lunedì
16 Febbraio 2026
Territorio

Post alluvione, completato il 60 percento dei lavori urgenti sugli argini

Il punto sui cantieri in corso nel Ravennate: 134 milioni di euro per 92 interventi

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Sono 92, di cui 54 conclusi, gli interventi urgenti in provincia di Ravenna per mettere in sicurezza il territorio dopo le alluvioni del 2023. Si tratta soprattutto di lavori di ripristino e consolidamento degli argini danneggiati, per un costo totale di 134 milioni di euro. Oltre a questi, la Regione attuerà nei prossimi anni il nuovo “Piano per l’assetto idrogeologico” per ridurre il rischio di inondazioni con una serie di interventi strutturali e di adattamento (vedi articolo a questo link).

A causa della crisi climatica che provoca precipitazioni sempre più intense e violente, il pericolo di esondazioni e allagamenti è molto elevato in Romagna, dove gran parte del suolo è sotto il livello del mare. È emerso da ultimo il 25 dicembre, quando diversi cittadini di Castel Bolognese, Cotignola, Bagnacavallo e Lugo sono stati fatti evacuare in via precauzionale a causa del superamento della soglia rossa nei fiumi Senio e Marzeno. Per fortuna non è accaduto nulla, ma l’evento ha reso l’idea della “nuova normalità” che il territorio sta affrontando. «In poche ore è caduta la pioggia che normalmente cade nell’intero mese di dicembre, con una circolazione atmosferica simile a quella delle alluvioni del 2023», sottolinea Manuela Rontini, sottosegretaria alla presidenza della Regione con delega alla protezione civile. «Evacuare temporaneamente le aree più a rischio è una decisione sofferta ma fondamentale per mettere in sicurezza le persone. È la nuova realtà dovuta ai cambiamenti climatici, che non avvengono solo in Romagna ma in tutto il mondo, alla quale dobbiamo far fronte modificando i nostri comportamenti e, come istituzioni, mettendo in campo nuove opere all’altezza dei fenomeni che affrontiamo. Lo stiamo già facendo e i risultati ci sono: i lavori di questi mesi hanno permesso al sistema di tenere di fronte a ondate di piena simili a quelle di due anni fa».

I 28 interventi più urgenti nel Ravennate, tutti conclusi, sono stati decisi dall’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale subito dopo le alluvioni di maggio 2023.
Si è trattato del ripristino di vari argini rotti dalle piene dei fiumi Santerno, Lamone, Marzeno e Savio, nei comuni di Faenza, Lugo, Castel Bolognese, Sant’Agata sul Santerno, Bagnacavallo, Ravenna (in località Coccolia) e Cervia (nella frazione di Castiglione). L’importo totale è stato di 44 milioni finanziati da fondi regionali.

A questi sono seguiti altri 27 cantieri definiti dalla prima ordinanza del commissario di governo Francesco Figliuolo, approvata a fine settembre 2023, che ha destinato 21,4 milioni al Ravennate per rafforzare gli argini che non avevano ceduto, ma erano stati comunque compromessi dalle piene. Questa seconda tranche di lavori riguarda i fiumi Montone, Ronco, Santerno, Senio, Lamone e Fiumi Uniti, tra il capoluogo e il territorio collinare. 16 dei 27 interventi sono stati ultimati, 10 sono in corso e uno è ancora in fase di progettazione.

A novembre 2023 il commissario Figliuolo ha firmato una seconda ordinanza per finanziare altri 20 interventi nel Ravennate con 22,8 milioni di euro, sempre per il consolidamento di vari argini. 10 sono stati conclusi, 7 sono in corso e 3 in progettazione. I cantieri più consistenti riguardano il Santerno all’altezza di Bagnara (4,8 milioni) e il Savio nei comuni di Cervia e Ravenna (1,9 milioni). Infine il 9 settembre 2024 è arrivata la terza e ultima ordinanza con 17 interventi di completamento da 43,5 milioni – tutti ancora in fase di progettazione – lungo il Marzeno, il Lamone e il Senio, il tratto terminale del Reno e i bacini del Santerno, del Bevano e del Ronco.

A tutto ciò si aggiungono 5 milioni del Pnrr destinati alla riduzione del rischio idrogeologico, grazie ai quali sono in corso alcuni lavori di riassetto idraulico nella frazione di Fognano a Brisighella e lungo i fiumi che attraversano la provincia.
«Ma non basta», afferma Rontini. «Servono opere strutturali di messa in sicurezza, pro- gettate insieme alle comunità e alla struttura commissariale». La priorità riguarda soprattutto le casse di laminazione per le esondazioni controllate, che servono a restituire spazio ai fiumi, dopo che negli ultimi decenni i loro corsi sono stati ristretti, deviati e artificializzati. Gli argini possono essere abbattuti facilmente dalla forza dell’acqua in caso di piena, anche perché continuano a essere spesso tenuti privi di vegetazione, che è invece fondamentale per rafforzare la resistenza del terreno. Per questo non basta alzarli e allargarli, ma serve anche ripristinare i letti per accogliere l’acqua in eccesso. Tuttavia oggi lo spazio lungo le rive è in gran parte occupato da centri abitati, capannoni o terreni agricoli. Occorrerà rendere degli spazi sacrificabili in caso di esondazione, ma anche avviare alcune delocalizzazioni nelle aree più a rischio come a Traversara di Bagnacavallo. «A giugno abbiamo presentato un progetto complessivo di messa in sicurezza e lasciato spazio alle osservazioni di cittadini, comitati e mondo delle imprese, perché vogliamo che questo percorso sia il più possibile partecipato», spiega Rontini. «A breve presenteremo i progetti per ottenere le necessarie autorizzazioni e partire al più presto con i lavori». La delocalizzazione è l’aspetto più difficile: «Comprendiamo bene la delicatezza di questo passaggio, che in alcuni casi riguarda il luogo dove si è nati e cresciuti. Le procedure sono aperte: è possibile contattare gli sportelli della struttura commissariale».

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