Due anni e mezzo alla guida di Ravenna: un bilanco col sindaco Michele de Pascale

Dai fondali del porto al rilancio del turismo, dalle grandi infrastrutture alla sicurezza, abbiamo fatto il punto di metà mandato con il Primo cittadino sui risultati raggiunti e le promesse non realizzate

Intervista Sindaco Redazione

Il sindaco nella redazione di Ravennaedintorni.it, alla sua sinistra la sua portavoce Eleonora Polacco. A intervistarlo il direttore di R&D Fausto Piazza e i giornalisti della redazione Andrea Alberizia, Federica Angelini, Luca Manservisi e Alessandro Montanari

Eletto con una coalizione di centrosinistra guidata dal Pd, sindaco di Ravenna dopo il ballottaggio del 19 giugno 2016, il 33enne Michele de Pascale è a metà del suo mandato come Primo cittadino.

Durante l’intensa campagna elettorale aveva presentato un programma ampio e, almeno in parte, di discontinuità rispetto al suo predecessore, Fabrizio Matteucci, che aveva guidato la città nei precedenti dieci anni.

Abbiamo invitato De Pascale in redazione, in una sera di fine dicembre, per fare il punto su alcune delle questioni che avevano caratterizzato i suoi impegni elettorali e l’agenda della città. Nell’impossibilità di affrontare tutti i temi, abbiamo deciso di omettere quelli di carattere più sociale, su cui ci siamo soffermati negli ultimi numeri del settimanale, per dare maggior spazio a quelli economici e di sviluppo della città.

IMG 2116Sindaco, cominciamo da un tema che è sempre stato un suo cavallo di battaglia, come comprensibile per un cervese che rivendica con orgoglio l’esperienza da bagnino nell’impresa di famiglia. Al primo punto del suo decalogo per rilanciare il turismo c’era la costituzione di una Dmo, ossia un’organizzazione che ha lo scopo di promuovere la destinazione turistica. Dov’è finita quell’idea? Già abbandonata?
«No, non è abbandonata, ma non è più quella che avevamo immaginato in origine. Volevamo fare una Dmo che unisse il pubblico e il privato, ma sulla spinta delle richieste delle associazioni di categoria abbiamo invece optato per investire solo sui privati e abbiamo deciso di fare evolvere il vecchio bando di gestione degli Iat, gli uffici di informazione turistica, affidando al soggetto privato vincitore altre risorse (circa 100mila euro aggiuntivi su un totale di quasi un milione di euro per tre anni, da febbraio 2019 a gennaio 2022, ndr) per la promo-commercializzazione».
Quindi affidiamo soldi pubblici a un privato per fare la promozione?
«Il soggetto che ha vinto (Ravenna Incoming, che già aveva in gestione gli Iat, unico a partecipare alla gara, ndr) ha presentato un programma coerente con il bando e si confronterà con l’assessorato al Turismo. Su questo versante va detto che in tutte le fasi di bilancio abbiamo aumentato le risorse per la promozione e stiamo lavorando in sinergia tra diverse istituzioni, penso per esempio a cosa rappresenta in termini di richiamo e di immagine Ravenna Manifestazioni o il turismo ambientale».
Resta infatti il tema della valorizzazione di Punte Alberete…
«Abbiamo approvato le linee guida per realizzare un unico bando per la gestione e la promozione del museo Natura di Sant’Alberto (al momento gestito dalla coop Atlantide ma con un bando che scadeva nel 2018, ndr), valle della Canna e Punte Alberete cercando di creare un sistema per il turismo ambientale della zona a nord, al momento poco valorizzato. In generale abbiamo bisogno di lavorare sul marketing».
ZANI8978Tra le altre promesse elettorali c’era quella di rilanciare i lidi, dando a ognuno una vocazione, a partire dallo sport per Marina di Ravenna e il tanto sbandierato beach stadium, che al momento però sembra essere stato accantonato.
«
Il beach stadium non è stato accantonato, semplicemente abbiamo invertito la priorità con il palazzetto dello sport, un tema di cui si parlava da decenni ma che nessuno ha mai avuto il coraggio di affrontare. Noi abbiamo deciso di costruire un palazzetto nuovo e al momento ci concentriamo su questo, anche se rimane il tema di una struttura pubblica per gli sport da spiaggia a Marina. Per fortuna la riapertura del bagno Marinabay da parte di una cordata di privati ci ha permesso comunque di rispettare il nostro impegno di riportare il beach tennis internazionale a Marina, ma non basta».
