al dovere civile alla curiosità culturale e alla produzione autoriale, che la città di Fellini è nelle sue versioni in celluloide un luogo confine, tra il globale e il locale, un po’ come la casa editrice di Roccaforte, nomen omen, che con le sue oculate scelte editoriali ci porta un po’ fuori dai confini angusti del provincialismo, senza dimenticare l’amore per il luogo su cui i nostri piedi camminano. E come scriveva Pedretti: «E mai che ti capiti di vedere/via di uno che faceva i berretti /via di uno che stava sotto un ciliegio / via di uno che non ha fatto niente”; e dico io “via di uno che faceva i libri».

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