Oz, un reale mondo di doppi: la prima edizione completa dei libri di Baum

A cura di Chiara Lagani dei Fanny & Alexander con illustrazioni di Mara Cerri

IL LEONE Con Persone

Il Leone

Accennando al Mago di Oz credo che per molti siano quasi scontate le immagini di una Judy Garland giovanissima e molto americana, e quelle dei compagni di viaggio nella fantastica Terra di Oz: la figura mite del leone senza coraggio, quella nobile del boscaiolo di latta alla ricerca di un cuore e quella bonaria dello spaventapasseri, il semplice alla ricerca di un cervello. Sono questi i protagonisti del celebre film di Fleming tratto dal primo libro di Lyman Frank Baum e girato nel 1939, a distanza di 20 anni dalla morte del suo autore.

Fin dalla pubblicazione all’alba del XX secolo il libro ottenne un successo straordinario negli Stati Uniti nonostante l’accoglienza a dir poco tiepida della critica letteraria e degli ambienti accademici. Il mondo favoloso esplorato da Dorothy si trasformò ben presto in un musical che venne replicato a Broadway per quasi 10 anni, spingendone la fama ben oltre i confini nazionali. Pochi però sanno che Baum continuò per tutta la vita a creare nuove storie che narravano le avventure della protagonista, dei suoi compagni e di altri personaggi in contesti sempre diversi. In totale lo scrittore statunitense pubblicò 14 romanzi sul magico mondo di Oz, obbligato dalla necessità e dalle richieste di migliaia di bambini di aggiornare le avventure dei vecchi e nuovi personaggi delle terre di Oz. Negli Stati Uniti l’intera saga è riconosciuta come un classico della letteratura dell’infanzia, acquistando estimatori come Gore Vidal che ne hanno utilizzato impianto narrativo e temi come chiavi di lettura della storia passata e contemporanea del paese. Per quanto riguarda l’Italia dove la prima edizione è uscita nel 1944 nessuno ha dato alle stampe questa opera nella sua interezza, lasciando misconosciuto il genio di Baum.

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Le tre Dorothy

Le tre Dorothy

Chiara Lagani ha deciso un anno fa di affrontare la traduzione complessiva dell’opera, appena uscita per le edizioni Einaudi nella collana dei Millenni col titolo I libri di Oz. Un passo quasi dovuto per chi, qualche anno fa, aveva fatto nascere insieme alla compagnia Fanny & Alexander una serie di spettacoli teatrali a cui si sono aggiunte installazioni e performance ispirate alla lettura dei testi di Baum. Ma per tradurre il mondo di Oz occorreva ripercorrerne il processo, conoscerne i testi. Ecco allora la scelta antologica operata da Chiara e calibrata attraverso un’alternanza di traduzioni unite da sintesi narrative –  divertenti e poco asettiche – che riassumono solo i nessi più funzionali della narrazione. In questo modo non appaiono cesure ma si mantengono intatti la continuità e il piacere della narrazione mentre un apparato preciso permette di seguire le tracce di un personaggio amato attraverso pagine distanti nel tempo e nello spazio.

Nell’introduzione, la curatrice avverte che il mondo di Oz non è inventato come tiene a sottolineare lo stesso Baum che – stanco di sentirsi ostaggio della propria creatura e dei piccoli lettori tiranni che vogliono i seguiti del racconto – dal settimo libro si autoproclama “storico reale” del mondo di Oz. Come a dire che quel mondo, diventato invisibile nella sesta edizione del 1910 – ufficialmente per sottrarsi agli esseri umani, ufficiosamente per concedere all’autore la libertà di chiudere definitivamente la storia – non è frutto di una fervida fantasia ma è un mondo parallelo da interpretare come dato di realtà.

Baum utilizza solo espedienti tecnici ripetitivi che la critica ha evidenziato: nonostante questo, le narrazioni sviluppano una ricerca interiore che si nutre degli avvenimenti della propia vita. Ci sono parti più cupe e quasi dantesche – Lagani sottolinea l’avventura nel mondo sotterraneo come uno dei libri più belli –, altre in cui si affrontano temi rovesciati, come nel caso dell’amore rifiutato e dimenticato che si sviluppa in una sorta di antiromanzo romantico. Le tracce si moltiplicano prendendo a piene mani dal vissuto dello scrittore: dall’intrepida suocera femminista Baum apprende le teorie di una nuova visione del femminile che applica alla storia delle ribelli capeggiate dalla piccola e capricciosa Jinjur. Per quanto i punti di vista si moltiplichino in questo mondo speculare ben oltre la realtà, l’ironia scardina i nuovi valori tramite il trucco di applicare al femminile gli stereotipi maschili.

Il boscaiolo

Il boscaiolo

La lotta delle ribelli ha punti scadenti e diventa poco credibile, come analizza la curatrice nella profonda introduzione al testo: il gioco del doppio, in cui a una parte corrisponde sempre il contrario, è l’elemento che mina continuamente progetti, desideri, personaggi e interpretazioni. Avviene allora che il Re Coniglio desideri tornare al suo stato naturale per rimpiangere poi ciò che era, così come il Libro bianco della Storia venga letto dalla maga Glinda come un tragico dato predestinato, sul quale non esiste possibilità di intervento. Il doppio – una mina narrativa vagante che sdrucciola ogni apparenza – è in effetti uno dei sistemi narrativi prìncipi del mondo fantastico di Oz e forse una metafora delle peggiori condanne del reale.
È questo registro del doppio che amplifica il senso delle immagini di Mara Cerri, una delle migliori illustratrici italiane contemporanee chiamata a collaborare all’edizione con le sue tavole. Il sodalizio professionale e di vita fra Chiara e Mara è partito dal riconoscimento dei rispettivi percorsi e da una sensibilità estrema che deflagra il proprio potenziale nel mondo dell’infanzia. Le due artiste chiudono il cerchio attorno alle ossessioni di Baum facendole risuonare al loro interno tramite un lavoro di rispecchiamento continuo. Nessuna stereotipia nelle immagini scelte per la pubblicazione: nel caso più semplice si tratta di fresche attualizzazioni dell’immagine suscitata dalla lettura ma più spesso le tavole tradiscono la fonte scritta, trattenendo fedelmente il meccanismo ossessivo che le ha dato vita. L’immagine delle scarpette rosse di Dorothy ad esempio si sviluppa nella sovrapposizone di tre figure femminili che realizzano il collasso di una parte oscura che a ogni età si concede il desiderio della fuga o del ritorno. Così, fra questo andare e venire fra i mondi del visibile e del suo contrario, si stabiliscono i termini su cui si stratificano i giochi senza paura dei bambini e le lucide ossessioni degli artisti.

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