Resta che nel frattempo i lidi stanno soffrendo e segnano un calo di presenze…
«È vero, per quanto la città d’arte sia invece in crescita, sul mare viviamo una situazione di grande crisi, perché i nostri lidi tuttora stentano a collocarsi in maniera originale e autonoma nel panorama dell’offerta turistica regionale, nazionale e internazionale. Serve una grande operazione di sistema che racconti a livello internazionale i nostri lidi e questo per noi è il “Parco Marittimo” (il progetto di riqualificazione dei cosiddetti stradelli retrodunali da rendere pedonali, ndr)».
I tempi?
«Sta per essere ultimata la progettazione esecutiva e il cantiere del primo stralcio, a Marina di Ravenna, dovrebbe partire dopo la prossima estate. Il progetto dovrà raccontare al mondo cosa sono le spiagge di Ravenna, in grado di unire l’alta qualità dei servizi da spiaggia alla qualità ambientale: avere poche strutture ricettive è stato uno svantaggio nel secolo scorso ma nel nuovo può essere pure un vantaggio, grazie alle nostre pinete. Anche perché ormai le strutture all’aria aperta, con bungalow o case mobili, possono soddisfare meglio le nuove richieste, più dei tradizionali alberghi».
A proposito di vocazioni dei vari lidi, riuscirete a risolvere definitivamente il tema del naturismo?
«Noi riteniamo il naturismo una risorsa e in parte abbiamo già sperimentato la scorsa estate un’ordinanza per permetterne la pratica, anche se solo temporaneamente in occasione del festival
naturista. Per renderla permanente è necessario che intervenga anche la Regione, come credo acca-
drà, al fine di modificare la legge che differenzia le tipologie di spiagge libere. Certo, né i naturisti né nessun altro può chiedere di andare contro i regolamenti di protezione ambientale dell’area, che peraltro non dipendono da noi. Per quanto ci riguarda invece abbiamo potenziato i controlli contro comportamenti scorretti in pineta, che purtroppo ci sono, per cui non si possono però certo incolpare i naturisti».
Dai lidi al centro. Piazza Kennedy è stata riaperta in versione pedonale nella primavera 2017: ha trovato la sua identità in questo periodo? È soddisfatto di come viene vissuta?
«Fino a due anni fa questa città aveva solo piazza del Popolo come area fruibile per eventi e questo determinava una congestione delle manifestazioni e a volte anche problemi di appropriatezza, inoltre non si può avere una piazza sempre occupata da allestimenti. Ora invece abbiamo un altro spazio, sono stati fatti eventi che hanno coinvolto le due piazze e in questo tempo nuove attività, come la gelateria o il Salone dei Mosaici, hanno aperto in piazza Kennedy e sono certo che altre arriveranno. Inoltre grazie anche alla disponibilità di piazza Kennedy abbiamo anche una grande pista per il pattinaggio sul ghiaccio durante le feste natalizie».
Dopo lo spostamento dei bagni pubblici aveva annunciato una soluzione anche per l’ingombrante vano tecnico rimasto. Ci sono novità?
«Nel 2019 ci sarà non solo un restyling con un tratto estetico più gradevole, ma anche una rifunzionalizzazione. Bisogna capire che lì non possiamo fare a meno di tutti i servizi di collegamento indispensabili proprio per gli eventi che vi vengono organizzati e anche la fermata dell’autobus è essenziale che resti. Quindi l’idea al momento è trasformarla in una smart-box che possa avere funzioni utili, di informazione digitale, anche per i turisti. In futuro potremmo valutare l’idea di comprare uno dei negozi su via D’Azeglio e utilizzarlo come vano tecnico, qualora si rendesse disponibile».
Ha parlato di fermata del bus. Anche sul trasporto pubblico aveva fatto promesse in termini di collegamenti con il forese, di sperimentazione di mezzi elettrici…
«Ravenna ha flussi di spostamento a raggiera verso le diverse parti del forese. Stiamo lavorando su due fronti. Uno è quello intra-forese: forme di trasporto dentro al forese dove ci sono alcuni centri che servono zone ampie. Qui con il volontariato sono partiti servizi per anziani non solo legati a necessità di salute ma anche per andare al mercato, al centro sociale, per i momenti piacevoli. L’altro fronte è la gara del trasporto pubblico che dovrebbe uscire nel 2019 e sarà quella la sede per raggiungere gli obiettivi prefissati».
