Pochi giorni prima del nuovo fallimento della Nazionale italiana ero a una partita di un campionato professionistico di calcio giovanile di Serie C, a Castiglione, con l’Under 17 del Ravenna. È stato difficile vedere più di due passaggi puliti di fila, non tanto per colpa dei ragazzi, ma di un terreno di gioco non all’altezza. Giusto per fare un piccolissimo esempio concreto di quello di cui si parla quando si dice che in Italia mancano le strutture.
Certo, in Bosnia sarà pure peggio, ma è un primo dato da tenere a mente (il Ravenna sta facendo il possibile per metterci una pezza, progettando campi sintetici, ma si sa, con la burocrazia in Italia non è mai semplice).
Certo, non è per colpa delle strutture se l’altra sera un piccolo Paese come la Bosnia è riuscita a mettere in campo perfino più qualità dell’Italia. Ma, fidatevi, non è un caso se ora – per esempio – le punizioni dal limite le deve calciare Tonali, onesto centrocampista che un tempo sarebbe stato il decimo tiratore di una Nazionale italiana. Chi – come chi sta scrivendo – negli ultimi dieci anni ha avuto la fortuna (o la sfortuna) di vedere in media almeno una partita di calcio giovanile “prof” a settimana, non può stupirsi che ci sia sempre meno qualità, al vertice della Nazionale italiana. Alcuni esempi.
Le squadre top cercano innanzitutto di vincere portandosi a casa i giocatori più precoci, non i più forti potenzialmente, ma quelli che si sviluppano prima degli altri. Non per niente le rose sono composte per la stragrande maggioranza da giocatori nati nei primi mesi dell’anno. «Mi chiedono di prendere chi può aiutarli a vincere subito – mi disse un giorno un osservatore dell’Inter, con cui stavo parlando a Martorano -, poi tra due-tre anni si vedrà, tanto al massimo ne prendono altri, da tutta Europa». Capito?
Oppure, tra le tante, a volte ripenso a un’altra scena vissuta personalmente: partita di playoff scudetto Under 13 (e già questo deve far riflettere) tra Cesena e Fiorentina, che stava vincendo 1-0. Un difensore viola subisce fallo, cade e si rialza subito. Il mister – a pochi passi da me, che ero da solo lontano dalla tribuna, vicino alla rete – lo rimprovera proprio perché si è alzato subito, senza invece perdere tempo. Stiamo parlando di un bambino di 13 anni.
Un episodio simile è successo anche l’altro giorno a Castiglione, ma ormai ci sono abituato e non mi ha fatto chissà quale effetto vedere l’allenatore del Cittadella (che stava vincendo 2-1 contro il Ravenna) sbracciarsi e urlare al secondo portiere, appena entrato, per farlo andare più piano a prendere la palla quando usciva.
Ancora: sapete quanti allenamenti ho sbirciato da dietro la rete in cui un mister preparava la tattica della partita successiva, basandosi sulla squadra avversaria, monitorata tramite video? Ragazzini di 14 anni che si allenano per fermare tatticamente gli avversari! In Bosnia non credo succeda, per esempio.
Per non parlare dei cambi al novantesimo, o dei cambi proprio mai fatti durante le varie partite dove sembra esserci in palio la Champions League. Insomma, è evidente che se il settore giovanile è visto dagli allenatori solo per ottenere risultati e portare avanti la propria carriera, i ragazzi non crescono e i talenti vengono mortificati. E la colpa non è solo degli allenatori, ma soprattutto dalle società a cui sta bene così – spesso guidate da personaggi discutibili, che intascano vere e proprie mazzette per tenere in rosa o fare giocare qualcuno che se lo può permettere, come dimostrano i recenti servizi delle Iene. E poi fa comodo vedersi in alto nelle classifiche pubblicate sempre più spesso su giornali o siti di settore. Naturalmente grazie a giocatori “strutturati” – abbiamo stravolto le nostre tradizioni, cercando di inseguire quelle di altri Paesi – e ad allenatori che urlano «consolida» quando si recupera palla.
Dopo le recenti delusioni, forse qualcosa è cambiato, qualcuno ha capito che magari la tecnica potrebbe pure servire. E in effetti nelle Nazionali giovanili i risultati arrivano pure. Poi, però, questi ragazzi, una volta giunti in ottica prima squadra o non hanno più quel vantaggio fisico che li aveva agevolati nei vivai, oppure (i migliori) debuttano all’estero, oppure vanno a farsi le ossa in serie B quando va benissimo (vedi Liberali al Catanzaro) o in C se hai un buon procuratore, o in D, dove sei destinato a sparire in breve tempo.
In fondo, fidatevi, non è così strano che la Nazionale non vada più ai Mondiali…


