Nel carcere di Ravenna nel 2025 si sono verificati sette episodi di aggressione al personale della polizia penitenziaria con venti detenuti denunciati. Sono numeri forniti dal commissario Gabriele Celli, comandante della Polpen provinciale, nel discorso pronunciato oggi, 26 marzo, nella chiesetta dell’istituto penitenziario di via Port’Aurea che ha ospitato la cerimonia per il 209esimo anniversario della fondazione del corpo di polizia.
A Port’Aurea, aperto nel 1909 e abitualmente occupato da una ottantina di detenuti a fronte di una capienza di 49 posti, l’anno scorso sono entrate 286 persone e ne sono uscite 281. Come noto, infatti, si tratta di una casa circondariale e cioè in funzione per ospitare detenuti con pene fino a 5 anni o in attesa di giudizio.
Davanti alle principali autorità civili e militari della provincia, Celli ha voluto ringraziare tutti coloro che indossano la divisa per l’attività quotidiana svolta tra le mura dell’istituto. Nel 2025 gli agenti si sono occupati del trasferimento di 572 persone: 292 per motivi sanitari, 133 per partecipare a udienze in tribunale, 142 per trasferimenti. E poi l’attività di polizia giudiziaria: 141 su delega della procura e 38 di iniziativa.
Il comandante ha colto l’occasione della ricorrenza – negli anni diventata ormai una sorta di momento di riconoscimento per tutto il personale in servizio come educatori, psicologi e volontari – per ricordare che la carenza di organico è una criticità concreta: «Si aggiungono le assenze per malattie di lunga durata, spesso conseguenza diretta dello stress e della complessità del servizio».
Nell’edificio oggi sono in servizio 64 agenti di polizia penitenziaria, ma la pianta organica ne prevede una quindicina in più. Anche per questo arriva una richiesta che Celli definisce chiara e giusta: «Abbiamo bisogno di rinforzi, abbiamo bisogno di nuove unità, abbiamo bisogno di condizioni di lavoro sostenibili. È una questione di sicurezza e di dignità professionale. Rafforzare il personale significa rafforzare l’intero sistema penitenziario».
Alla cerimonia ha preso la parola anche il direttore del carcere, Stefano Di Lena, che ha voluto ricordare le due finalità tra cui si muove il personale in servizio: «Da una parte mantenere l’ordine e la sicurezza, dall’altra garantire l’attività trattamentale prevista dalla Costituzione per la rieducazione e il reinserimento sociale del detenuto».
L’idea di un carcere che tiene rapporti con il contesto sociale in cui è inserito è stata efficacemente rappresentata dal prefetto Raffaele Ricciardi con una citazione che pesca dalla personale passione musicale mai nascosta: «Il muro è l’elemento che più di altri associamo al carcere, ma sarebbe bello immaginare questo muro come il wall dei Pink Floyd con una breccia di collegamento umano verso l’esterno».
Un esempio in questo senso forse arriva, guarda caso, proprio dalla musica. La cerimonia odierna è stata intervallata dall’esecuzione di alcuni canti, a partire dall’inno italiano, da parte del coro della classe terza C della scuola media Guido Novello di Ravenna. È il secondo anno che questo avviene: una collaborazione nata tramite il regista Eugenio Sideri che a Port’Aurea ha tenuto un corso di teatro per i detenuti (qui ci aveva raccontato l’esperienza).