Si può immaginare un servizio serale dopo le 20 che oggi non esiste?
«È una delle riflessioni per la gara. Si può sperimentare. Ma non potrà essere un bus che fa fermate in ogni frazione e andrà messo in relazione alla sua reale fruizione».
Restiamo sui trasporti ma passiamo dalla gomma al ferro. Il nuovo orario dei treni ha creato più pole- miche che soddisfazioni…
«Come cittadini dobbiamo pretendere che Regione e Stato si rivolgano a Trenitalia e Rfi perché offrano sia il servizio di prossimità e sia quello di velocità. Devono esserci i collegamenti per gli spostamenti interni brevi, ma non è ammissibile che ogni treno da Ravenna a Bologna faccia venti fermate. Non dobbiamo togliere gente dai treni per metterli sulle auto: se fossimo un Paese normale dovremmo fare davvero la ferrovia Forlì-Ravenna che fa tutte le fermate. Ma non siamo un Paese normale».
In questo “Paese non normale”, lei nel programma di mandato aveva messo una parte importante sulla viabilità che includeva la riorganizzazione della Romea Dir, della Statale 16 e della Classicana. Al momento non si è visto nulla, non siamo un po’ indietro rispetto alla tabella di marcia?
«Tutto dipende se Anas manterrà o meno gli impegni presi: nell’accordo quadro ci sono 126 milioni di euro per le statali della Provincia, la maggior parte delle quali passano dal nostro comune. Queste risorse significano la totale messa in sicurezza e adeguamento di Classicana, Adriatica e Romea Dir, ma devono essere spese nel prossimo biennio o andranno perse e per questo, in accordo con la prefettura, incontro frequentemente Anas».
Aveva promesso una nuova tangenziale. È ancora realistico?
«Lo è nel momento in cui si sviluppa anche un collegamento verso nord: se non vogliamo tirare in ballo ancora la E55, almeno il collegamento con Ferrara, a oggi previsto dalla Regione con le varianti di Mezzano e Fosso Ghiaia. Ma dobbiamo essere consapevoli che siamo in uno scenario in cui il passante di Bologna era autorizzato e finanziato eppure è stato cancellato dal Governo dalla sera alla mattina. Lo dico anche per chi parla di una nuova Ravegnana…».
La questione viabilità è connessa a quella ferroviaria. Le due stazioni merci sulle sponde del porto che riflessi avranno?
«Abbiamo firmato un protocollo con Rfi che promette di destinare 30-40 milioni per l’intervento: questo toglierà il 70 percento del traffico merci dalla stazione ferroviaria».
Quindi addio al bypass sul Candiano, altra sua promessa elettorale?
«Riteniamo che abbia comunque senso il bypass per velocizzare gli spostamenti ma è chiaro che la priorità è per le due stazioni che sono concretizzabili e le voglio concretizzare nell’arco di questo mandato. Il tavolo tecnico però prevede anche la progettazione per il bypass».
Le due stazioni merci libereranno l’area scalo a ridosso della Rocca Brancaleone. In un articolo di set- timane fa ci aveva accennato all’ipotesi di un bando per realizzare uno scavalco del fascio dei binari alla stazione. Anche di questo si sente parlare da tempo immemore…
«Confermo che nei primi mesi dell’anno uscirà un concorso di progettazione frutto anche di un dialogo con ordini di architetti e ingegneri. Il finanziamento sarà di Rfi che è proprietaria dell’area. L’idea è che possa esserci una riqualificazione che preveda anche servizi di privati e parcheggi che possano magari remunerare chi volesse investire. E chissà, magari potrebbero arrivare soluzioni per il parcheggio innovative, sfruttando gli spazi in altezza sopra i binari… Ma non sono un progettista, sono solo suggestioni. Vedremo».
