Nella mattinata di oggi (15 febbraio) anche le piazze della provincia (nella gallery qui sopra quelle di Ravenna e Lugo) hanno ospitato esponenti di associazioni, organizzazioni sindacali e realtà femministe nell’ambito della mobilitazione nazionale contro il Ddl Bongiorno, promossa da D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, Non Una Di Meno e dalla campagna No Sui Nostri Corpi.
Al centro della manifestazione, la modifica dell’articolo 609-bis del Codice penale, che sostituisce il principio del “consenso libero e attuale”, approvato all’unanimità dalla Camera lo scorso 19 novembre, con il riferimento al “dissenso”.
«Quel testo votato all’unanimità è stato modificato introducendo il dissenso al posto del consenso – ha dichiarato la presidente di Linea Rosa Alessandra Bagnara -. Un ribaltamento che non tiene conto della condizione psicologica in cui spesso si trovano le donne che subiscono violenza sessuale. Molte si congelano, si estraniano dal proprio corpo per sopravvivere. Con questa riformulazione rischiano di essere nuovamente colpevolizzate, perché non avrebbero espresso un dissenso esplicito».
Secondo le realtà promotrici, il Ddl rischia di riportare l’attenzione sul comportamento della vittima, invece che sulla responsabilità di chi agisce la violenza. In molti casi il dissenso esplicito non è concretamente esprimibile: accade quando una persona resta paralizzata dalla paura (la cosiddetta condizione di freezing), in presenza di disabilità, in condizioni di dipendenza economica o abitativa, sotto effetto di alcol o sostanze, o dentro relazioni segnate da forti squilibri di potere.
«La violenza non sempre permette di dire No ad alta voce. Per questo ribadiamo che il silenzio non è consenso», aggiunge Bagnara.
La mobilitazione proseguirà con la manifestazione nazionale del 28 febbraio a Roma e con le iniziative previste per l’8 e 9 marzo.



