I bagnini di salvataggio della riviera romagnola sono preoccupati di perdere il lavoro a causa della direttiva Bolkestein. «Con le gare per riassegnare le concessioni, si rischia una “guerra dei prezzi” che potrebbe portare a speculazioni da parte degli imprenditori per risparmiare sul costo del lavoro», spiega Francesco Guitto, segretario generale Filcams-Cgil Rimini. «Per questo stiamo lavorando su una proposta omogenea da sottoporre alla Regione. L’auspicio è che possa essere inserita come obbligo da rispettare negli imminenti bandi, in modo da garantire degli standard uguali per tutti sul servizio di salvamento».
Per raccogliere le idee il sindacato ha organizzato una serie di assemblee in tutta la riviera chiamata “Salvatour”. Dopo la prima tappa di ieri a Comacchio si proseguirà giovedì 26 marzo a Cesenatico, alle ore 17.30 nella sede della Cooperativa Bagnini; martedì 31 marzo a Cervia, alle 17 nella sede Cgil; e giovedì 2 aprile a Rimini, alle 18 sempre in Cgil. «Il servizio di salvamento in Romagna è un’eccellenza in Italia, ma ci sono diversi modelli di gestione tra le varie località», sottolinea Guitto. «Le assemblee servono a raccogliere gli esempi virtuosi e quelli negativi, in modo da elaborare una proposta unitaria per il territorio».
In sostanza il sindacato vorrebbe definire degli standard minimi da imporre in fase di bando per il servizio di salvamento, in modo che i futuri concessionari non possano giocare al ribasso. Ma per gli attuali bagnini di salvataggio ciò non escluderebbe il rischio di essere sostituiti con altri professionisti. «Per questo – aggiunge Guitto – chiediamo di applicare la clausola sociale. Sarebbe più preciso parlare di “diritto di precedenza”, perché non riguarda dei lavoratori dipendenti bensì stagionali, ma serve a rendere l’idea: chiediamo di inserire l’obbligo, per i futuri concessionari, di assumere i bagnini di salvataggio che abbiano maturato almeno un anno di servizio sul territorio e che manifestino in modo formale di voler usufruire di tale priorità».
Un’altra criticità riguarda le differenze sulle condizioni economiche, di salute e sicurezza per il personale di salvataggio. Il sindacalista riferisce che «in alcune località gli stabilimenti balneari mettono a disposizione delle torrette iper-attrezzate con sistemi per evitare che il bagnino soffra il caldo. Altrove, invece, ci sono delle semplici sedute sopraelevate simili a quelle degli arbitri di tennis, inadatte a proteggere dalle temperature estreme. La situazione andrebbe uniformata a livello regionale». Così come per gli stipendi: «L’ordinanza regionale impone già l’obbligo di applicare il contratto collettivo nazionale del settore – precisa Guitto – ma ci sono disparità sulla contrattazione integrativa provinciale. A Cervia e Cesenatico questa viene applicata, a Ravenna e Comacchio no, a Rimini solo in parte perché è scaduta da oltre dieci anni: i bagnini storici ne usufruiscono, i nuovi assunti no».
In generale, aggiunge Guitto, «la maggior parte dei concessionari balneari considera il salvamento un servizio di qualità da garantire ai turisti, perciò investe molto sulla professionalità delle divise rosse. Ma purtroppo alcuni sono rimasti agli anni ’70 e lo vedono solo come un fastidioso obbligo a cui ottemperare. Perciò ritengono sufficiente mettere un bagnino chiunque in torretta, magari minorenne, tanto per garantire la presenza».
Filcams-Cgil sta sensibilizzando su questi temi dal 2024, quando ha pubblicato il “Manifesto politico del lavoro nel turismo balneare costiero dell’Emilia-Romagna”. Non sono mancate le tensioni, come lo scorso agosto quando il sindacato ha proclamato uno sciopero contro l’ordinanza della Regione Emilia-Romagna che ha imposto il servizio durante la pausa pranzo a torrette alternate. In questo modo per due ore, dalle 12.30 alle 14.30, un solo bagnino si trova a dover sorvegliare 300 metri lineari di spiaggia anziché i consueti 150 metri: uno spazio ritenuto eccessivo per garantire la sicurezza di chi fa il bagno in mare. «Abbiamo fatto ricorso contro l’ordinanza, ma i tempi della giustizia sono lunghi e ancora non si è deciso nulla», conclude Guitto. «Speriamo che la Regione corregga la misura per la prossima estate».



