«L’opinione pubblica chiede alla scuola di occuparsi sempre di più di educazione sessuo-affettiva, educazione civica, sensibilizzazione contro il bullismo… eppure, dall’altro lato, le riforme politiche continuano a tagliare fondi e ore, invece di investire nella realizzazione concreta di questi progetti». Così Paolo Taroni, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico Geometri e Agraria “Morigia Perdisa” di Ravenna, commenta l’indicazione del Ddl Valditara di non inserire l’educazione sessuo-affettiva nell’orario scolastico curricolare, limitandone l’attuazione a interventi occasionali, subordinati al consenso informato e a un maggiore controllo sugli esperti coinvolti.
Taroni sarà tra i protagonisti di un dibattito sul tema promosso dal Pd il 26 marzo (vedi evento a questo link). «Non è una questione di colore politico – assicura il dirigente –, perché, dalla riforma Gelmini del 2010 in poi, la scuola ha ricevuto solo tagli, a prescindere dai governi. Servirebbe una riforma strutturale completa».
Secondo Taroni, l’educazione sessuo-affettiva è sempre rientrata tra le competenze scolastiche: a cambiare sono modalità e continuità. «Ricordo la mia prima lezione sul tema, nel 2001, insieme al collega di scienze. Già allora c’era la necessità di integrare competenze filosofiche, psicologiche e pedagogiche con quelle scientifiche e anatomiche. Oggi la sfida è costruire un percorso continuativo ed efficace. È sufficiente proseguire con progetti estemporanei o servirebbero due ore settimanali dedicate? E dove trovarle, senza sottrarle a materie già fondamentali come italiano o matematica?».
La soluzione, per il dirigente, risiederebbe in un nuovo modello scolastico più esteso, con lezioni mattutine e corsi pomeridiani didattici e extradidattici, tra sensibilizzazione, arte e sport. «I ragazzi hanno bisogno di vivere la scuola con ritmi diversi: abitiamo un’epoca di accelerazione perenne e, almeno a scuola, è necessario ritrovare il tempo della riflessione, del confronto, del dialogo e della ricerca». Un modello che richiederebbe un aumento del monte ore scolastico, di docenti e collaboratori, oltre alla realizzazione di mense e strutture ad hoc ma che, secondo Taroni, potrebbe trovare risorse anche nel calo della natalità: «Oggi questo fenomeno si riflette anche nelle scuole secondarie, generando un risparmio che può essere reinvestito in nuove attività».
In questa prospettiva, la scuola potrebbe avvicinarsi a un modello europeo “4+2”, aprendo spazio a tematiche civiche e sociali. L’educazione sessuo-affettiva, in questo quadro, dovrebbe essere affidata a docenti interni specializzati: «Gli esperti sono una risorsa e uno stimolo per gli studenti, ma alle conoscenze specifiche va affiancata la capacità di insegnamento – spiega il preside –. Non bisogna però ignorare il fatto che l’educazione spetterebbe alle famiglie, non alla scuola. Alla scuola spetta la formazione. Oggi però la sessualità dei più giovani è cambiata, e non tutte le famiglie hanno gli strumenti per affrontare questi temi. Spesso una sfera così delicata viene lasciata ai social o ai siti pornografici, privando i giovani della dimensione affettiva della sessualità».
Secondo quanto osservato dallo stesso dirigente nei corridoi scolastici, negli ultimi tempi sarebbero aumentati gli episodi di gelosia immotivata e di violenza verbale tra gli studenti, insieme ad atteggiamenti discriminatori, soprattutto nelle classi più giovani, dove il linguaggio rivela spesso una carenza di rispetto verso la cultura di genere e la persistenza di pregiudizi. «I ragazzi di oggi sembrano anche meno incuriositi dalla sessualità – conclude Taroni -, forse perché abituati a ricevere informazioni online in tempi rapidissimi e convinti di sapere già tutto. Ma l’eccesso di informazioni genera confusione, soprattutto quando manca un pensiero critico per orientarsi. Se l’educazione non è un compito esclusivamente scolastico, la costruzione di quel pensiero critico lo è. Ed è un lavoro quotidiano, che deve restare lontano da ogni approccio ideologico o politico, nel rispetto della libertà di insegnamento sancita dalla costituzione».



