Anche Emergency interviene sull’indagine sui certificati di inidoneità al rimpatrio, partita con le perquisizioni all’ospedale di Ravenna – dove sei medici risultano indagati. L’associazione umanitaria fondata da Gino Strada parla di «un grave attacco all’autonomia medica e al diritto alla salute garantito dalla Costituzione».
«Il medico – si legge in un post sui social – ha il dovere etico e professionale di agire in scienza e coscienza, tutelando la vita e la salute delle persone: sindacare una valutazione clinica attraverso strumenti repressivi significa subordinare la decisione clinica a esigenze di ordine pubblico o di scelta politica».
«I Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio, ndr) sono contesti intrinsecamente patogeni, come è ovvio a chiunque ne abbia visto uno e come attesta anche l’Oms in un Policy Brief dello scorso gennaio. La perquisizione condotta a Ravenna non danneggia solo i medici coinvolti. Mette a rischio la continuità delle cure, crea un clima di paura nei reparti e mina un principio fondamentale della nostra democrazia: la salute è un diritto di tutti, senza eccezioni. Per questo ci uniamo anche noi di Emergency all’appello della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni: se la cura diventa un reato, la democrazia stessa è in pericolo».



