Tra gli effetti collaterali del disastro palazzetto – con il cantiere al Pala De André che continua a disturbare il sonno di nuovi e vecchi amministratori locali – c’è anche l’aver reso di fatto neppure ipotizzabile il progetto per un nuovo stadio. Se lo chiedi al sindaco, per esempio, si mette a ridere, pensando a quanto ci sarà ancora da penare per il palasport, o per la nuova piscina comunale: «figuriamoci se mi metto in un’altra bega», ci immaginiamo che direbbe, forse comprensibilmente. Ma davvero è incredibile l’occasione persa per una città e una squadra come Ravenna, in un periodo storico in cui può contare su una proprietà così ambiziosa e così popolare. Il progetto per uno stadio nuovo, in questo momento, sarebbe quasi naturale, altrove.
L’idea è stata quella di procedere invece con la solita “melina”, ristrutturando quello attuale, senza riuscire però a renderlo davvero al passo con i tempi. Con il direttore generale del Ravenna Paolo Scocco, nell’intervista a questo link parliamo anche degli imminenti lavori per un milione di euro previsti dal Comune, tra sistemazione del campo di gioco e Distinti, che verranno demoliti e poi ricostruiti praticamente allo stesso modo. Addirittura ancora scoperti. Una gestione dell’ordinario, senza nessuna vera “ambizione”. Quando si potrebbe invece riqualificare un intero quartiere, al momento insofferente per i disagi che provoca la presenza del Benelli. E non solo durante le partite. Pensate a quello che si potrebbe fare, nell’ambito di un intelligente accordo pubblico-privato.
Rilanciando un’idea esposta su queste pagine dall’architetto Emilio Rambelli, sarebbe un modo per trasformare una città che in questi anni ha davvero limitato al minimo i progetti urbanistici (fatta eccezione per quelli con supermercati annessi…). Sarebbe un modo per dare per esempio un parco o altri servizi pubblici alternativi ai residenti, al posto dello stadio, ci sarebbe un quartiere da ridisegnare, magari appunto con il coinvolgimento di architetti (Rambelli citava addirittura l’esempio della Potsdamer Platz di Renzo Piano, a Berlino, ma ci accontenteremmo di molto meno…). Per non parlare dell’effetto nuovo stadio, che si potrebbe costruire su misura per una città di medie dimensioni come Ravenna, più o meno piccolo, più o meno consono: un nuovo modo di pensare alle strutture sportive, che so, all’inglese, tanto per dire una banalità, che potrebbe far parlare di sé in tutta Italia. Se non ora, quando? Ah, giusto, quando sarà completato il palazzetto dello sport, magari, chissà…


