Punto di riferimento sul territorio per la salute dei giovani sono i consultori, in particolare quelli dedicati a loro. Direttrice del servizio è la dottoressa Sara Zagonari che ci spiega come a occuparsi della fascia di età dai 14 ai 20 anni (meno un giorno) sia un team che include quattro ginecologhe, otto ostetriche, quattro psicologi e che si sposta sulla provincia tra gli ambulatori di Ravenna, in via Pola, Faenza, Lugo e Cervia che dedicano giornate di apertura riservate esclusivamente ai ragazzi.
Nel 2025, in linea con i numeri dell’anno precedente, sono stati 28.961 gli accessi delle persone tra i 14 e i 25 anni. Per quanto riguarda soprattutto i minori, si tratta di ragazzi e ragazze che spesso hanno conosciuto i servizi grazie ai progetti di collaborazione con le scuole: “Tutto cambia”, dedicato alle quarte e quinte classi delle primarie, “W l’amore”, invece per gli studenti delle terze medie per cui è prevista anche una visita proprio al Consultorio e il progetto di “peer education” con la rete delle superiori che aderiscono al percorso “Scuole che promuovono salute”. «Per noi – dice Zagonari – la scuola è il primo canale universale per farci conoscere, visto che la scuola viene frequentata da tutti, indipendentemente dal contesto socioculturale, ma per comunicare abbiamo anche una pagina Instagram con informazioni su orari di apertura e iniziative particolari per ragazzi, genitori e insegnanti e in generale adulti di supporto e riferimento, come possono essere gli allenatori. Inoltre collaboriamo con i Comuni e i vari centri aggregativi rivolti a questa età».
I ragazzi e le ragazze si rivolgono ai consultori per svariate ragioni e spesso spinti anche dal progetto di contraccezione gratuita promosso dalla Regione. «Ma molti si rivolgono a noi per avere informazioni su malattie sessualmente trasmissibili o i piccoli disagi dovuti alla crescita, per questo oltre a visite ginecologiche offriamo anche la possibilità di visite con l’andrologo».
Ma i ragazzi di queste nuove generazioni, cresciute con lo smartphone in tasca, come sono rispetto a quelle passate rispetto ai temi in particolare della sessualità? «Sono più preparati dal punto di vista teorico, più fragili da quello pratico, vediamo spesso una grande discrepanza. In genere ti sanno dare una perfetta definizione di cosa sia una relazione tossica, ma poi sono felici di essere continuamente geolocalizzate da parte del fidanzato. E non sono sempre pronti o pronte alle insidie del digitale, è un capitolo anche per noi complesso da affrontare. Quando andiamo nelle scuole vediamo come ormai tutti siano sui social già dalle medie e spesso dalle elementari abbiano accesso a uno smartphone».
Ma almeno c’è una maggiore preparazione sulla contraccezione e anche sulle malattie sessualmente trasmissibili? «Nì. C’è una grande variabilità su malattie e gravidanze indesiderate, spesso dovute ad aspetti socioculturali. Posso dire che ormai le gravidanze indesiderate nelle minori sono vicine allo zero e il trend è in continuo calo, ma accanto a questo dato abbiamo ragazzine adolescenti che portano avanti gravidanze che sono state cercate e volute, sono poche ma esistono».
A fronte invece di una gravidanza indesiderata, Zagonari racconta come innanzitutto si cerchi di capire le ragioni dietro alla richiesta di un’eventuale interruzione volontaria di gravidanza e come, in casi specifici, si possano attivare collaborazione con diverse associazioni del territorio, incluse alcune Pro Vita, quando le donne spiegano che vorrebbero l’aborto solo per ragioni economiche e di sussitenza. «Prima di una decisione, si esegue un colloquio con ostetrica e psicologo per comprendere anche eventuali fragilità psicologiche e sociali».
Ma al di là del ruolo più “classico” del consultorio, oggi questi luoghi sono anche punti di riferimento per il supporto psicologico di minori che manifestano con sempre maggiore frequenza varie forme di disagio. Un servizio a libero accesso, che non richiede il consenso del genitore. «Il nostro percorso di accoglienza prevede l’osservazione del bisogno nell’arco di alcuni colloqui con i nostri psicologi. A volte sono sufficienti per sottolineare e attivare le abilità intrinseche dei ragazzi, quando questo non accade e riconosciamo una situazione di iniziale psicopatologia che potrebbe esitare in un vero e proprio disturbo, nel caso di un paziente minorenne chiamiamo a colloquio i genitori. Esattamente come accade, del resto, con le visite ginecologiche».
I ragazzi sanno quindi di potersi rivolgere tranquillamente in alcune giornate ai consultori, che saranno dedicati solo a loro. In via Pola a Ravenna, per esempio, si tratta del mercoledì e giovedì pomeriggio. E ora trovano a disposizione anche un angolo di spazio libri allestito dalla biblioteca Classense (vedi in fondo all’articolo). «Quando è arrivata la proposta ho subito aderito, perché mi sembra importante che le informazioni arrivino non solo dal digitale. Inoltre, le pareti sono decorate da pannelli realizzati da studenti del Liceo Artistico perché ci teniamo a creare uno spazio accogliente. Ovviamente noi accogliamo i minori ovunque, ma questo è un posto pensato solo per loro».
Libri che raccontano il corpo. Il progetto della Classense nei centri giovani
Lunedì 23 marzo al Consultorio Familiare di Ravenna in via Pola, nella sala d’aspetto dedicata allo spazio Giovani, è stato allestito un angolo dedicato alla lettura dal titolo ”Parla con loro: libri che raccontano il corpo”. L’iniziativa è stata resa possibile grazie ad una collaborazione con la Biblioteca Classense di Ravenna che ha fornito l’apposito arredo e una dotazione di libri adeguati alla fascia d’età 14-20 anni, nell’ambito del progetto “In cerca di guai”, finanziato dal bando Cepell, il centro per il libro e la lettura, Città che legge 2024. I ragazzi possono consultare i libri in loco e recarsi quindi alla bibliotaca per averli in prestito. Il progetto prevede l’allestimento di uno scaffale analogo anche nei centri di aggregazione giovanile del Comune: Quake, Valtorto e Cisim. In una nota dell’Ausl la direttrice Sara Zagonari (a sinistra nella foto) ringrazia Nicoletta Bacco della Biblioteca Classense e la bibliotecaria Francesca Ferruzzi (a destra in foto), ideatrice del progetto.



