Nuovi aggiornamenti sull’inchiesta della procura di Ravenna sulle certificazioni mediche rilasciate dal reparto di Malattie infettive dell’ospedale “Santa Maria delle Croci” relative all’idoneità di cittadini stranieri destinatari di decreto di espulsione al trasferimento nei Centri di permanenza (Cpr) e quindi al rimpatrio.
Secondo quanto emerso dall’esame dei documenti sequestrati dalla Squadra mobile nei giorni scorsi – e quanto riportato dai due quotidiani locali in edicola oggi (20 febbraio) -, tra settembre 2024 e gennaio 2026 sono state effettuate 64 valutazioni sanitarie su altrettanti cittadini irregolari presenti sul territorio nazionale. Di questi, 20 sono stati dichiarati idonei al trasferimento nei Cpr e quindi inviati nei centri di detenzione amministrativa in vista dell’espulsione. Per 34 persone è stata invece certificata la non idoneità al trasferimento dopo la visita medica. Altri 10 destinatari di provvedimenti di espulsione non sono stati visitati, a seguito del rifiuto di sottoporsi agli accertamenti sanitari previsti. La normativa stabilisce che, in caso di rifiuto agli esami infettivologici e alle valutazioni psicofisiche, la persona possa comunque essere accompagnata al Cpr per una visita in loco. Secondo quanto emerso nel corso delle verifiche, tuttavia, i centri tenderebbero a richiedere un nulla osta clinico preliminare prima dell’accoglienza, per ragioni legate alla tutela della salute dei singoli e della collettività all’interno delle strutture. Questo aspetto procedurale è tra quelli finiti all’attenzione degli inquirenti.
L’indagine, coordinata dal procuratore capo Daniele Barberini e dal sostituto procuratore Angela Scorza, vede al momento otto medici indagati su undici in servizio nel reparto. L’ipotesi di reato contestata è falso ideologico continuato in concorso in relazione alle certificazioni rilasciate. Gli investigatori hanno sequestrato dispositivi informatici e documentazione sanitaria per ricostruire modalità e criteri adottati nelle valutazioni di idoneità. Tra i materiali acquisiti figurano anche moduli prestampati e documenti informativi utilizzati per le valutazioni cliniche, oltre a eventuali comunicazioni interne e scambi di messaggi. Le verifiche puntano a chiarire se le certificazioni siano state redatte nel rispetto dei protocolli sanitari e normativi o se vi siano state irregolarità.
L’inchiesta sarebbe partita dall’analisi di un singolo referto di non idoneità ritenuto anomalo, da cui sono scaturiti ulteriori approfondimenti su altri certificati rilasciati dal reparto.
La manifestazione in solidarietà ai medici indagati



