Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’attivista Marina Mannucci.
Grande partecipazione al flash mob di solidarietà a sostegno del personale sanitario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria della Croce di Ravenna, a seguito della perquisizione avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 febbraio scorsi al reparto Malattie Infettive della struttura sanitaria, nell’ambito di un’indagine riguardante la certificazione necessaria ai nulla osta per accedere ai centri per rimpatrio di cittadine/i extracomunitari irregolari. Sono sei, al momento, i medici indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura di Ravenna.
Secondo alcuni studi e pareri (incluso il Policy Brief WHO 2026 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, documento che analizza questioni sanitarie cruciali e propone raccomandazioni basate su evidenze scientifiche per migliorare la salute pubblica), i centri di detenzione amministrativa possono rappresentare un ambiente patogeno, rendendo l’inidoneità al trasferimento uno strumento di prevenzione sanitaria.
La vicenda ha scatenato un’ondata di solidarietà e riacceso il dibattito sull’autonomia clinica e la deontologia medica. Il sostegno al personale sanitario sottolinea come l’atto medico debba basarsi sulla scienza e sulla coscienza, tutelando la salute e la vita delle/dei pazienti indipendentemente dal loro status giuridico. La riflessione sulla deontologia medica – intesa come etica professionale applicata alla medicina – affonda le radici nella filosofia antica, enfatizzando il ruolo del medico come curante e non come burocrate. Ippocrate, fondatore dell’etica medica, nel suo celebre Giuramento impone al medico di operare «per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio» e di agire in libertà e indipendenza di giudizio. Platone, nelle Leggi, distingue tra il “medico degli schiavi”, che esegue ordini burocratici, e il “medico dei liberi”, che dialoga con il paziente e decide in base alla scienza. Per il filosofo francese Paul Ricoeur, la medicina è intesa come “relazione di cura” che richiede prudenza e sollecitudine, mettendo al centro la persona prima di ogni logica di sistema. Processare una diagnosi clinica può rappresentare una violazione dell’Articolo 32 della Costituzione, pilastro della democrazia sanitaria che definisce la salute non solo come un diritto individuale, ma come un interesse collettivo. L’autonomia clinica è strumento di prevenzione sanitaria collettiva, sancito anche dal Codice di Deontologia Medica che stabilisce che il medico deve agire con indipendenza e dignità.
L’irrigidimento dei confini e del controllo sociale alimenta conflitti e disuguaglianze, trasformando la sanità in uno strumento tecnico-istituzionale invece che in un luogo di umanità. Proteggere il personale sanitario non significa solo tutelare una categoria, ma difendere, anche, spazi di libertà sociale e di solidarietà attiva ovvero una partecipazione concreta e responsabile al benessere altrui che va oltre la semplice applicazione di norme amministrative.
foto di Massimo Argnani



