«Promesse nel fango»: la Cgil manifesta a Roma per dare voce agli alluvionati

[AGGIORNAMENTO: La manifestazione è stata annullata per la concomitanza dei funerali di stato del presidente emerito Giorgio Napolitano]

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Dopo l’incontro pubblico di Faenza (di cui abbiamo parlato qui) la Cgil Emilia Romagna porta a Roma, il 26 settembre, la protesta delle popolazioni colpite dall’alluvione dello scorso maggio per chiedere al governo le risorse necessarie alla ricostruzione per famiglie e aziende e per la messa in sicurezza del territorio. Date le numerose e inaspettate adesioni ricevute, quello che all’inizio era stato pensato come un presidio, si è trasformato in manifestazione. Dalla regione si muoveranno circa 9 pullman, oltre ai treni e ai mezzi privati, all’insegna dello slogan “Promesse nel fango”.

«Saremo a Roma per rivendicare le ragioni delle popolazioni alluvionate dell’Emilia e della Romagna, di fronte a una risposta che a nostro avviso è stata fino adesso assolutamente inadeguata», dichiara Massimo Bussandri, segretario generale della Cgil regionale. Secondo il sindacato infatti, le risorse annunciate non sono sufficienti a coprire la totalità dei danni subiti dai cittadini e dai lavoratori. I 600 milioni di euro annunciati, infatti, coprono a malapena un ottavo dei danni registrati e l’arrivo di questi fondi non si prospetta prima del 2024. «Grave la decisione di rimborsare al 100% i danni nel limite di 40 mila euro i danni subiti dalle imprese, ciò significa che molte attività non potranno ripartire. Altrettanto grave la mancanza dell’organico necessario per gli adempimenti burocratici, i controlli e tutto ciò che serve per ricominciare nella legalità. Per questo andiamo a Roma e non ci fermeremo finché non vedremo fatti concreti» continua Bussandri.

Marinella Melandri segretaria della Camera del Lavoro di Ravenna ribadisce la difficoltà della situazione sociale: «Le persone sono stanche, stremate e iniziano ad arrabbiarsi. In provincia di Ravenna ci sono comuni che hanno subito l’allargamento del 60% del territorio, con oltre il 50% della popolazione danneggiata, 18 mila famiglie hanno presentato richiesta di risarcimento che non si sa se e quando arriverà comportando l’impossibilità per le persone di riprendere il corso della propria vita. Viviamo in un territorio che vanta una tradizione di cooperative agricole di braccianti che rischia di scomparire a causa di questa gestione irresponsabile dei ristori. Lo stato deve dimostrare di esserci e lo deve fare subito perché il tempo non è una variabile secondaria».

Maria Giorgini, Segretaria Generale Cgil di Forlì-Cesena, una delle province più colpite dall’alluvione dichiara: «Sono trascorsi più di quattro mesi ma gli aiuti da parte del Governo tardano ad arrivare. Abbiamo assistito ad una serie di ritardi, a partire dalla nomina del Commissario per l’emergenza, avvenuta dopo più di un mese dalle esondazioni. Servono più di 8,8 miliardi di euro per risarcimenti e la ripartenza e prevenzione del territorio ma per ora purtroppo quello che abbiamo ricevuto sono solo provvedimenti, tante promesse e risposte vaghe. Solo nella Provincia Forlì-Cesena, duramente colpita anche dalle frane e smottamenti, sono stati individuati 551 interventi di somma urgenza con l’inverno che si avvicina e con l’intensificarsi delle piogge la paura tra la popolazione cresce. L’Emilia-Romagna e la sua gente non sono rimasti immobili in attesa dei ristori promessi dall’esecutivo; anche come Cgil, insieme a numerose associazioni, abbiamo cercato soluzioni e modi per aiutare la popolazione colpita dall’alluvione: spalando fango e con i turni nei centri di distribuzione. Adesso però servono i ristori al 100% promessi dalla Presidente del Consiglio».

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