Raul Gardini moriva 25 anni fa, la sua vita nel primo libro di Cavezzali (Scrittura)

Il 12 luglio, nove giorni prima dell’anniversario della scomparsa dell’imprenditore ravennate, al bagno Hanabi di Marina la presentazione del lavoro realizzato dal direttore del festival letterario

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La copertina del libro di Matteo Cavezzali

A un quarto di secolo dalla sua morte, la vita di Raul Gardini diventa il soggetto del primo libro di Matteo Cavezzali, direttore del festival letterario Scrittura. Il 12 luglio al bagno Hanabi di Marina di Ravenna la presentazione di “Icarus, ascesa e caduta di Raul Gardini” (Minimum Fax): a dialogare con l’autore ci sarà lo scrittore Eraldo Baldini. Quando l’imprenditore ravennate Gardini venne trovato morto nella sua residenza di piazza Belgioioso a Milano, il 23 luglio del 1993 in piena bufera Tangentopoli, il concittadino Cavezzali aveva dieci anni: «Ho sentito parlare della vicenda di Gardini da decine di persone, e ognuno raccontava una storia completamente diversa. Colpevole o vittima? Inebriato dal potere o incastrato da un complotto? Visionario o pazzo? Sognatore o assetato di denaro? A Ravenna tutto è un mosaico, ma a differenza di quelli bizantini, che visti da lontano tratteggiano volti di imperatori e santi, questo mosaico è molto più ambiguo. Ci sono dentro sia imperatori che santi, ma è difficile, quasi impossibile, identificarli».

Così recita la sinossi del libro: «Si è sparato un colpo in testa, o almeno così dicono, anche se l’ipotesi del suicidio urta con un muro di incongruenze e di punti non chiariti. Icarus è una storia di fantasmi. Di un uomo, Raul Gardini, che si ritrovò a capo di un colosso fnanziario e da lì sfidò il mondo, con i suoi progetti visionari e le sue follie sportive. Di una città, Ravenna, che per un breve periodo tornò agli splendori dell’impero bizantino. E di un ragazzo, Matteo, che nutrì per anni l’ossessione di scrivere un libro: su Gardini, sulla sua città, sulle macerie che, dopo ogni caduta o crollo, seppelliscono i vinti e i loro segreti. Senza appiattirsi nella mera inchiesta giornalistica, giocando tra biografa e autobiografa, cronaca e finzione, Cavezzali compone un mosaico emozionante dal quale mancherà sempre una tessera, come dalla verità. Restano soltanto le narrazioni della sventura e dell’infamia. Le case degli spettri, gli aerei schiantati, il cemento di Cosa Nostra, gli affari del secolo sfumati, l’utopia della benzina verde e della plastica biodegradabile, le salme rapite e i cadaveri nelle carceri, le valigette sparite e le pistole cambiate di posto. E su tutto la vertigine del vento in poppa e la malinconia di un’ultima regata».

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