Siamo arrivati in Darsena. L’unico immobile comunale nel quartiere è l’ex dogana dove nel 2012 sono stati trasferiti alcuni uffici della polizia municipale in via temporanea. E che lei aveva promesso di tra- sferire…
«Stiamo testardamente cercando una soluzione, che ci sta richiedendo forse più tempo del previsto, per trasferire il comando dei vigili urbani in un altro immobile pubblico esistente: sarebbe un messaggio di coerenza, un esempio di recupero dell’esistente e non consumo di territorio. Ci siamo dati come termine ultimo la metà del 2019 per la decisione. Se non troveremo l’edificio con le caratteristiche adatte, allora costruiremo un nuovo comando in un nostro terreno, con una spesa stimata tra i 7 e i 10 milioni di euro. Ma sarà molto più piccolo di quello che era stato immaginato in pas- sato nel Poc anche perché sicuramente lasceremo attiva la stazione in piazza Mameli, in centro sto- rico, e rimarrà sicuramente attivo l’appoggio del mare, per la stagione estiva».
Tornando in Darsena, il bando Periferie è stato confermato dal Governo anche sotto la pressione dell’opinione pubblica. Avete lanciato il bando da 700mila euro per la passerella sulla banchina e il cantiere del sottopasso pedonale è in corso. Invece che ne sarà del Sigarone?
«I privati ci hanno detto che non ci sono più le condizioni per portare avanti il progetto che avevano presentato. Il Comune si è detto disponibile per acquisire una parte del Sigarone, anche perché siamo convinti che debba almeno in parte essere dedicato alla cultura».
Tra gli spazi restituiti negli anni recenti alla cittadinanza con una vocazione culturale c’è anche Palazzo Rasponi delle Teste. Sicuro che sia sfruttato al massimo delle sue potenzialità?
«Va detto che una parte dell’edificio, per la sua conformazione e per il tipo di recupero che è stato fatto, può essere adibita solo a uffici, e infatti ospita quelli del Turismo e della Cultura. La parte nobile, invece, quella che conoscono i cittadini, è stata sempre più luogo di eventi di vario genere, incontri, convegni, mostre, è molto richiesta ed è ormai un contenitore importante a disposizione della città».
In campagna elettorale aveva parlato anche di un possibile utilizzo per residenze artistiche, che però non ci sono state.
«Ormai il palazzo ha una sua identità. L’idea di sviluppare le residenze culturali però ci interessa molto e in futuro immagino che uno spazio ideale potrebbe essere l’attuale sede dell’Istituto musicale Verdi in via di Roma, proprio accanto al Rasi, una volta che avrà cambiato sede. Questo potrà avvenire appena l’Istituto sarà statizzato. Quando il ministero si farà carico delle spese di funzionamento che oggi sono a carico del Comune, noi saremo in grado di liberare quelle risorse per investirle nella nuova sede che abbiamo immaginato nel palazzetto dell’ex Anagrafe».
Restiamo in tema cultura. Ha appena aperto il museo Classis, dopo un’estenuante attesa. Si prosegue con gli scavi per San Severo. Eppure questa città non ha una carta delle potenzialità archeologiche. Come è possibile?
«Ci stiamo lavorando e arriveremo all’approvazione (si tratta di una sorta di mappa del sottosuolo da inserire nei piani urbanistici per capire dove si può o non si può scavare in fase di costruzione, ndr), ma lasciatemi dire che di certo non si può accusare questa amministrazione di non aver prestato attenzione al tema. Voglio solo ricordare che rispetto alle ipotesi iniziali, l’ex Caserma Alighieri, grazie proprio al nostro intervento, sarà in parte un parco archeologico, invece che essere completamente trasformata in hotel, parcheggi e negozi».
E a che punto è l’idea della Fondazione unica di cui ci parlava poco dopo la sua elezione per la gestione delle risorse museali del Comune? Si parlava di un soggetto che includesse Ravennantica, Mar e tomba di Dante…
«Per Ravennantica mi preme sottolineare come siamo riusciti a centrare due obiettivi importanti in questi anni: l’accordo di promo-valorizzazione e gestione dei servizi dei beni statali e, naturalmente, l’apertura di Classis. Per quanto riguarda la tomba di Dante sarà valorizzata all’interno del progetto che prevede il completo restyling del museo dantesco, oggi davvero poco visitato. Abbiamo firmato l’accordo con il Centro frati minori che lo gestisce oggi e la Fondazione Cassa (che possiede i locali, ndr). Diciamo che quel museo nato nel 1921 nel 2021 sarà del tutto rinnovato e la gestione sarà comunale. A quel punto il Comune avrà tre filoni direttamente in capo: Ravennantica e il Mar, che già sono realtà importanti, e la parte dantesca da impostare. Immaginiamo naturalmente che le collaborazioni e alcuni servizi possano essere unificati. Già oggi, rispetto al passato, vediamo collabo- razioni per esempio tra Mar, Classense e Ravennantica che in passato non c’erano. Questa è la strada da perseguire».
