Il molo Sanfilippo di Porto Corsini da oggi, 20 marzo, ospita il monumento ai caduti del mare, chiamato anche statua del Marinaio. La cerimonia di inaugurazione del nuovo posizionamento, dopo il trasferimento dalla banchian del Candiano nei pressi del cimitero di Ravenna, è stata anche il primo degli eventi del 2026 inseriti nel calendario di appuntamenti per il titolo di capitale italiana del mare.
L’opera, fortemente voluta dall’Anmi (Associazione nazionale marinai d’Italia) negli anni Cinquanta per ricordare i marinai locali caduti durante la seconda guerra mondiale, fu inaugurata il 3 aprile 1960 e per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per chi entrava e usciva dalla darsena. Il monumento, opera dello scultore ravennate Giannantonio Bucci, è costituito da tre elementi in travertino: la statua del marinaio e due bassorilievi recanti la preghiera del marinaio e lo stemma della Marina Militare.
Con l’evoluzione dell’area portuale il monumento era stato progressivamente decentrato, perdendo la sua funzione simbolica. Dopo il raduno nazionale dei Marinai d’Italia del 2015 a Ravenna è iniziato il percorso che ha portato al restauro e alla nuova collocazione. Un apposito comitato tecnico-scientifico è stato costituito al fine di individuare le tecniche idonee a proteggere l’opera durante le fasi di spostamento e ricollocazione sul nuovo basamento. Dopo una campagna di test preliminari sono state eseguite operazioni di pulitura per eliminare depositi che si erano accumulati sulla superficie nei decenni di esposizione all’aperto. L’aspetto originale dell’opera è stato ripristinato attraverso la realizzazione di stuccature e la ricostruzione degli elementi decorativi aggettanti mancanti. Il restauro è stato eseguito dal laboratorio di restauro della Fondazione Ravennantica. L’intervento, diretto da Paola Perpignani, sarà oggetto di tesi, con approfondimenti storici, artistici e scientifici, a cura della giovane laureanda, Livia Saglia, iscritta al corso di Conservazione e Restauro dell’Università di Bologna.
Il trasferimento della statua è stato contestato da alcune persone presenti a Porto Corsini con striscioni. La sezione ravennate dell’associazione ambientalista Italia Nostra parla di «un nanetto da giardino mandato a morire in riva al mare». L’associazione critica l’operazione: «La preziosa e bellissima statua viene messa in riva al mare, vicino al costruendo terminal crociere, senza valutare che è stata scolpita nel travertino, pietra molto porosa, sensibilissima agli agenti atmosferici aggressivi e all’aerosol di salsedine tipici dell’ambiente marino, senza alcun parere qualificato che certificasse l’idoneità ad una collocazione così problematica»
Italia Nostra richiama la tutela dell’opera che risulterebbe realizzata nel 1954 da artista non più vivente, e quindi con più di 70 anni: «Questo significa che ogni intervento andava valutato seguendo le stringenti regole del Codice dei beni culturali che si applicano ai monumenti, e invece è stata trattata al pari di un nanetto da giardino, manipolabile a piacimento. Il Comune di Ravenna si è arrampicato sugli specchi sostenendo che si parlava di un monumento nel suo complesso, ovvero dell’installazione realizzata nel 1960 per ospitare la statua, e quindi di non ancora 70 anni, cioè priva di rilevanza culturale tale da essere sottoposta a tutela, e che le condizioni atmosferiche sono le medesime in riva al mare e a 5,2 km in linea d’aria da esso, nella precedente collocazione sul Candiano vicino al cimitero».



