Lupi fanno strage di pecore, anatre e oche. La disperazione degli allevatori

Segnalazioni in Bassa Romagna e a Casola: «Difficile ottenere risarcimenti e recintare»

LupoOltre ai cinghiali, i cui avvistamenti anche in pianura sono ormai frequenti, ora ad assaltare allevamenti e imprese agricole della Bassa Romagna sono anche branchi di lupi come quelli che nella notte tra il 18 e il 19 settembre hanno fatto strage di anatre e oche di proprietà dell’azienda La Saracca di Conselice.

Oltre al danno economico subito, con 18 volatili uccisi, c’è da rilevare come gli attacchi di lupi – anche in questo specifico caso accertato dai veterinari dell’Ausl che hanno eseguito il sopralluogo in azienda – stiano avvenendo con più frequenza anche in pianura. Sarebbero, infatti, tre, compreso quello ai danni dell’azienda agricola Saracca, gli episodi accertati sul territorio comunale.

«Oltre alla difficoltà per ottenere i risarcimenti e per ottenerli congrui, dato che i soldi pubblici non sono certo un arricchimento o un aiuto indebito, ma solo un dovuto sostegno a chi deve ricostituire un’azienda compromessa da fattori esterni, come appunto i lupi che, in condizioni normali non dovrebbero potersi spingere sino in queste realtà territoriali, c’è da rilevare – afferma Assuero Zampini, direttore di Coldiretti Ravenna – la difficoltà nel prevenire tali attacchi e più in generale gli assalti della fauna selvatica. Nonostante gli investimenti in prevenzione sostenuti da allevatori e agricoltori, dai recinti alle recinzioni fino ai dissuasori acustici e ai cani da guardiania, i predatori riescono comunque a penetrare e a far strage di animali e raccolti».

Un’altra segnalazione arriva da Stefania Malavolti, allevatrice di Casola Valsenio, coordinatrice di Donne in Campo di Cia Romagna, che nei giorni scorsi dichiara di aver trovato numerosi capi del suo allevamento di ovicaprini uccisi dall’incursione di lupi. Sono state uccise pecore gravide, tutte con grosse ferite al collo e  alcune  anche sventrate. «L’assurdo – racconta Stefania Malavolti – è che poco o nulla  è stato consumato dal predatore, quindi fa pensare che non sia stato tanto per fame, quanto per istinto. Sicuramente non si è trattato di un lupo solitario bensì di un branco. Dopo una ricognizione attorno al pascolo e nei terreni dell’azienda le orme ben visibili, ora che il terreno è umido, sono moltissime».

«Dicono – continua Malavolti – che per difendersi dai lupi o dai cinghiali basta recintare. Forse però non è chiaro cosa voglia dire recintare terreni in collina e montagna con fossi, scarpate, dossi. Il recinto, poi, è fatto per non fare uscire gli animali, non per non farne entrare altri. I recinti sono da controllare ogni giorno per ogni centimetro perché non ci siano buchi o paletti rovesciati. Per costruire un patrimonio zootecnico occorre una vita, anni di lavoro. Per distruggerlo basta un giorno».

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