Tredici storie d’autore all’insegna della suspense

Dall’editore ravennate Clown Bianco una bella antologia di gialli e noir

Clownbianco

Clown bianco è il nome dell’editore, I clown bianchi è il nome di questa antologia di racconti uscita a un anno dalla nascita di questa nuova realtà culturale ravennate. E il clown bianco è l’elemento che spessa ritorna in queste tredici storie firmate da autori più o meno noti, ravennati e non, tutti sul filo del giallo, del noir, del mistero.

Ci sono storie che partono dalla città del mosaico per andare molto più lontano, ci sono realtà del mondo globale, dalla Moldavia a Kinshasa, ci sono momenti che sfiorano l’horror e anche qualche barlume di speranza e luce. Ci sono ispettori, ci sono colpevoli insospettabili, ci sono tanti bambini, in queste storie. Qualche cliché, ma anche qualche trovata davvero curiosa (Eraldo Baldini, per esempio, sceglie il tema felliniano per affrontare il tema con un racconto particolarmente godibile). Spiccano forse, ma potrebbe essere campanilismo, soprattutto gli autori ravennati: Stefano Mazzesi e Massimiliano Venturini, per esempio, scelgono un impianto classico del giallo con le forze dell’ordine a investigare per due storie dalla trama ben costruita e che in poche pagine riescono a far familiarizzare il lettore con i personaggi principali. Poche pagine fulminee per un ritratto sui generis sono quelle di Nevio Galeati, un’opprimente sensazione di angoscia accomapagna la lettura di Massimo Padua.

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Ma sarebbe ingiusto non menzionare il dilemma etico che pone Gianluca Morozzi o il bel racconto di Alessandro Berselli, due autori bolognesi di fama nazionale. E in realtà a ben guardare, non si può non menzionare nemmeno il genovese Roberto Gazzaniga, Maria Silvia Avanzato (primo premio per l’incipit, che è poi l’incipit di tutto il libro), Stefano BonazziRomano De Marchi, Giorgia Lepore, Daniele Picciuti, ossia tutti gli altri autori di questa antologia che ha il prezioso merito di non apparire mai come un’accozzaglia di materiali di scarto (alzi la mano chi non si è mai imbattuto in antologie simili), ma come un progetto autentico a cui gli autori devono evidentemente aver aderito con convinzione.

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