Il film che ha meritatamente vinto l’ultimo Festival di Cannes 2025: il meraviglioso Un semplice incidente del regista iraniano Jafar Panahi. Ho spesso scritto del cinema iraniano, sottolineandone l’urgenza narrativa e artistica che si insinua nelle pieghe delle parole e delle narrazioni “imposte” dal regime teocratico. Per Panahi, l’autore più importante degli ultimi 30 anni, si arriva alla repressione diretta. Maestro del cinema mondiale, è uno dei pochissimi registi ad aver vinto come miglior film nei tre maggiori festival di cinema: a Venezia nel 2000 con Il Cerchio, a Berlino nel 2015 con Taxi Teheran, e all’ultimo Cannes 2025 con questo ultimo Un semplice incidente.
La matrice del cinema di Panahi è il Neorealismo italiano, e la necessità di esprimersi contro il linguaggio dominante della politica e della società iraniane, insieme a una più complessa riflessione sul cinema come arte. Bloccato nel suo lavoro e arrestato più volte (ha passato diversi mesi in carcere per attività sovversiva), ha girato i suoi ultimi film in clandestinità. E se del Neorealismo Panahi prende spesso come punto di partenza il dramma alla Ladri di Biciclette o alla Umberto D, il suo cinema innesta elementi di commedia che spesso sfiorano lo slapstick delle comiche di Charlot e Buster Keaton, e raffinati apologhi morali alla Kafka sul rapporto con il Potere.
Anche Un semplice incidente è stato girato di nascosto. Una notte, in una strada di campagna, un’auto con una famiglia: il marito, la moglie incinta, e la figlia piccola. Hanno un piccolo incidente: l’uomo al buio investe un cane e l’auto si danneggia. L’uomo trova il primo soccorso in una officina. Mentre è aiutato, al piano di sopra c’è Vahid, uno dei soci. Senza vederlo, ma ascoltando solo i dialoghi e i rumori, Vahid sente il rumore della gamba zoppicante dell’uomo: una protesi applicata a un mutilato. Un suono dalla memoria: Vahid è stato in carcere anni prima come oppositore; e riconosce, solo da quel rumore, la gamba artificiale di Eghbal, il suo fanatico torturatore in cella. Lo rapisce per ucciderlo: ma ha il dubbio che l’uomo sia proprio Eghbal, per cui coinvolge altri compagni e compagne della sua detenzione…
Un semplice incidente nasce certamente come riflessione sul Fascismo, sul sistema dell’oppressione e della tortura, e come rielaborazione delle storie dei detenuti che Panahi ha incontrato quando è stato in carcere per 9 mesi tra il 2022 e il 2023. Ma va ben oltre l’azione politica diretta e raggiunge vette di sublime universalità. Panahi mette in scena il Delitto e Castigo e tutti i rapporti tra il crimine e la vendetta. La giustizia è aspettata in eterno come il Godot di Beckett. Il suono associato alla protesi del torturatore diventa una protesi dell’esistenza e della psiche della vittima: qualcosa che non si può più togliere senza smettere di camminare, di vivere, anche quando l’incubo è finito e si è tornati liberi.



