«Ci siamo scambiati un paio di messaggi sul gruppo telegram della comunità iraniana-ravennate: “se volete uscire, ci troviamo in piazza a festeggiare”. Alla fine eravamo in quasi 50, tra amici e passanti che si sono fermati a ballare e cantare con noi». Una delle organizzatrici delle manifestazioni a sostegno del popolo iraniano (che ci chiede di restare anonima per motivi di sicurezza) racconta del ritrovo di sabato 28 febbraio, in piazza San Francesco a Ravenna, per festeggiare la morte della guida suprema dell’Iran Ali Khamenei, tra musica e soli e leoni delle bandiere. Una nuova manifestazione è in programma domenica 8 marzo, in piazza del Popolo, dalle 17 alle 18.
L’ayattolah è stato ucciso nel corso dell’operazione “Furia Epica”, condotta congiuntamente da Stati Uniti e Israele, ancora in corso nel paese. «Ho ricevuto un messaggio da mio fratello nelle prime ore di sabato mattina – spiega la giovane – diceva solo “lui non c’è più”. Da quel momento però non sono più riuscita a mettermi in contatto con la mia famiglia».
Dalle rivolte dello scorso 8 e 9 gennaio, l’accesso alle comunicazioni in Iran è ancora precario, con linee telefoniche spesso interrotte e nessuna rete internet. «Spero che tutta la mia famiglia sia in casa, come consigliato da Usa e Israele. Questo governo di terroristi ha occupato la nostra terra per quasi 48 anni – continua -. La caduta di Khamanei è un momento storico per noi, che ha richiesto un alto sacrificio umano. Ma a chi è in Iran non è permesso di festeggiare: abbiamo visto video delle guardie dell’Irgc che continunano a sparare a chi prova a manifestare. A Ravenna, abbiamo festeggiato anche per chi ancora non può farlo».
La speranza ora è quella di costruire un Paese «libero e democratico, in grado di rispettare i diritti umani – spiega la portavoce -, dopotutto, siamo stati tra le prime nazioni a dare tanta importanza ai diritti. Vogliamo sicurezza per i civili, per le nostre famiglie e la possibilità di scegliere il nostro futuro». In questa direzione, la figura di Reza Pahlavi (figlio dell’ultimo scià di Persia) viene indicata come una possibile guida per la fase di transizione verso la democrazia. «In questo momento è ancora tutto molto incerto. Sappiamo che le forze armate dell’Irgc utilizzano alcune scuole come basi operative e nel frattempo continuano i bombardamenti – conclude la portavoce -. Il popolo iraniano non è ancora libero: aspetta il segnale per uscire in strada e dichiarare ufficialmente la caduta del governo. Sappiamo che Israele e Stati Uniti non stanno facendo tutto questo per aiutarci, hanno i loro interessi, ma non possiamo permetterci di perdere questa opportunità».