Veniamo ora a un’altra promessa elettorale che aveva fatto molto discutere e che interessa moltissime persone: la sicurezza. Dove sono finiti gli incentivi promessi a chi avrebbe acquistato antifurti per la casa?
«Nel frattempo il consiglio comunale ha votato un ordine del giorno che guarda con più favore all’ipotesi di una assicurazione collettiva, ma si tratta di un tema molto complesso che stiamo studiando. Diciamo che entro la fine della legislatura qualcosa faremo, o l’assicurazione o le agevolazioni per l’antifurto, ma sempre e solo per chi non può permetterseli e non per tutti, per questo ci baseremo sull’Isee. Non mi convince l’ipotesi dell’età come criterio: una giovane coppia derubata soffre quanto un anziano».
Dulcis in fundo, il tema dei temi. Dopo due anni e mezzo ancora non è stato scavato un granello di sabbia dal Candiano…
«Su questo però rivendico il lavoro fatto: più di così, negli ultimi due anni era impossibile riuscire a fare. Tenete conto che ci siamo insediati due anni e mezzo fa: non c’era uno straccio di progetto, l’Autorità portuale era commissariata, la comunità portuale stava combattendo una guerra “termonucleare” e i 60 milioni del Cipe erano a rischio. Due anni e mezzo dopo abbiamo un presidente, un progetto, la sua approvazione nell’ultimo giorno utile prima che finisse la scorsa legislatura a febbraio 2018 e nel 2019 uscirà la gara per i lavori. Non ci si poteva mettere un mese in meno. Se mi dite che siamo in ritardo da vent’anni è vero, ma non da quando ci siamo insediati. La verità è che abbiamo salvato le prospettive del porto di Ravenna».
È in corso il processo di “spacchettamenteo” di Sapir in due aziende, una che manterrebbe le attività da terminalista e l’altra invece con il patrimonio immobiliare. A che punto siamo?
«Il piano industriale ha avviato una riorganizzazione che, appunto, separa funzioni patrimoniali da funzioni terminalistiche anche ai sensi della legge Madia che chiede ai Comuni di uscire dalle partecipazioni non strategiche. Questo può essere accettabile e comprensibile per quanto riguarda l’attività del terminal nel caso la legge ce lo chiedesse, ma non rinunceremo sicuramente alla nostra presenza nella parte patrimoniale. Ma più in generale soprattutto in questa fase di espansione, investimenti e nuovi progetti, se la legge ce lo consente vogliamo esserci e contare. Non vogliamo ri- nunciare al nostro ruolo».
E al ruolo di sindaco potrebbe rinunciare? In altre parole, pensa di ricandidarsi alla fine del mandato nonostante uno scenario politico sempre più in mutamento?
«Per come la vedo io un progetto di una amministrazione è per sua natura decennale, quello è l’orizzonte giusto se si ha l’ambizione di voler fare cose importanti per la città. Ma anche se il mondo sta cambiando, io su questo resto “vecchio stile”: non è il sindaco a decidere che è la persona giusta per ri- candidarsi. La mia disponibilità c’è, ma è e sarà condizionata al fatto che le persone che condividono una visione della città ritengano che io sia ancora la persona giusta per portarla avanti. E non sto parlando dei partiti, ma dei tanti interlocutori che incontro quotidianamente. Se fra due anni sentirò ancora attorno a me il clima di oggi, fatto anche di critiche, ma soprattutto di stimoli a migliorare, certo, mi ricandiderò».
Lei ha ancora un orizzonte di due anni e mezzo, ma i suoi colleghi della provincia vanno al voto a maggio. Cosa cambierebbe per lei se amministrazioni come Cervia e Russi (che fanno parte di Raven- na Holding) cambiassero colore? La preoccupa la prospettiva?
«Conoscendo il territorio della provincia piuttosto a fondo, grazie a quello che ho fatto in precedenza (nei tre anni precedenti all’elezione De Pascale è stato segretario provinciale del Pd, ndr) io in realtà sono convinto che il centrosinistra il prossimo anno possa vincere in 14 comuni su 14».

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