Come rimuovere la buccia della cipolla? Come pulire a fondo la lavatrice? Come ripiegare le shopper? Con oltre trecentosessantamila follower su Instagram e un libro pubblicato da Mondadori, Francesco Saccomandi, classe 1972, nato e cresciuto a Ravenna, è l’uomo di riferimento per chi voglia scoprire i “trucchetti furbi” per la propria casa, così come recita il titolo del suo volume. Una passione che nasce da lontano, coltivata accanto a una carriera di successo nel marketing che lo ha visto studiare a Bologna e San Diego, lavorare a Seattle per la Gap e per oltre dieci anni alla Technogym, fino all’approdo attuale, a Senigallia, da dove lavora per Bontempi e dove vive con il marito, Michele.
Come non bastasse, alle spalle ha anche una lunga esperienza come istruttore di aerobica e una collaborazione in gioventù con la Fif (Federazione Italiana Fitness).
Francesco, la sua è una carriera davvero impressionante, ci dice come si coniuga con l’uomo dei “trucchetti”?
«A dire il vero, se mi guardo indietro, mi sorprendo da solo di quante vite ho vissuto. Da bambino il mio sogno era diventare insegnante, grazie alla mia maestra e ad altri bravi docenti che ho avuto (Saccomandi è diplomato al Ginanni nell’indirizzo commercio con l’estero, ndr). E in effetti, se ci penso, l’idea di condividere con altri ciò che mi è capitato di imparare o di vivere è ciò che comunque ha attraversato tutta la mia vita professionale, personale e adesso anche quella in rete…»
In effetti ha raggiunto la fama per la condivisione dei trucchetti di casa, come è nata questa “vocazione”?
«Tutto per la verità è nato dal mio amore per la cucina. Quando sono arrivati i social media, tra il 2008 e il 2009, avevo cominciato a proporre dolci e dolcetti americani e ho partecipato anche a varie trasmissioni Tv, come quella di Caterina Balivo e la Prova del cuoco, sono stato anche ospite alla Vita in diretta.
Devo dire che la tv è sempre un’esperienza incredibilmente divertente. Poi durante il periodo del Covid ho fatto una diretta per lanciare un robot tritatutto di Kitchenaid e mentre cucinavo davo anche alcuni suggerimenti pratici su come gestire la cucina, cose come pulire rapidamente il prezzemolo o come riporre gli attrezzi, e vedevo che il feedback era incredibile. E così ho pensato che forse, rispetto al settore food ormai un po’ inflazionato, quello dei “trucchetti” era uno spazio da colmare».
Sui social e anche in libreria… Come è nato il volume per Mondadori?
«Mi è arrivata una richiesta in direct e ho subito accettato con entusiasmo. Alla fine il libro è uscito come volevo io, è molto mio. E tanti lo hanno apprezzato proprio perché dentro c’è anche qualcosa di me che sui social non appare. Vederlo nella classifica di Amazon è stata una grande gioia, così come è stato bello vedere anche la reazione entusiasta delle persone a me più care e vicine».
Ora il suo mezzo preferito, su cui continua quotidianamente a postare contenuti, è Instagram. Che rapporto ha con gli altri social?
«Nel 2010 sono arrivato su Instagram che è il mezzo che prediligo per lanciare le mie idee e i miei contenuti, mentre da TikTok assorbo tantissimo, è una fonte di informazione incredibile anche se va centellinata. Ho anche un profilo Facebook, dove però mi limito a ripostare i contenuti di Instagram».
Si è mai trovato in difficoltà? Vittima di hater o in situazioni spiacevoli? Sembra ormai un destino comune a chiunque abbia un po’ di visibilità…
«Sì, su Facebook. Non sono stato vittima di una campagna di odio o discredito, ma ho visto tanti contenuti spiacevoli, messaggi di insulto assolutamente gratuiti di persone che, immagino, non hanno una vita propria. Ogni tanto rispondo e mi diverto a spaventarli: quando li minacci di querela subito si mettono o a supplicarti di non farlo. Per me è davvero difficile capire cosa muova tanto odio e disprezzo gratuito».
Ma per cosa l’hanno attaccata?
«Qualsiasi cosa. Ho ricevuto attacchi anche solo per la mia faccia, o la mia voce. Io ho un po’ la sindrome della Nutella, vorrei piacere a tutti anche se so che non è possibile, quindi queste cose mi danno davvero fastidio e tendenzialmente cerco semplicemente di ignorarle».
Quando ha iniziato a chi pensava di rivolgersi e chi è oggi il suo pubblico?
«Il mio pubblico è composto per l’ottanta percento da donne tra i 35 e i 65 anni. Io le chiamo le mie “fornostar” perché la parola follower non mi piace, e le adoro. Mi danno sempre feedback costruttivi, hanno letto il libro, mi scrivono continuamente. Io se posso peraltro rispondo sempre subito ai messaggi che ricevo. C’è un rapporto davvero molto intenso e positivo».
Un’ultima domanda d’obbligo sulla sua città natale, in cui torna spesso, come l’ha vista cambiare?
«Sì, per me Ravenna è casa, almeno una volta al mese vengo a trovare mia sorella e la mia famiglia. A parte via Cavour, che un tempo era la strada dello shopping griffato e oggi, come in tante altre città, è diventata un po’ troppo il regno del fast fashion, in questi anni di distanza l’ho vista crescere molto, con interventi urbanistici di ampliamento alcuni interessanti, altri meno. Non so quanto i ravennati che ci vivono tutti i giorni colgano questi mutamenti…».



