Funzionari Hera arrestati, uno è stato assessore. Indagini su sponsorizzazioni al Pd

Ai domiciliari per concussione e induzione indebita Roberto Gambetti, fino al 2013 titolare della delega Lavori pubblici nella giunta Errani a Massa Lombarda. Insieme al collega Andrea Galliani a partire dal 2004 avrebbero preteso soldi e beni per oltre 250mila euro da ditte appaltatrici per facilitare i pagamenti delle opere compiute: tablet, tv, tartufi, ristrutturazioni. Tra gli episodi contestati anche un contratto da mille euro per un evento dei Dem

RAVENNA 12/01/2018. CONFERENZA STAMPA IN PROCURA PER L’ ARRESTO DI 2 FUNZIONARI DI HERA.

Da sinistra il colonnello Andrea Fiducia della guardia di finanza, il procuratore capo Alessandro Mancini e il sostituto procuratore Monica Gargiulo

Tra i loro compiti all’interno del gruppo Hera, per cui lavorano da oltre dieci anni, c’era la vigilanza tecnica e contabile sui lavori nei cantieri e dal loro parere dipendeva il pagamento tempestivo alle imprese appaltatrici per gli stralci delle opere compiute. Una loro firma insomma poteva dare ossigeno o toglierlo a imprenditori del settore edile. E avrebbero deciso di sfruttare questo potere per ricavarne un presunto guadagno personale illecito. Che in termini giuridici per due funzionari della multiutility investiti del ruolo di pubblici ufficiali configura le ipotesi di reato di concussione e induzione indebita. Questo il castello accusatorio sostenuto dall’inchiesta Barabba condotta dalla compagnia della guardia di finanza di Faenza con il coordinamento del sostituto procuratore Monica Gargiulo. Due anni di indagini arrivati alla svolta odierna, 12 gennaio, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per Andrea Galliani, 52enne di Faenza domiciliato a Casola Valsenio, e Roberto Gambetti, 61enne di Massalombarda dove risiede. Per Hera erano rispettivamente direttore di lavori e assistente di cantiere (i due sono stati sospesi e l’azienda si dichiara estranea ai fatti). Gambetti tra il 2009 e il 2013 è stato assessore comunale a Massa Lombarda nella giunta Errani con delega ai Lavori pubblici.

Al direttore lavori è preposto il controllo tecnico, contabile e amministrative dell’esecuzione dell’intervento secondo le disposizioni contrattuali. E l’assistente di cantiere collabora nel verificare. Quindi secondo la ricostruzione degli investigatori, come detto, la leva in mano ai due uomini era proprio quella di poter determinare l’emissione o meno dei Sal (stato avanzamento lavori) a cui corrispondono le tranche di pagamenti. Ma non solo: secondo il gip le intercettazioni mettono in luce anche una certa disinvoltura nella tenuta della contabilità di cantiere anche con l’attestazione di lavori senza effettivi controlli garantendo così pagamenti per opere mai fatte.

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Da quanto si legge tra le righe delle carte e dai no comment dei magistrati alle domande in conferenza stampa, il giro degli indagati è più ampio. Per via della tipologia di reato contestato non può che coinvolgere anche alcuni degli imprenditori che avrebbero elargito beni e prestazioni per ottenerne a loro volta un vantaggio: dalla maggiore garanzia di ricevere altri appalti alla tempestività dei pagamenti. L’atteggiamento degli imprenditori è ben contornato dalle parole del gip che definisce «non irresistibile» la pressione esercitata sui privati che avrebbero potuto «sottrarsi a tali richieste di lavori o di beni». In totale sono nove le aziende che risulterebbero coinvolte finora: sedi a Ravenna, Cesena, Imola, Mordano e Brisighella.

Il fascicolo di indagine si è aperto nell’aprile del 2014 quando un imprenditore del Faentino, sfiancato da una crisi aziendale profonda e ormai non più in grado di far fronte alle pressanti richieste dei due funzionari, si è presentato spontaneamente alla guardia di finanza mettendo in fila tutta una serie di episodi che cominciavano da dieci anni prima. Sono partiti così ulteriori accertamenti che hanno riscontrato condotte simili tenute dai due accusati anche con altri imprenditori.

L’elenco dei favori ottenuti – contestati dalla procura – è lungo e variegato: elettrodomestici come tv al plasma o asciugatrici, seimila euro di tartufo, apparecchi informatici, sanitari per l’arredamento del bagno, impianti di aria condizionata e antifurto, materiale edile di varia natura, lavori di ristrutturazione nelle proprie case ma anche in quelle di amici e parenti, sponsorizzazioni a favore di iniziative di partito indicate esplicitamente da uno degli arrestati. E poi, manco a dirlo, un fiume di mazzette di denaro in contanti. L’imprenditore faentino che ha presentato la denuncia sostiene che nel 2006 fece avere a Gambetti 43mila euro in contanti per l’acquisto di un suv Mercedes. Accertamenti bancari delle Fiamme Gialle mostrano movimenti nei conti correnti dei due particolarmente significativi per la vicinanza temporale: il 9 maggio del 2006 al mattino l’imprenditore preleva 17mila euro dal suo conto (16mila li aveva prelevati il mese prima e 14mila li preleverà sei giorni dopo), poche ore dopo Gambetti versa 17mila euro nel suo conto e il giorno dopo fa un assegno dello stesso importo per la concessionaria per un ML270 immatricolato una settimana prima e che rimarrà di sua proprietà fino al 2013. I ventuno capi di imputazione ricostruiscono episodi a partire dal 2004 fino al 2015: secondo una stima degli inquirenti che hanno sommato al denaro il valore dei vari beni, si supera un totale di circa 250mila euro.

Tra le contestazioni ci sono anche due episodi che sovrappongono la partecipazione politica di Gambetti alla presunta attività illecita. Si tratta in un caso della promessa di sponsorizzazione da un’impresa di Imola e in un altro di una sponsorizzazione da mille euro da un’impresa di Cesena per eventi organizzati tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 dal Partito democratico a Massa Lombarda in collaborazione con un’associazione di cui il 61enne è legale rappresentante. Il titolare dell’azienda cesenate, che ha firmato il contratto richiesto per la sovvenzione, ha confermato agli inquirenti l’interessamento diretto di Gambetti. Il gip non ha accolto la richiesta di misure cautelari per questi due specifici capi di imputazione ritenendo non sufficienti gli indizi.

«L’indagine ha richiesto approcci investigativi diversi – è il commento del colonnello Andrea Fiducia, comandante provinciale delle Fiamme Gialle, davanti ai giornalisti –. Intercettazioni telefoniche unite a pedinamenti e alla necessaria analisi di una mole enorme di documentazione contabile e fiscale. La reiterazione degli episodi indica una particolare determinazione criminosa: non siamo di fronte al singolo caso ma a un sistema consolidato per acquisire vantaggi personali». Il procuratore capo Alessandro Mancini ha voluto sottolineare l’importanza dell’attività della Finanza nel contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione ricordando il recente caso di Cervia.

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