martedì
20 Ottobre 2026
Lugo

A tre anni dall’alluvione, riapre il Rossini: l’inaugurazione con gli archi dell’Orchestra di Santa Cecilia

Dopo una serata riservata a autorità e donatori, si replica con un concerto aperto alla cittadinanza. E poi il via alla stagione di prosa e musicale

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A tre anni dall’alluvione, Lugo celebra la riapertura del Teatro Rossini, il più antico teatro comunale dell’Emilia-Romagna, devastato dall’invasione di un metro e mezzo di acqua e fango nel maggio del 2023. La riapertura al pubblico è stata possibile grazie a un complesso intervento di restauro, finanziato in gran parte grazie a donazioni pubbliche e private per un totale di quasi 1,2 milioni di euro.

Per festeggiare l’evento, la direzione artistica ha affidato due serate di apertura agli archi dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, una tra le istituzioni musicali italiane più antiche e blasonate al mondo. Alla guida dell’ensemble Luigi Piovano, nella duplice veste di solista al violoncello, e direttore. La prima alzata di sipario di ieri sera, lunedì 19 ottobre, è stata dedicata alle istituzioni e a tutti coloro che hanno reso possibile la ricostruzione del teatro. Questa sera (20 ottobre) si replica alle 20.30, con una serata aperta a tutta la comunità: il teatro aprirà ufficialmente le porte al grande pubblico.

«L’inaugurazione si carica di un formidabile valore simbolico ed emotivo poiché coincide con una ricorrenza storica fondamentale: il 2026 segna infatti il 40° anniversario della trionfale riapertura del 1986, giunta al termine del magistrale restauro filologico condotto dall’architetto Pier Luigi Cervellati – commenta Luigi Pretolani, direttore generale della Fondazione Teatro Rossini – Se quarant’anni fa quel cantiere fece scuola in tutta Italia per il recupero del “teatro all’italiana”, oggi il Teatro Rossini rinasce per la seconda volta, dimostrando come un monumento possa sopravvivere alle ferite del tempo e della natura».

Per celebrare la rinascita del Rossini, gli Archi di Santa Cecilia eseguono un programma di straordinario valore artistico e profondamente legato al territorio. Il concerto si apre con l’espressività vocale dell’Aria in do maggiore di Nicola Porpora per poi immergersi nella luminosità solare e le acrobazie tecniche del celeberrimo Concerto in do maggiore di Franz Joseph Haydn. La seconda parte della serata propone un sentito tributo al genio che dà il nome al teatro: Gioachino Rossini. In programma le Sonate a quattro n. 1 in sol maggiore e n. 6 in re maggiore, pagine musicali dal profondo valore identitario, composte dal maestro pesarese a soli dodici anni, nell’estate del 1804, durante il suo periodo di formazione nel lughese. A coronamento della serata,  il programma si chiude con la Sonata n. 6, celebre come “La tempesta”, che racchiude un significato fortemente simbolico: un’opera in cui l’arte descrive, affronta e infine supera lo scatenarsi degli elementi, esorcizzando l’alluvione e celebrando la vittoria della bellezza.

A seguito dell’inaugurazione, il Teatro riparte con una stagione che intreccia prosa e musica, proponendo un cartellone che va da novembre ad aprile 2027. La prosa si apre il 12 novembre con Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Stoppard (Pannofino e Acquaroli) e punta soprattutto sul teatro contemporaneo: in scena nomi quali, Elio De Capitani, Pierfrancesco Favino, Alessio Boni, Ugo Dighero e Mariangeles Torres, Massimo Chiesa. Fuori abbonamento, il 27 gennaio, Se questo è Levi dei Fanny & Alexander per il Giorno della Memoria (replica mattutina per le scuole).
La stagione concertistica parte invece il 21 dicembre con Luce d’inverno, musica italiana natalizia affidata ai Cameristi della Scala. Seguono il Concerto lirico rossiniano della Toscanini Academy, l’Orchestra Cherubini diretta da James Conlon, I Virtuosi Italiani con un programma tutto Vivaldi e si chiude con la Toscanini Academy Big Band che omaggia Miles Davis e Frank Sinatra.

«Il merito di questa riapertura – precisa Elena Zannoni, Sindaca di Lugo e Presidente della Fondazione Teatro Rossini – va sicuramente dato a chi ha sostenuto economicamente il progetto: i grandi donatori, certamente, ma anche le singole persone, le famiglie, le associazioni. Tante piccole donazioni che danno il senso della comunità che si è stretta intorno al Rossini: un legame artistico e culturale per alcuni, un legame quasi fisico per altri, spinti dal desiderio di tornare a vivere le emozioni del teatro».

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