domenica
04 Ottobre 2026

L’algoritmo ha dei baffi orrendi

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Godflesh – Decay (2026 Relapse)
Negli ultimi mesi gli algoritmi hanno preso un giro strano e mi sono trovato improvvisamente ostaggio di un manipolo di torturatori (ma se preferite potete continuare a chiamarli creator) che violano la mia privacy più volte al giorno armati di liste, di solito composte di cinque dischi ciascuna, di solito a tema. “I cinque più bei dischi della storia del punk”, o “Cinque album vittima di censure”. E ovviamente le mie serie preferite: “cinque dischi sconosciuti degli anni novanta” (tra questi, non di rado, il capolavoro di un gruppo che a un certo punto riempiva il Madison Square Garden), o “cinque capolavori snobbati dalla critica ai tempi dell’uscita” (che ai tempi dell’uscita avevano collezionato una recensione negativa su 20). Non posso stare qui a confutare la natura tossica dei social, e in effetti io per primo guardo fino in fondo tutte le liste che mi si piantano davanti, odiando ogni singola lista con una forza di cui non credevo di essere ancora capace. Odio tutto di questi video: la persona davanti allo schermo in primo piano, di solito un maschio coi baffi più giovane e più in forma di me; i colori ipersaturi, le scritte in sovraimpressione, il fatto che chi parla tenga in mano uno di quei microfoni piccolissimi che sarebbero da appuntare alla giacca, la maglietta che indossano. E ovviamente i nomi che compongono la lista.

Tutto questo teatrino di specialisti della musica si gioca su un postulato inscalfibile secondo cui si può parlare di dischi sottovalutati, o magari sconosciuti, alludendo ad un’oggettività di fatto indimostrabile e da cui chi parla, per primo, si tiene alla larga. Sicuramente un approccio antiscientifico, e se vogliamo un po’ complottista, ma che per certi versi nasconde un amore per la musica molto simile al mio. Ci penso, guarda caso, mentre elaboro tra me e me una teoria secondo cui il nuovo disco dei Godflesh arriva in streaming, circondato da un disinteresse totalmente ingiustificato: parliamo di quello che forse è il miglior disco della band dopo la reunion, e di un gruppo che ha raccolto un decimo di quello che ha seminato. E naturalmente non ho prove per dimostrarlo, e naturalmente i Godflesh godono ancora di credito underground, a quasi 40 anni dal loro esordio. Ma è possibile che nessuno di questi tizi coi baffi che mi capitano davanti agli occhi sia uscito di testa per questo disco?

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