Con la nuova legge approvata a settembre 2025, Casola Valsenio è rimasto l’unico dei 18 comuni della provincia di Ravenna a soddisfare i requisiti per la classificazione come “comune montano” (dalla lista escono Brisighella e Riolo che figuravano “parzialmente montani” nella precedente normativa).
Nella prima stesura della legge anche Casola sarebbe rimasta fuori perché il requisito era almeno il 25 percento di superficie sopra i 600 metri di altitudine. Ma il requisito è stato abbassato a 350 metri. Il sindaco Maurizio Nati, eletto nel 2024, tira un sospiro di sollievo: «Nella prima versione, di fatto, restavano montani solo i comuni delle Alpi, sarebbe stato troppo restrittivo».
Il senso di una legislazione che concede agevolazioni a certi territori più disagiati vuole essere in ultima battuta la sopravvivenza di un insediamento: «Ma non si pensi che sia un modo per dare vantaggi solo a quei territori. Contrastare lo spopolamento di un’area di montagna o collina serve per portare avanti la sua conservazione e questo è un beneficio per tutti. Credo che di recente si sia visto bene che la pianura non se la passa bene se in collina la pioggia scorre via in fretta senza essere trattenuta dal terreno…». Insomma, se il territorio diventa disabitato, anche la cura scarseggia.
Nel 2025 la località ha avuto 15 nuovi nati, un record rispetto alla media di 7-8. Ma il bilancio è comunque negativo viste le 34 morti. Il tema dell’inverno demografico è un altro degli aspetti connessi alla legislazione specifica: «Un comune montano ha la deroga per fare classi anche con meno di dieci bambini. Altrimenti si è costretti a fare le cosiddette pluriclassi che non piacciono a nessuno. E quei genitori che magari fanno i pendolari per lavoro a Faenza scelgono di spostare i figli in altre scuole contribuendo ulteriormente allo spopolamento».
Altrettanto importante è il mantenimento di aziende agricole, anche quando la logica sul breve periodo direbbe altro: « Quando una strada cede e rifarla costa milioni di euro può venire la tentazione di considerare che se serve solo un’azienda allora piuttosto conviene delocalizzare l’attività in un punto più accessibile. Ma quella porzione di collina poi chi andrà a curarla? Chi andrà in quei boschi? Chi sarà presente sul territorio per accorgersi se si sta formando una frana?». Ma fare agricoltura a Casola non è semplice: «Sono fondamentali i meccanismi di perequazione perché costi e rese in collina sono diversi dalla pianura».
Strade da rifare e smottamenti da ripristinare sono i lasciti delle alluvioni e dei dissesti cominciati nella primavera del 2023. «Per quell’anno facemmo una stima dei danni di 85 milioni di euro. Per dare un’idea si può considerare che il bilancio comunale annuale è di 2,5 milioni». Al momento la struttura commissariale ha stanziato 34 milioni e ha deciso che gli appalti siano gestiti dalla società Consap: «È sicuramente la strada necessaria. Il nostro Comune ha 14 dipendenti, compresi due operai, che bastano appena per la gestione ordinaria grazie alla sinergia con l’Unione della Romagna faentina. Purtroppo i cantieri sono partiti solo a ottobre, ormai sono passati tre anni. E per fortuna che avevamo anticipato gli studi di fattibilità così che Consap ha avuto un pacchetto già pronto. Ma parliamo di 34 milioni, gli altri 50 non so quando arriveranno».
Monte Battaglia innevato lo scorso gennaio (foto dalla pagina Facebook della pro loco)



