Le guide di viaggio Polaris, perché ciò che vediamo dipende da ciò che sappiamo

Un gioiello di casa editrice a Faenza, con all’attivo dal 1989 oltre cento titoli

Racconti Dal Grande NordNon parliamo del viaggio come metafora della vita, ma del viaggio come spostamento del corpo, ma soprattutto dello sguardo, sul terreno che abitiamo tutti. Questo un po’ l’humus della casa editrice di Faenza “Polaris”.

Nata nel 1989, quando i muri cadevano e il mondo sembrava diventare un luogo con meno barriere (beh, ci eravamo sbagliati, ma solo adesso lo sappiamo…), proprio in quell’anno spartiacque un gruppo di appassionati viaggiatori con esperienze nell’editoria fonda questa chicca editoriale, che ha al proprio attivo dopo trent’anni 190 titoli.

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Il cuore pulsante sono ovviamente le guide di viaggio, che all’epoca di TripAdvisor mostrano un’incredibile resilienza. Cambiate, si capisce. Non si tratta più dell’elenco dei ristoranti migliori o del dove dormire, ma della continuazione di un genere, l’odeporica (per favore, non odiatemi: non sono io ad inventare questi nomi in greco) che è nata con la nascita della narrazione scritta della nostra civiltà.

L’epopea di Gilgamesh, uno dei testi più antichi della mitologia babilonese, narra di un viaggio in cui l’eroe conobbe i Paesi del Mondo. Certo, la guida vera e propria come strumento prioritariamente informativo nasce molto dopo, nel pieno dell’età moderna. Tuttavia il rapporto stretto tra la narrativa vera e propria, che influisce sulla nostra percezione dei luoghi, e la guida come manuale d’uso è molto più denso di quanto non si possa immaginare al primo impatto, soprattutto nel caso della Polaris. Difatti, la casa editrice faentina propone 110 guide scritte esclusivamente per i viaggiatori italiani da autori veri e propri.

Cop Bolivia NEWAspetto rilevante dal punto di vista antropologico: chi, da viaggiatore attento e magari cultore della vecchia e cara guida per il popolo tipo Lonely, non si è sentito sconcertato da alcune affermazioni evidentemente WASP (White Anglo – Saxon Protestant) e che a noi suonano fuori luogo? Così, il punto di vista del narratore o conducente dello sguardo diventa rilevante, proprio perché si tratta di un testo a metà strada tra la narrativa di viaggio e lo strumento di viaggio.

La guida, a differenza della narrativa tout court, ha un notevole carattere performativo: ci indica con evidenza cosa fare e cosa no (tipica prescrizione, evitate il tal posto perché troppo turistico. Che poi è quasi una tautologia, visto che si rivolge a un turista – viaggiatore…). E noi siamo portati a seguire il nostro condottiero – scrittore di viaggio.

D’altro canto, la longevità della scrittura di viaggio, che è la materia cardine dei titoli di Polaris, è in un certo senso connaturata alla scrittura stessa: «La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. La penna corre spinta dallo stesso piacere che ti fa correre le strade. Il capitolo che attacchi e non sai ancora quale storia racconterà è come l’angolo che svolterai», scriveva Calvino ne Il cavaliere inesistente.

Scrivere e viaggiare come possibili segni contigui, oggi alla portata apparente di tutti. «Happiness is real only when shared», scrive il protagonista di Into the wild, e questo messaggio in quel contesto esistenziale, in cui il giovane McCandeless cerca la pace interiore, lontano anni luce da un mondo ipertecnologizzato e consumista, diventa nelle mani dei compulsivi dei dispositivi mobili un ordine imperativo. Condividi ogni tua esperienza di viaggio… Gli autori delle guide Polaris sono una via di mezzo tra il rigorismo della ricerca del giovane McCandeless del film di Sean Penn e lo sguardo mediato esclusivamente dallo schermo di frotte di affamati turisti.

Un viatico per vivere il viaggio con maggiore responsabilità: perché quello che vediamo, dipende da quello che sappiamo. Ecco dunque anche le altre collane, oltre alle guide: la Biblioteca di Lawrence, per guardare anche attraverso la retina dei grandi viaggiatori del passato, Percorsi e Culture, una collana di approfondimento di tipo archeologico o antropologico su aspetti di solito solo menzionati nelle guide, e che attraverso diari di bordo scritti da professionisti ci permettono di mettere a fuoco, o almeno provarci, alcuni aspetti peculiari anche seduti sulla nostra poltrona.
Per le vie del Mondo infine si apre alla letteratura di viaggio vera e propria. Le tribù del Parco Sempione di Claudio Bianchi è un paradigmatico esempio della possibilità di riconoscere anche ciò che ci abita accanto, l’area verde dei milanesi e il loro difficile rapporto con essa. Attraversare questo spazio vissuto come piccola ora d’aria dopo la lettura del testo di Bianchi sarà tutta un’altra esperienza.

A questa lettura si può abbinare la guida di Milano, misteri e itinerari insoliti di William Facchinetti Kerdudo. Dopodiché il grigiore meneghino sarà completamente scomparso dalla vostra visione della città lombarda. Insomma, si può ricominciare a scoprire anche l’Italia, che d’altro canto è stata anche un po’ l’oggetto prediletto delle prime guide nella storia del genere, a partire da The Voyage of Italy di Lassels. E non può essere un caso che una casa editrice così preziosa abbia sede in una città come Faenza.

Per il ragazzo che ama scrutare carte e stampe/ l’universo è a misura del suo sogno profondo./ Il mondo è sconfinato al lume delle lampade!/Agli occhi del ricordo com’è piccolo il mondo! Scriveva Baudelaire nella poesia Viaggio.

Leggerci una buona guida, anche se non partiamo, può essere un buon modo per continuare a ricordarci di quel ragazzo che siamo stati.

I testi Polaris li trovate in tutte le librerie e anche in molte agenzie viaggi. Ovviamente anche online. https://www.polariseditore.it

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