Architettura Cesena docet

Conversazione con Francesco Saverio Fera coordinatore del Corso Magistrale di Laurea

I Campus dell’Università di Bologna sono divenuti ormai elementi consolidati nei tessuti urbani dei capoluoghi romagnoli, arricchendo l’offerta formativa di una tra le antiche e prestigiose istituzioni universitarie d’Europa. Nell’occasione della mostra dedicata a Valentino Parmiani, abbiamo voluto approfondire la conoscenza della scuola di Architettura di Cesena e lo abbiamo fatto ponendo alcune domande all’architetto Francesco Saverio Fera, coordinatore del Corso Magistrale di Laurea a Ciclo Unico in Architettura.

Fera può descriverci in breve l’atto di nascita della Scuola di Cesena?
«La Facoltà viene fondata da Gianni Braghieri nel 1999, allora professore ordinario in Composizione Architettonica presso la Facoltà di Ingegneria su incarico dell’allora Rettore Roversi Monaco. L’Ateneo di Bologna non ha mai avuto un Corso di Laurea in Architettura e stabilisce di aprirlo in Romagna all’interno del programma di decentramento dell’insegnamento universitario nazionale. Viene deciso di progettare un Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Architettura di durata quinquennale (e non tre più due) con ingresso a numero programmato. Possono accedere ai corsi 98 studenti italiani e 2 stranieri, quindi per un totale di 100 studenti all’anno. Il corso si afferma sin da subito come uno dei migliori in Italia, risultando sempre ai primi posti nelle classifiche del Censis. Il rapporto numerico docente/discente è allineato alla media europea, infatti, i nostri corsi laboratoriali hanno massimo 50 studenti per singolo docente. Questo permette di avere sempre un rapporto diretto tra allievo e docente. I risultati si possono apprezzare nell’alto numero di laureati in corso, che è il più alto in Italia per la stessa classe di laurea».

Quali sono le principali dotazioni a disposizione degli allievi?
«Il Corso offre agli studenti un proprio tavolo da disegno che è loro completa disposizione dal Lunedì al Venerdì dove possono svolgere agevolmente le loro esercitazioni e preparare gli esami. Questa situazione mi risulta essere l’unica esistente in Italia all’interno di una istituzione pubblica e si equivale a corsi universitari privati di tipo anglosassone, dove però le rette per gli studenti sono ben più elevate. Le aule per le lezioni ex cathedra sono calibrate per poter ospitare gli studenti iscritti evitando situazioni di “sovrappopolamento”. Esistono laboratori di alto livello con ottime dotazioni strumentali quali: Laboratorio di Cartografia; Laboratorio di Fotografia; Laboratorio Modelli di Architettura; Laboratorio di Modellazione e Visualizzazione Digitale per l’Architettura; Officina di studio di Tecnologia dell’Architettura/Laboratorio di innovazione ed efficienza energetica; Laboratorio di Rilievo dell’Architettura e della Città. Gli studenti, inoltre, hanno a disposizione una biblioteca (Biblioteca “Aldo Rossi”) di circa 18.000 volumi contenente pubblicazioni afferenti alla disciplina architettonica. Attualmente è in corso di costruzione la nuova sede del Corso di Studi, su progetto di Vittorio Gregotti, che dovrebbe essere inaugurata nei prossimi anni accademici».

La Facoltà di Cesena “era” una delle pochissime in Italia ad essere “intitolata”. Quali sono state le ragioni che hanno determinato questa scelta?
«La Facoltà viene intitolata ad Aldo Rossi nel 2004. Il Consiglio di Facoltà decide di dedicare il corso di laurea a questo importante maestro dell’architettura, “Prizker Prize” del 1990 (l’equivalente del Nobel in architettura). La figura di Rossi, per l’importanza del suo operato teorico e progettuale di livello internazionale, è stato fonte di ispirazione per il progetto didattico del Corso di Laurea dell’Alma Mater Studiorum di Bologna. Da ciò la motivazione della titolazione. Nel passaggio da Facoltà a Corso di Laurea del Dipartimento di Architettura, inscritto all’interno della Scuola di Ingegneria e Architettura dell’Unibo, per questioni di complessità varie, si è stati costretti ad abbandonare il nome. Rimane ciononostante fermo il progetto didattico che intende il mestiere dell’architetto come summa di saperi umanistici uniti a solide competenze tecnico-scientifiche».

