domenica
11 Ottobre 2026

Un capolavoro venuto storto

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Pavement – Slanted and Enchanted (Matador, 1992)
Ci sono dischi che cercano disperatamente di sembrare perfetti e altri che fanno di tutto per nascondere quanto lo siano. Slanted & Enchanted, album d’esordio del ‘92 dei Pavement, appartiene fieramente alla seconda categoria. Le chitarre gracchiano, la batteria ogni tanto pare sul punto di cadere dalle scale, la voce di Stephen Malkmus manifesta allergia all’enfasi. Eppure, sotto questa superficie sgangherata, le canzoni sono magnifiche. Registrato rapidamente e senza troppe cerimonie, soprattutto nello studio del batterista Gary Young, il disco diventò uno dei testi fondamentali dell’indie rock americano degli anni ‘90. Non perché i Pavement avessero inventato dal nulla un nuovo linguaggio: nelle loro canzoni si sentono il post-punk, i Velvet Underground, i Fall, il rumore e il college rock. La novità consiste nel modo in cui tutto viene assimilato e restituito con un’aria insieme brillante e svogliata, come se impegnarsi troppo fosse già una forma di cattivo gusto.

L’iniziale Summer Babe (Winter Version) è una dichiarazione d’intenti, melodia memorabile, chitarre arrugginite e Malkmus che canta con il distacco di chi sembra osservare la propria canzone da fuori. Trigger Cut/WoundedKite at :17 è pop obliquo ma irresistibile; In the Mouth a Desert avanza fra noise, tensione e un ritornello che finisce per conficcarsi nella memoria. Poi arriva Here, fragile e malinconica, la maschera ironica si abbassa un po’, una ballata splendida. Altrove i Pavement si divertono a sabotare le proprie intuizioni. Conduit for Sale! trasforma la lezione dei Fall in una specie di co- mizio dadaista, mentre No Life Singed Her e Loretta’s Scars procedono fra riff storti, abrasioni e improvvise aperture melodiche. Anche quando sembra perdere pezzi, il disco conserva una logica interna formidabile, quella di una band che tratta l’imperfezione non come un limite, ma come uno strumento espressivo.

Gran parte del fascino nasce proprio dalla voce di Malkmus, indolente, nasale e imprevedibile. Canta come se nulla fosse davvero importante, ma dietro quell’aria da guascone lascia filtrare inquietudine, romanticismo e lampi di autentica poesia. I testi non spiegano quasi niente, suggeriscono, depistano, fanno sorridere e subito dopo aprono piccole crepe emotive. Slanted & Enchanted suona ancora oggi libero, intelligente e meravigliosamente maleducato. È un capolavoro che finge di essere un incidente domestico. Cassette sparse sul pavimento, amplificatori malandati, qualcuno che inciampa nel cavo della chitarra. Poi parte una canzone e si capisce che, in mezzo a quel disordine, ogni cosa è misteriosamente al posto giusto.

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