martedì
14 Aprile 2026
Polizia

Cric da auto per aprire le inferriate di casa: 35enne arrestato per 3 furti, sospettato di 90

Secondo l'accusa in tre anni l'uomo è entrato più volte in Italia dall'Albania con un visto turistico e si dedicava ai colpi nelle abitazioni. Incastrato da una particolare andatura

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Nel biennio 2023-2024 in provincia di Ravenna sono stati denunciati circa 90 furti in abitazioni, tra riusciti o solo tentati, contraddistinti dalla stessa tecnica: un cric per auto per divaricare le barre delle inferriate alle finestre. A distanza di quasi due anni, gli investigatori sono convinti di aver arrestato il cosiddetto “ladro del cric”: il 35enne albanese Arber Kashnjeti che, secondo la ricostruzione dell’accusa, trascorreva periodi in Italia per compiere furti e poi rientrava in patria. L’uomo è stato fermato il 17 febbraio scorso all’aeroporto di Ciampino, appena atterrato dall’Albania, e ora si trova nel carcere di Regina Coeli.

Un’ordinanza di custodia cautelare lo accusa solo di tre casi, tutti in città: un tentato furto a ottobre 2023 in via Cavalcoli, 700 euro in contanti rubati da una casa in via Sansovino a febbraio 2024, un tentato furto in via del Mugello nell’aprile 2024. Nei casi in cui il furto non si è compiuto è stato per l’attivazione dell’allarme. Ma una ventina di casi compare nel fascicolo d’indagine. Per gli altri settanta non è stato possibile riscontrare elementi di prova che riconducano all’indagato.

La ricorrenza del cric, in alcuni casi ritrovati nei pressi delle case finite nel mirino, ha fatto subito ipotizzare alla stessa mano (in quel periodo nella zona sono stati segnalati casi di furti di cric da auto in sosta). La concentrazione di furti in periodi temporali ristretti, intervallati da pause senza colpi, ha alimentato l’ipotesi di un cosiddetto trasfertista. Così l’inchiesta condotta dalla squadra mobile della polizia è partita per raccogliere altri elementi ricorrenti in modo da individuare il profilo di un eventuale autore unico. È emerso che i colpi avveniva tra l’1 e le 5 di notte, rubati sempre denaro e gioielli per la minore rintracciabilità e la maggiore facilità di piazzamento, a volte in azione scalzo per ridurre i rumori, abiti scuri, volto nascosto da cappellini o altri accesso di abbigliamento. E poi l’analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza (qui alcuni filmati) ha evidenziato alcune caratteristiche fisiche peculiari: corporatura robusta con addome pronunciato e gambe tozze, padiglioni auricolari molto grandi e andatura ciondolante.

Nell’agosto 2024 la polizia è arrivata a individuare un sospettato. In occasione di uno dei diversi servizi di pattugliamento predisposti alla ricerca del “ladro del cric”, un uomo corrispondente all’identikit veniva notato transitare in auto. È stato convocato in questura per accertamenti e in quell’occasione è stato anche filmato mentre si muoveva per avere un elemento di confronto con i video dei furti. Tre ulteriori elementi hanno aggiunto sostanza ai sospetti: i visti sul passaporto del 35enne mostravano la sua presenza in Italia nei periodi dei furti, i rilevamenti delle telecamere collocavano la sua vettura nelle zone dei furti e dopo la convocazione in questura l’uomo è tornato subito in Albania e non ci sono più stati colpi con l’utilizzo del cric.

A novembre 2025 il sospettato è rientrato in Italia ma all’epoca non era ancora stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare. Le cose sono andate diversamente due giorni fa: al controllo passaporti all’arrivo alla frontiera è emersa l’indagine a suo carico e il presunto ladro è stato arrestato.

«Da quello che abbiamo ricostruito – spiega il capo della squadra mobile, Paolo Verdecchia, alla stampa – era sicuramente un professionista. L’ordinanza si basa su quattro casi, ma la fine di quei colpi nel momento in cui si è sentito sospettato ci dice molto sulla possibilità che sia l’autore anche di altri. In Italia non aveva parenti diretti, ma nei periodi che trascorreva nel nostro Paese aveva sicuramente un appoggio da qualcuno perché non risultano permanenze in strutture ricettive. Si tratteneva per periodi brevi, non oltre a quanto consentito dal visto turistico».

Il procuratore capo, Daniele Barberini, ha voluto sottolineare la complessità delle indagini: «Non abbiamo mai sottovalutato la gravità di questi reati, che colpiscono l’intimità delle persone e lasciano anche effetti psicologici oltre a quelli dei danni materiali. Però indagare sul singolo furto è difficile che permetta di avere elementi a sostegno delle accuse. In questo caso c’è un filo conduttore, ma è servito tempo per mettere insieme i pezzi».

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