La Scuola è sempre stata impegnata oltre che nella didattica e nella ricerca, anche nella divulgazione della cultura del progetto attraverso numerosi eventi e mostre.
«Come Facoltà prima e Corso di Laurea in Architettura dopo, abbiamo prodotto oltre a cinquanta eventi espositivi legati a ricerche condotte dai nostri docenti. Le mostre sono sempre accompagnate da un catalogo. A queste si devono aggiungere mostre realizzate, sempre da nostri ricercatori/docenti, al di fuori della nostra istituzione. Sono attualmente in corso di realizzazione due nuove esposizioni su due architetti portoghesi di fama internazionale (Adalberto Dias e Francisco Barata), che ci auguriamo poter esporre in altre sedi oltre che a Cesena».

La Scuola offre ai propri studenti un punto di vista “internazionale” sulla disciplina invitando docenti di diversa provenienza. Quali sono stati i nomi di spicco alternatisi in questi 15 anni?
«Ogni anno il Corso di Laurea ospita due docenti stranieri di chiara fama. I nostri studenti hanno così modo di studiare con esponenti della cultura architettonica di prestigio internazionale. Hanno insegnato al nostro Corso: Bernd Albers, Francisco Barata, Annegret Burg, Arduino Cantàfora, Antón Gonzales Capitel, José Chartres Monteiro, Adalberto Dias, José Paulo Dos Santos, Max Dudler, Xavier Fabre, José Fernando Gonçalves, Petra Kahlfeldt, Jonathan Kirshenfeld, Jan Kleihues, José Ignacio Linazasoro, Thierry Roze, Fabio Reinhart, Uwe Schröder, Joachim Sieber, Guillermo Vázquez Consuegra. Questa è un’ulteriore peculiarità del nostro Corso di Laurea in confronto ad altre realtà italiane. Agli studenti viene così offerta una sorta di Erasmus interno, dando modo anche a chi, per varie ragioni, non potrà svolgere un periodo di studi all’estero. Riteniamo fondamentale quest’opportunità perché apre agli allievi a una visione europea del fare architettura. Molti dei nostri studenti alla fine del corso si recano presso gli studi dei docenti stranieri invitati per periodi di tirocini formativi, completando ed approfondendo l’esperienza».

Quali obiettivi si pone il Corso di Laurea Magistrale da lei coordinato?
«Il percorso forma una figura professionale di architetto “generalista” (molto apprezzato all’estero dove si tende invece ad una forte specializzazione) in possesso di competenze specifiche nella progettazione architettonica e urbana, in quella urbanistica e del paesaggio, nella progettazione strutturale e ambientale, nel restauro architettonico, nella conservazione e valorizzazione dei beni architettonici e nella progettazione di allestimenti d’interni. L’architetto, rispondendo agli standard europei con i quali è sempre più chiamato a confrontarsi, deve delinearsi come una figura professionale in grado di coniugare una formazione umanistica con le competenze tecnico-scientifiche. Da un recente incontro con le parti sociali (associazioni di categoria, esponenti del mondo della cultura internazionale, politici locali e funzionari di enti pubblici comunali e regionali) si è avuta conferma della appropriatezza del piano formativo messo a punto dal nostro Corso di Laurea. Ottima è la ricezione dei nostri giovani laureati nel mondo del lavoro. Secondo un’indagine di Almalaurea, oltre il 92% dei nostri neoarchitetti a cinque anni dalla laurea trova lavoro. Questo è oltre ogni altra parola il dato più significativo che ci conferma come si stia lavorando nella corretta direzione».