La difesa di Mattia Missiroli, ex sindaco di Cervia dimessosi il 5 gennaio dopo le accuse di maltrattamenti da parte della moglie, ribalta completamente la prospettiva dell’inchiesta. Nelle 26 pagine depositate dall’avvocato Ermanno Cicognani in vista dell’udienza davanti al tribunale del Riesame di Bologna, fissata per lunedì, si sostiene che la donna sarebbe «ben motivata a dichiarare il falso», con un presunto movente economico legato alla separazione in corso. La richiesta della Procura di Ravenna di applicare la custodia cautelare in carcere viene definita «priva dei presupposti» e fondata su un quadro probatorio «fumoso» e «contraddittorio».
I dettagli sono sui due quotidiani in edicola oggi, 10 gennaio.
Secondo la ricostruzione difensiva, la notte tra il 4 e il 5 dicembre – quando la donna si presentò al pronto soccorso di Ravenna parlando inizialmente di una caduta accidentale – le versioni fornite agli operatori sarebbero cambiate più volte nell’arco di poche ore, passando da episodi «una volta ogni due/tre mesi dal 2009» a presunte violenze quotidiane, fino a una frequenza di «una o due volte alla settimana». Un andamento definito «ondivago», che per la difesa minerebbe l’attendibilità della denunciante.
Anche i referti medici, secondo la memoria, documenterebbero solo «lesioni di lieve entità», compatibili «anche con cadute accidentali». Le foto consegnate agli inquirenti non fornirebbero «elementi probatori univoci» e alcune immagini – come quella di un taglio al labbro risalente al 2020 – sarebbero state acquisite con metadati anomali, tali da far ipotizzare una possibile manipolazione. I video allegati, inoltre, non mostrerebbero aggressioni. A ciò si aggiungono le testimonianze dei due figli minori, che descriverebbero un clima di «reciproche provocazioni» e un padre «remissivo, disposto a soccombere pur di non inasprire la conflittualità matrimoniale».
La difesa contesta anche episodi specifici: un presunto calcio poi ridimensionato dalla donna a un semplice «toccare con il piede», un ceffone del 2012 non menzionato nel referto medico, fino all’installazione di un gps sull’auto della moglie, interpretata dall’accusa come controllo e dalla difesa come antifurto. Perfino il comportamento della donna dopo le dimissioni dal pronto soccorso – una sosta in un bar per acquistare brioches – viene citato come elemento ritenuto incoerente con la gravità delle accuse.
Nel complesso, per la difesa, il quadro delineerebbe non una violenza sistematica, ma «episodi isolati» inseriti in una relazione segnata da «elevata conflittualità reciproca». Da qui la richiesta di rigettare l’appello della Procura e confermare il no del gip alla misura cautelare, anche perché Missiroli si sarebbe allontanato da casa spontaneamente, facendo venir meno il rischio di reiterazione.



