venerdì
23 Ottobre 2026
stranieri

Il flop del decreto flussi: in due anni in provincia è entrato solo un quinto dei lavoratori assegnati

Missiroli (Cgil): «La burocrazia non viaggia con i tempi delle imprese». Cefal racconta le difficoltà dei progetti di formazione in Albania

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Per i cittadini stranieri non comunitari (cioè con cittadinanza di Stati non tra i 27 membri dell’Unione europea) che vogliono entrare in Italia per lavoro, l’unica strada percorribile è il cosiddetto decreto flussi. È un atto amministrativo del governo che dal 2001, per effetto della legge Turco-Napolitano del 1998 (governo Prodi I), stabilisce ogni anno quante persone extracomunitarie possono entrare in Italia per motivi di lavoro. La quota per il 2027 è stata fissata di recente in 165.850. Gli ingressi saranno suddivisi in tre categorie: 76.200 per lavoro dipendente non stagionale (di cui 14mila riservati all’assistenza familiare), 89mila per il lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico, 650 per il lavoro autonomo.

Si tratta, però, di numeri che restano solo sulla carta. Lo mostrano i dati forniti nell’ambito della campagna “Ero Straniero”, promossa dal 2017 da una rete di organizzazioni, laiche e religiose, impegnate a imporre nel dibattito pubblico il tema della gestione dei flussi migratori e la necessità di una riforma. Nel 2024, a fronte di 146.850 persone programmate per gli ingressi, risultano rilasciati 72.704 nulla osta e 32.968 visti, i permessi di soggiorno richiesti sono stati 24.858, pari a un tasso di successo del 16,9 percento. Per il 2025 su 181.450 quote da decreto sono stati 14.349 i permessi di soggiorno richiesti, il 7,9 percento.

La stessa campagna “Ero Straniero” mostra anche i dati provinciali. Per il 2024 per Ravenna la quota stabilita era di 1.239 persone. Le domande pervenute furono 2.900 e i permessi di soggiorno richiesti furono 230, quindi il 18,6 percento. Un po’ meglio nel 2025: arrivarono 1.041 domande per 1.004 posti e i permessi richiesti furono 199 (19,8 percento).

Una spiegazione del flop viene da Ivan Missiroli della Cgil. Il titolare della delega Immigrati nella segreteria confederale provinciale era tra i relatori in una serie di tre incontri sul tema dell’immigrazione promossi di recente dal sindacato a Faenza, Lugo e Ravenna. «Il meccanismo dei flussi prevede che il datore di lavoro italiano faccia domanda di assunzione di un lavoratore straniero indicando nome e cognome di una persona che non ha mai visto e non ha mai potuto mettere in prova. Già questo è un primo paradosso che limita molto». E non finisce qui: «Ipotizziamo di superare quel paradosso. Il problema successivo è che tra la domanda dell’imprenditore e l’arrivo del lavoratore può passare anche un anno per lungaggini burocratiche e rallentamenti. È facile capire che non sono tempi che coincidono con le esigenze di un imprenditore agricolo che ha bisogno di manodopera stagionale: la frutta sugli alberi non aspetta i tempi della pubblica amministrazione».
Si arriva allo scenario più assurdo: «Un cittadino extracomunitario che nel suo Paese ha in mano un titolo valido per raggiungere l’Italia e quando si presenta alle questure italiane per formalizzare il contratto non c’è più l’offerta di lavoro. Entra in questura da regolare ed esce da irregolare». Secondo la già ricordata campagna “Ero Straniero”, si stima che la situazione riguardi il 6,9 percento sugli ingressi totali stimati.

Non va meglio al lavoratore non comunitario che tenti di entrare in Italia grazie alla norma della legge Bossi-Fini specifica per i residenti all’estero che frequentino e superino specifici corsi di istruzione, formazione professionale o di lingua italiana nei Paesi di origine. Per loro è prevista una corsia preferenziale (prelazione) per l’ingresso regolare in Italia per motivi di lavoro subordinato.
Le difficoltà in questo caso le spiega Fabio Federici, responsabile della sede di Villa San Martino (Lugo) del Cefal che in provincia gestisce corsi di formazione professionale e accoglienza dei richiedenti asilo. «Abbiamo provato a percorrere questa strada realizzando dei corsi in Albania con dei fondi specifici dell’Unione europea – ha spiegato Federici in uno degli incontri della Cgil –. Abbiamo individuato circa 400 persone interessate, 220 hanno superato il livello richiesto di conoscenza della lingua italiana e il corso di formazione, quindi erano idonei per entrare in Italia dove avevamo già imprese interessate all’assunzione. Siamo riusciti a farne arrivare solo 80 e ce l’abbiamo fatta anche perché un imprenditore locale si è rivolto alla questura di Ravenna per sottolineare il bisogno delle aziende di lavoratori». Perché gli altri non sono arrivati? La risposta è sempre la stessa: «Burocrazia e ritardi che spesso non hanno una spiegazione specifica».

Dal 23 ottobre le domande online

Le domande per il decreto flussi potranno essere preparate online dalle 9 del 23 ottobre alle 20 del 7 dicembre 2026, attraverso il Portale Servizi ALI del Ministero dell’Interno. Per accedere serviranno Spid o carta d’identità elettronica. Durante questo periodo il portale sarà disponibile tutti i giorni, a qualsiasi ora. La compilazione anticipata serve a preparare la domanda. L’invio definitivo sarà possibile nelle date previste (i cosiddetti click day), sempre a partire dalle 9: 12 gennaio 2027 per il lavoro stagionale in agricoltura; 9 febbraio per il lavoro stagionale nel turismo; 16 febbraio per il lavoro dipendente non stagionale; 18 febbraio per l’assistenza familiare. Le domande potranno essere presentate fino al 31 dicembre 2027, purché ci siano ancora quote disponibili per la categoria interessata.

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