Medici e infermieri, studenti di medicina, personale sanitario in pensione e sostenitori: in più di duecento persone si sono radunate oggi (16 febbraio) davanti all’ingresso di via Missiroli dell’ospedale di Ravenna per il flash-mob organizzato dagli operatori del Santa Maria delle Croci, in particolare Petia Di Lorenzo (coordinatrice infermieristica), Marco Montanari (oncologo) e Federica Giannotti (cardiologa) a sostegno dei sei colleghi del reparto di Malattie infettive indagati per il reato di falso ideologico continuato in concorso, per la vicenda dei cosiddetti certificati “anti-rimpatrio”, che avrebbero favorito la permanenza sul territorio di cittadini stranieri irregolari giudicandoli inidonei all’ingresso nei centri per il rimpatrio o a viaggi aerei.
Alle 13 l’ospedale di Ravenna si è fermato per almeno quindici minuti. Secondo quanto riportato dagli organizzatori, erano oltre 50 operatori sanitari in servizio presenti al presidio. Al centro delle proteste i metodi di indagine che hanno interessato i medici coinvolti, con perquisizioni all’alba non solo nel reparto di Malattie infettive, ma anche nelle abitazioni e nelle auto degli indagati. «Controlli violenti, esagerati, degni del più efferato dei reati – spiegano gli organizzatori -. che mettono in discussione la deontologia professionale e minacciano il diritto alla salute. Ci sentiamo piccoli». Durante la manifestazione, è stata letta una lettera scritta da uno dei medici coinvolti.
«Il presidio ravennate è piccolo – aggiungono gli operatori sanitari – e conosciamo i colleghi coinvolti. Nessuno di noi è a conoscenza di un sistema “anti-rimpatrio” ed esprimiamo la massima solidarietà ai medici indagati. Se le indagini accerteranno delle negligenze ne prenderemo atto, ma gli accertamenti devono avvenire in maniera giusta e rispettosa, lasciando le indagini alla magistratura e non alla politica».
Sulla strumentalizzazione politica della vicenda da parte dei alcuni ministri è intervenuta anche la deputata Pd ravennate Ouidad Bakkali, che questa mattina ha presentato un’interrogazione parlamentare in merito alla trasparenza delle indagini: «È importante tutelare l’autonomia degli spazi ospedalieri senza esprimersi in maniera ideologica. È inammissibile vedere un governo che entra a gamba tesa dentro le indagini. Gli ospedali e il lavoro dei medici sono sacri, non un campo di propaganda e battaglia politica». Bakkali ricorda inoltre l’assenza di linee guida precise su quali siano i parametri medici da rispettare per accedere ai centri di rimpatrio.
Il sostegno all’iniziativa è stato mostrato da buona parte dei partiti di centrosinistra con in testa il Pd di Ravenna e quello regionale, con la presenza della consigliera Eleonora Proni, e dai sindacati.
foto di Massimo Argnani



