Sicurezza al porto: controlli raddoppiati, irregolarità nel 15 per cento dei casi

L’Ausl Romagna fa il punto sull’aumento della vigilanza nella delicata zona portuale. Nel 2016 gli interventi erano stati 53, nel 2019 oltre cento

RAVENNA 04/05/2017. FOTO AEREE SAPIR

Una veduta aerea della darsena San Vitale del canale Candiano (foto Sapir)

L’Ausl Romagna ha raddoppiato i controlli al porto di Ravenna, riscontrando irregolarità nel 15% dei casi. Il dato è emerso in mattinata durante una conferenza stampa in cui si è fatto il bilancio dei progetti attivati dall’unità operativa Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro. Si tratta di un progetto – scrive l’Ausl – che «coniuga i doverosi controlli ad un’attività informativa e formativa per gli operatori e le aziende, mirato ad intervenire anche in termini preventivi rispetto al fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali». Sul tema sono intervenuti  il direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti, il direttore del dipartimento di Sanità pubblica Raffaella Angelini, il direttore dell’unità operata “Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro” di Ravenna Gianpiero Mancini.

Come illustrato da Mancini, in  virtù del progetto attuato al porto che ha visto anche la realizzazione di una apposita sede del servizio in zona, grazie ad una convenzione con Autorità Portuale, l’attività di prevenzione svolta nell’area portuale di Ravenna negli ultimi tre anni si è progressivamente sviluppata. Nato nel 2017 dal «presupposto secondo il quale l’Ausl ha la necessità e il vincolo di mantenere gli stessi elevati standard di vigilanza e controllo in tutti i settori produttivi a rischio (edilizia, agricoltura e altro) ma, allo stesso tempo, deve affrontare le complesse problematiche e le situazioni rischiose peculiari del settore portuale che sono presenti unicamente in modo significativo, nell’ambito dell’Area Vasta, nel territorio ravennate. La realizzazione deI progetto ha prevesto l’aumento delle risorse dedicate (2 tecnici della prevenzione e 1 ingegnere) oltre al riorientamento delle risorse già presenti verso i nuovi obiettivi».

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Gli interventi di vigilanza sulla sicurezza del lavoro nel porto di Ravenna sono raddoppiati nel triennio passando da 53 interventi nel 2016, anno precedente l’attivazione del progetto a 86 nel 2017 ad oltre 100 nel 2018 e 2019, il 15 per cento dei quali ha consentito di individuare criticità. Anche le modalità di vigilanza sono state modificate adottando, accanto alla vigilanza tradizionale, anche la cosiddetta modalità con “ronda” ossia la perlustrazione nello stesso giorno di più terminal portuali, «determinando la percezione di una presenza più continuativa del Servizio e consentendo un frequente scambio tecnico professionale con le figure della prevenzione».

L’esperienza – aggiunge l’Ausl – ha favorito la definizione di un sistema di monitoraggio delle misure di prevenzione e protezione adottate dalle imprese dell’area portuale, «strumento adottato per assicurare equità e trasparenza dell’azione di controllo ma anche al fine di operare alcune valutazioni di efficacia in termini di tenuta delle misure di prevenzione adottate (e fatte adottare) da parte delle imprese». L’attività di vigilanza può da qualche mese avvalersi di una sede distaccata a Marina di Ravenna, messa a disposizione dall’Autorità Portuale, migliorando così la prossimità degli operatori rispetto alle aree produttive, utile in determinate situazioni di controllo o di scambio informativo.

Inoltre è stata sviluppata l’informazione e l’assistenza a favore delle imprese portuali, in collaborazione con altri enti della Pubblica Amministrazione. «L’attività riguarda tutte le figure coinvolte nella prevenzione, in particolare i datori di lavoro, i responsabili dei servizi di prevenzione e protezione e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con le quali sono state discusse e condivise linee di indirizzo su temi di interesse prioritario con l’obiettivo di sviluppare all’interno delle aziende una maggiore capacità di valutare i rischi e individuare soluzioni efficaci». Tra le iniziative messe in campo anche alcune che riguardano la formazione e la comunicazione e nel prossimo biennio, l’istituzione di un master universitario in salute e sicurezza nel lavoro portuale. «L’esperienza e le competenze maturate negli anni, nonché il sistema di tipo integrato nel quale si svolgono le attività di prevenzione nel porto di Ravenna, hanno indotto a proporre l’istituzione di questo Master, il cui avvio, a Ravenna, è previsto con l’inizio dell’anno accademico 2020-2021 e vedrà come docenti sia accademici dell’Università di Bologna sia professionisti della nostra Azienda e del territorio. Il Master, della durata di un anno, si rivolge a tutti i professionisti e agli operatori che, in Romagna ma anche altrove, si occupano o intendono occuparsi di tutela della salute del lavoro portuale».

Per quanto riguarda i fattori di rischio riscontrati, riguardano  questioni correlate alla viabilità, alla presenza di carichi sospesi, alla caduta dall’alto, alla predisposizione delle misure di emergenza e all’adeguatezza dei mezzi e attrezzature messe a disposizione dei lavoratori, intesi sia come salubrità degli ambienti al fine di mantenere lo stato di salute (cabine di lavoro, cabine comando e altro) che come prevenzione degli infortuni da contatti accidentali (assenza carter protettivi organi in movimento e altro).

«Un’attenta analisi degli interventi eseguiti, delle prescrizioni impartite e dalle risultanze ottenute nel periodo intercorso 2016-2019, hanno reso possibile l’attivazione di modelli organizzativi innovativi in grado di coniugare l’appropriatezza della attività ispettiva con l’efficienza degli interventi eseguiti attraverso l’esecuzione di interventi mirati su rischi specifici».

Questo tipo di attività – ha spiegato il dottor Busetti – «che talvolta rischia di passare ‘inosservata’ a fronte di quella ospedaliera o della medicina territoriale che hanno maggiore notorietà, è però a sua volta molto importante. E da questa consapevolezza si è partiti per questo importante progetto che coniuga controllo e prevenzione». Due aspetti importanti evidenziati anche dalla dottoressa Angelini, la quale ne ha aggiunto un terzo non meno rilevante: «Con questo progetto – ha detto – stiamo facendo scuola in Italia: il dottor Mancini e la sua squadra sono stati chiamati a relazionarlo al più importante congresso della medicina del lavoro nelle città portuali che si svolge tutti gli anni a Trieste».

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