venerdì
09 Ottobre 2026

Scuola e adolescenza prima degli smartphone

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Un anno di scuola (di Laura Samani, 2026)
Il film racconta la storia di Fred, diciottenne svedese che si trasferisce a Trieste e si ritrova a frequentare l’ultimo anno di un istituto tecnico composto esclusivamente da ragazzi. Non proprio il posto più semplice del mondo dove arrivare a quell’età, soprattutto quando sei straniera, hai una personalità abbastanza forte e non hai nessuna intenzione di adeguarti per forza agli altri. La scuola però non è soltanto lo sfondo della storia, è il luogo dove questi ragazzi passano insieme le loro giornate, dove nascono amicizie, simpatie, rivalità e incomprensioni, un micro mondo che sta per finire: i protagonisti sono all’ultimo anno e quindi alla vigilia di un cambiamento importante, anche se naturalmente a diciott’anni non è sempre facile rendersi conto di quanto quello che sta succedendo in classe sia l’ultima parte di un periodo destinato a non tornare più. Il film è ambientato nel 2007, scelta felicissima, poiché non siamo ancora nel mondo degli smartphone e dei social che oggi condizionano completamente i rapporti tra adolescenti, e questo permette alla storia di concentrarsi maggiormente sulla vita scolastica e sui rapporti diretti tra i ragazzi. Fred entra progressivamente nel gruppo formato da Antero, Mitis e Pasini e da lì comincia una specie di gioco di equilibri nel quale amicizia, attrazione, amori e rivalità finiscono inevitabilmente per mescolarsi.

Anche il modo in cui la classe reagisce alla nuova arrivata racconta molto bene quanto la scuola possa essere un piccolo universo con le sue regole, i suoi gruppetti e i suoi equilibri, nei quali basta poco per sentirsi dentro o completamente fuori. Laura Samani guarda ai suoi personaggi senza giudicarli e senza trasformarli nei classici adolescenti da film, perché sono ragazzi ancora abbastanza immaturi, spesso confusi, qualche volta anche antipatici, ma proprio per questo credibili. Molto brava Stella Wendick nel ruolo di Fred, ma anche i tre ragazzi, Giacomo Covi, Pietro Giustolisi e Samuel Volturno, questi ultimi presi dalla quotidianità, e non dalle scuole di recitazione. Due i valori aggiunti: Trieste è ben raccontata dalla Samani, che evita la cartolina e mostra una città italiana in odor di Europa; la colonna sonora poggia sue due band storiche di Pordenone, quali i Prozac+ e i Tre allegri ragazzi morti, rappresenta magnificamente i sentimenti dei protagonisti. Un anno di scuola è quindi un film sull’adolescenza, ma anche sulla scuola come ultimo luogo protetto prima di entrare davvero nell’età adulta. Un film delicato, sincero e molto ben recitato, che racconta un anno di scuola ma soprattutto il momento in cui ci si accorge che quell’anno, prima o poi, finirà senza risolvere le incognite di una maturità che non sempre si rivela tale. Da vedere nel suo luogo naturale: le scuole.

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