Confagricoltura: il 70 percento della superficie agricola ravennate è poco fertile

Alla ventiseiesima edizione di Cancelli Aperti focus sulla situazione regionale: «Terreni aridi e poco fertili: il 70% della superficie agricola è difficile da lavorare. In alcuni casi, il costo delle operazioni di ripristino supera addirittura il valore del terreno»

26� Edizione CANCELLI APERTI

Alla ventiseiesima edizione di Cancelli Aperti, l’evento annuale firmato Confagricoltura che celebra l’imprenditoria agricola locale, si è parlato di siccità, alluvione e post alluvione. Secondo l’organizzazione il 70 percento della superficie agricola ravennate è poco fertile e difficile da lavorare. A causa degli alti costi di ripristino (si stima una media di oltre mille euro all’ettaro), oltre diecimila ettari di campi coltivabili devono ancora essere ripuliti da una coltre di limo e residui alluvionali.

«Terreni aridi, duri, privi di sufficienti nutrimenti e perdita di fertilità dei suoli: la sfida per rilanciare la redditività si gioca su questi binari e le aziende agricole non possono vincerla senza una strategia pianificata e condivisa. Siccità e post alluvione richiedono non solo importanti risorse finanziarie ma anche nuove competenze e tecniche innovative di lavorazione e gestione delle colture» dichiara il presidente di Confagricoltura Ravenna Andrea Betti.

Il convegno si è svolto tra gli spazzi della cooperativa Terratech di San Bartolo (specializzata in servizi agro-meccanici che accompagnano i cicli colturali di 250 soci,  su 6000 ettari di cereali, proteoleaginose e colture da seme) e della società agricola Tre C del Gruppo Carli, con sede a Mezzano di Ravenna, gravemente colpita dalle esondazioni dello scorso maggio, che produce cereali, erba medica e foraggi disidratati per la zootecnia, tutto 100% bio.

«Gli agricoltori hanno bisogno di essere guidati verso scelte che siano prima di tutto economicamente sostenibili – ha dichiarato il direttore di Terratech Andrea Ridolfi – a noi spetta suggerire soluzioni avanzate e mettere a disposizione le giuste attrezzature, macchinari ad alta tecnologia e precision farming. Strumenti di rilevamento digitale capaci di analizzare lo stato dei terreni e il grado di fertilità, irroratrici che escludono sovrapposizioni nello spandimento di fitofarmaci, sarchiatrici a lettore ottico, visori in grado di riconoscere e contrastare lo sviluppo delle erbe infestanti: moderne strumentazioni che fanno la differenza ma necessitano di essere maggiormente incentivate dalla politica».

Il Gruppo Carli, invece, ha subito danni da alluvione su metà dei terreni aziendali in Emilia Romagna (il Gruppo coltiva circa 9.000 ettari in regione da Rimini a Ferrara fino all’Imolese ed è il primo esportatore di pellet di medica in Giappone). Nel Ravennate, in particolare, oltre 1000 ettari sono finiti sott’acqua e la perdita di produzione è stata totale su 400 ettari, dislocati nella zona di Bagnacavallo, Russi, Alfonsine, Mezzano e Fornace Zarattini, e gli interventi di bonifica e ripristino ambientale non sono ancora stati portati a termine: «A Boncellino di Bagnacavallo, area colpita da entrambe le alluvioni, siamo fermi: il costo delle operazioni richieste supera addirittura il valore del terreno» spiega Davide Carli.

Nascono nel frattempo nuove preoccupazioni per la stagione autunnale: «L’appello a ripulire i fiumi è stato inascoltato, i lavori effettuati finora hanno interessato solo i punti di rottura degli argini e così ci si affida alla sorte, col pericolo – avverte – di altre inondazioni, correndo il rischio di non raccogliere nulla anche nella prossima campagna e in quelle successive, la situazione, al momento, è talmente complessa da gettare nell’incertezza la programmazione dei piani colturali 2024. Carli invita le istituzioni «a semplificare le regole, a partire dai vincoli imposti dalla Politica agricola comune (Pac) su rotazioni colturali e superfici inerbite» conclude l’imprenditore.

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