Compie 91 anni la Dina: ancora ai fornelli del suo ristorante con mezzo secolo di vita

A Cervia è un’istituzione, dal 1963, con il locale rinnovato nel ’71

La Dina, regina delle “arzdore” cervesi, è nata il 23 febbraio di 91 anni fa, tredicesima figlia di Luigi “Muschin” Pagan, pescatore come tutti quelli che, a quei tempi, abitavano a ridosso del porto canale leonardesco.

La sua vita epica – raccontata da Stefano Andrini nel libro “I segreti della cucina dell’Emilia Romagna” – è stata consacrata al lavoro e all’amore per la sua famiglia. Quell’amore saldo e concreto che, in pochi anni, ha trasformato una modesta famiglia di pescatori in una dinastia di grandi ristoratori.

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A 15 anni conosce Mario, un mozzo imbarcato in un peschereccio. I due si fidanzano e poi si sposano e così, per amore, la Dina si trasferisce a Cervia dove diventa la signora Lunardini: «Erano anni molto duri – ricorda – perché non sempre il mare dava i suoi frutti. Se il pescato era sufficiente il pasto a casa era garantito, diversamente si saltava».

A 18 anni nasce Giovanni, poi dopo pochi anni Fernando. Ma con due figli da accudire la barca di Mario diventa troppo piccola per provvedere al sostentamento dell’intera famiglia: «Così – spiega – mi rimbocco le maniche e comincio a lavorare negli alberghi. All’epoca era un lavoro massacrante perché si faceva di tutto: quando finivi di pulire le camere, andavi in cucina a preparare pranzo e cena e poi in sala a servire. Non c’erano i turni, c’era il lavoro. Ed era molto duro. I padroni erano esigenti, non c’era tempo di imparare né di sbagliare. Al primo errore scattavano i rimproveri. Così imparai in breve tempo e fare di tutto, anche se a me piaceva in particolare stare in cucina».

E così la Dina comincia a prendere familiarità con i fornelli, rivelando subito un talento culinario che, negli anni, diventerà la sua fortuna: «Con quello che c’era – ricorda – creavo il ‘piatto del giorno’ ed era una grande soddisfazione quando in cucina arrivavano i ‘complimenti alla cuoca’. Questo compensava la fatica, le sgridate, il tempo che sottraevo alla mia famiglia e la paga scarsissima».

Per molti anni la Dina continua con il lavoro negli alberghi. Poi la svolta… «Nel 1963 mi offrono l’opportunità di gestire una tavola calda a ridosso del porto canale. Pochi tavoli, un ambiente frugale. Potevo fare tutto da sola, cucinare il pesce che pescavamo e anche dare un occhio ai figli che, nel frattempo, erano diventati pescatori pure loro». Così da una vecchia stamberga sul porto nasce lo storico “Ristorante Dina”. Sono anni di grande lavoro in una Cervia che lentamente sta cambiando. Arriva la prima televisione «che guardavamo tutti – ricorda – una sera a settimana al bar di Ottavio». Il turismo diventa industria e, anno dopo anno, le file al ristorante si allungano sempre di più.

«Così nel 1971 il signor Donati si presenta alla mia porta e mi dice: ‘Signora Dina, queste sono le chiavi del mio ristorante che ho appena costruito, mi pagherà quando potrà’».

Per la Dina inizia una nuova era: «Adoravo cucinare e quindi, in pochi minuti, a 40 anni, decisi di accettare quella proposta».

Le saracinesche del nuovo ristorante “dalla Dina” si alzano in una nevosa giornata di marzo di quasi mezzo secolo fa: «Ricordo che avevamo preparato tutto nei minimi particolari, ma quel giorno in sala non c’era neppure un cliente. Pensai… ‘ che disastro’, ‘che cosa ho fatto?’. Eppure, quella sera stessa, malgrado il nevone, il ristorante si riempì. E da quella sera ritrovai il sorriso che, ancora oggi, non mi ha mai abbandonato».

Negli anni il Ristorante “dalla Dina”, sul lungomare D’Annunzio, è diventato più grande con un menù più ricco ma sempre avvinto ai valori di quel lontano 1963: «Ho visto passare sulla mia tavola milioni di persone e, ancora oggi, a 90 anni, a ognuno che entra porgo il mio miglior sorriso e la mia gratitudine per aver scelto di mangiare alla mia tavola».

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